Un action platformer straordinario, che unisce qualità artistica e profonda maturità.

Nel panorama indie contemporaneo, dove il genere metroidvania continua a essere uno dei più esplorati e reinterpretati, riuscire a emergere davvero è diventato sempre più difficile. In questo contesto, Nine Sols riesce a distinguersi immediatamente non solo per qualità esecutiva, ma soprattutto per la forza con cui impone una propria personalità artistica, narrativa e ludica, diventando una delle sorprese più significative degli ultimi anni all’interno del panorama action-platform.

Nine Sols

Ciò che colpisce immediatamente di Nine Sols è il modo in cui il titolo riesce a fondere influenze molto diverse tra loro in un insieme sorprendentemente coerente. A una struttura esplorativa tipicamente metroidvania si unisce infatti un combat system fortemente ispirato alla filosofia di Sekiro: Shadows Die Twice, basato su parry, deflect e lettura dei pattern offensivi degli avversari. Questa scelta dona al titolo una personalità ludica immediatamente riconoscibile, differenziandolo dalla maggior parte dei suoi contemporanei che tendono invece a privilegiare schivate, stamina e approcci più classici.

Ma sarebbe riduttivo considerare Nine Sols semplicemente come un “metroidvania con il parry”. Il gioco costruisce infatti la propria identità anche attraverso un immaginario artistico estremamente particolare, definito dagli stessi sviluppatori come “Taopunk”, ovvero una fusione tra estetica cyberpunk, mitologia orientale e filosofia taoista. Questa miscela dà vita a un universo visivamente unico, dove tecnologia avanzata, spiritualità ancestrale, architetture monumentali e iconografie religiose convivono in perfetto equilibrio. 

Dal punto di vista narrativo, il titolo mette il giocatore nei panni di Yi, un antico guerriero risvegliato dopo secoli di oblio e deciso a intraprendere una vendetta personale contro i nove sovrani che dominano il regno di New Kunlun. La storia si sviluppa come un percorso di vendetta, mistero e scoperta, in cui ogni boss sconfitto contribuisce a svelare nuovi frammenti del passato del protagonista e del mondo stesso. 

Uno degli aspetti più interessanti dell’introduzione di Nine Sols è proprio il suo equilibrio tra immediatezza e profondità. Fin dalle prime ore, il gioco chiarisce perfettamente la propria natura: il combat system richiede precisione, concentrazione e apprendimento; la narrazione ha un peso ben più marcato rispetto alla media del genere; l’esplorazione premia attenzione e curiosità; la difficoltà pretende impegno costante. Non ci sono compromessi evidenti o tentativi di semplificazione eccessiva per rendere il prodotto più “universale”: Nine Sols sa perfettamente quale pubblico vuole raggiungere e costruisce tutta la propria esperienza attorno a questa consapevolezza.

Quello che emerge fin da subito è dunque il ritratto di un titolo estremamente ambizioso, capace di fondere sensibilità artistiche diverse in una proposta sorprendentemente organica. Nine Sols non appare come il semplice tentativo di cavalcare la popolarità di un genere, ma come un’opera costruita con una forte identità autoriale, desiderosa di reinterpretare formule consolidate attraverso una sensibilità nuova e un’estetica fortemente riconoscibile.

Nine Sols si presenta allora come uno dei debutti più interessanti e maturi nel panorama action/metroidvania degli ultimi anni: un gioco che unisce precisione tecnica, stile artistico, world building e intensità narrativa con una sicurezza rara per una produzione indipendente. Fin dalla sua introduzione è evidente di trovarsi davanti a qualcosa che non vuole semplicemente essere “un buon metroidvania”, ma un’opera con la volontà concreta di lasciare il segno nel genere.

Ecco l’Oriente

Dietro Nine Sols troviamo Red Candle Games, studio indipendente taiwanese che negli ultimi anni si è costruito una reputazione molto forte grazie alla pubblicazione di opere narrative e horror come Detention e Devotion, due titoli che hanno saputo distinguersi per maturità narrativa, forte identità culturale e un approccio particolarmente ricercato alla costruzione dell’atmosfera. Proprio per questo motivo, l’annuncio di Nine Sols aveva inizialmente sorpreso gran parte del pubblico: il passaggio da horror psicologici in prima persona o side-scrolling narrativi a un action-platformer metroidvania con forte focus sul combattimento rappresentava infatti un cambiamento radicale rispetto al percorso creativo precedente dello studio.

Quello che rende ancora più interessante il lavoro di Red Candle Games è il modo in cui il team non abbia semplicemente cambiato genere, ma sia riuscito a trasportare gran parte della propria sensibilità autoriale all’interno di una struttura completamente diversa. Sebbene Nine Sols appartenga a un filone ludico lontanissimo da quello dei precedenti lavori dello studio, molte delle qualità che avevano definito la reputazione del team restano chiaramente riconoscibili: la cura per la narrativa, l’attenzione maniacale all’estetica, la volontà di integrare fortemente cultura e simbolismo nel world building, e soprattutto una concezione del videogioco come esperienza espressiva prima ancora che puramente meccanica. In altre parole, Nine Sols non appare mai come un semplice “esercizio di genere”, ma come il tentativo di reinterpretare una formula consolidata attraverso la lente creativa di autori con una voce ben precisa.

Fondata nel 2015 a Taipei, Red Candle Games si è distinta sin da subito per una filosofia produttiva orientata verso opere fortemente autoriali e artisticamente ambiziose. Detention, il loro primo progetto, aveva già mostrato una forte volontà di unire horror, folklore taiwanese e riflessione storica, mentre Devotion aveva consolidato ulteriormente la reputazione dello studio grazie a una narrazione psicologica intensa e a un’estetica estremamente curata. Entrambi i titoli avevano dimostrato come il team fosse interessato non soltanto a costruire videogiochi funzionali, ma a utilizzare il medium per raccontare storie emotivamente dense e culturalmente significative. Nine Sols nasce quindi da un percorso creativo già ben definito, pur rappresentando una deviazione ludica significativa.

Lo stesso studio ha anche scelto di autopubblicare il titolo, mantenendo dunque il controllo sia sullo sviluppo sia sulla distribuzione del progetto. Questa decisione è particolarmente importante, perché sottolinea la volontà del team di preservare pienamente la propria libertà creativa senza dover rispondere alle logiche produttive di un publisher esterno. In un progetto così fortemente identitario e stilisticamente specifico, il controllo creativo totale si riflette chiaramente nella coerenza dell’opera finale.

Uno degli aspetti più ammirevoli del lavoro svolto dal team è proprio il livello di competenza mostrato nell’approcciare un genere nuovo. Passare dall’horror narrativo a un action-platformer tecnico e impegnativo comporta una sfida progettuale enorme, soprattutto per uno studio che fino a quel momento non aveva mai lavorato su sistemi di combattimento così complessi o su strutture esplorative così articolate. Eppure, Nine Sols dimostra una padronanza sorprendente delle dinamiche fondamentali del genere, segno che il team non si è limitato a reinterpretare superficialmente modelli esistenti, ma ha studiato con attenzione i meccanismi che rendono efficace un combat system basato sul timing, sul ritmo e sull’apprendimento progressivo.

Anche sotto il profilo artistico, Red Candle Games continua a dimostrare quella che ormai può essere considerata la propria cifra stilistica distintiva: la capacità di fondere tradizione culturale e design moderno in una forma estremamente elegante. La creazione dell’estetica “Taopunk”, che mescola cyberpunk, taoismo, architettura orientale e fantascienza, è forse l’esempio più evidente di questa volontà di non limitarsi mai all’imitazione, ma di costruire immaginari originali e coerenti. Questo approccio dimostra come il team non consideri il videogioco soltanto come prodotto commerciale, ma come spazio creativo in cui sperimentare linguaggi visivi e simbolici.

Naturalmente, l’autoproduzione comporta anche rischi e limiti, soprattutto in termini di budget e risorse. Tuttavia, proprio la dimensione relativamente contenuta dello studio sembra aver favorito un controllo qualitativo molto elevato e una forte attenzione al dettaglio, elementi che emergono chiaramente nell’opera finale. Invece di disperdersi in una produzione troppo ampia o poco focalizzata, Red Candle Games ha preferito concentrare i propri sforzi su un progetto estremamente rifinito, curato nei dettagli e costruito attorno a una visione precisa.

In definitiva, il lavoro svolto da Red Candle Games con Nine Sols rappresenta una vera e propria dimostrazione di maturità creativa. Lo studio non solo è riuscito a reinventarsi affrontando un genere completamente nuovo, ma lo ha fatto mantenendo intatta la propria identità artistica e la propria ambizione autoriale. Il risultato è il ritratto di un team che non teme di sperimentare, che comprende profondamente il linguaggio del medium e che continua a dimostrare come anche una produzione indipendente possa raggiungere livelli di qualità, personalità e coerenza.

Una profondità innovativa

La trama rappresenta uno degli elementi più sorprendenti dell’intera produzione, soprattutto considerando il genere di appartenenza del titolo. Nine Sols sceglie di attribuire alla propria storia un peso centrale, costruendo un racconto articolato, stratificato e costantemente presente lungo tutta l’esperienza. Non si tratta quindi di una lore lasciata solo sullo sfondo o affidata esclusivamente a descrizioni opzionali e dettagli ambientali, ma di una vera e propria narrazione attiva, che accompagna e sostiene l’intera progressione del giocatore.

La vicenda ruota attorno a Yi, antico guerriero ed eroe leggendario appartenente alla razza dei Solariani, risvegliato dopo un lunghissimo periodo di ibernazione in un mondo profondamente mutato rispetto a quello che conosceva. Il protagonista emerge da questo sonno secolare animato da un obiettivo preciso: vendicarsi dei Nove Sol, i potenti governanti che dominano la città-regno di New Kunlun, un’enorme metropoli sospesa che unisce tecnologia avanzatissima, spiritualità e architetture monumentali in un universo tanto affascinante quanto decadente.

Questa premessa narrativa, apparentemente lineare, viene però sviluppata in modo molto più articolato di quanto la semplice struttura da “revenge story” possa far immaginare. La vendetta, infatti, non è mai trattata come semplice motore superficiale dell’azione: al contrario, diventa il punto di partenza per un racconto che esplora gradualmente il passato di Yi, i suoi rapporti con gli altri Sol, le ragioni della sua caduta e soprattutto le contraddizioni morali che si nascondono dietro il conflitto centrale.

Uno degli aspetti più riusciti della trama è proprio il modo in cui il gioco utilizza la progressione narrativa per destrutturare lentamente le certezze iniziali del giocatore. Quella che all’inizio appare come una missione chiara e quasi archetipica, si rivela progressivamente molto più complessa e moralmente sfumata. Ogni Sol sconfitto, ogni nuovo frammento di dialogo, ogni ricordo recuperato contribuisce a ridefinire la percezione degli eventi passati, rendendo sempre meno netta la distinzione tra giusto e sbagliato, vittima e carnefice, eroe e colpevole.

Ecco come il percorso di Yi si trasforma in qualcosa di molto più riflessivo e tragico. Il protagonista stesso non viene mai dipinto come un eroe puro o incontestabile, ma come una figura profondamente segnata dal proprio passato, dai propri errori e dalle proprie ossessioni. Yi non combatte soltanto contro i suoi nemici, ma anche contro il peso delle proprie scelte precedenti, contro il senso di colpa e contro ciò che rappresenta il mondo che ha contribuito a creare.

Parallelamente alla vicenda personale del protagonista, il gioco sviluppa anche un world building narrativo estremamente ricco, costruendo gradualmente la storia della civiltà solariana, della fondazione di New Kunlun, delle motivazioni che hanno portato alla nascita del regime dei Nove Sol e delle tensioni filosofiche e ideologiche che attraversano il mondo di gioco. Questo contesto amplia notevolmente la portata del racconto, facendo sì che la trama non resti confinata alla semplice vendetta personale ma si allarghi fino a toccare temi molto più ampi, come il rapporto tra progresso e spiritualità, immortalità e sacrificio, autorità e libero arbitrio.

Un altro elemento particolarmente riuscito è il modo in cui il gioco distribuisce le informazioni narrative. Pur avendo una componente narrativa molto più esplicita rispetto alla media del genere, Nine Sols non cade mai nell’eccesso di esposizione verbale. La storia viene raccontata attraverso dialoghi, cinematiche, memorie, interazioni ambientali e documenti, mantenendo sempre un buon equilibrio tra spiegazione diretta e scoperta progressiva. Questo permette al racconto di restare coinvolgente senza interrompere eccessivamente il ritmo ludico.

Dal punto di vista emotivo, la trama riesce a distinguersi anche per il suo tono sorprendentemente maturo. Nonostante la componente fantastica e sci-fi, il racconto affronta temi di grande peso emotivo: tradimento, perdita, fallimento personale, responsabilità morale, desiderio di redenzione e incapacità di lasciar andare il passato. Tutto questo dona alla storia una profondità rara per il genere e contribuisce a rendere molti momenti del percorso particolarmente intensi.

Naturalmente, proprio questa densità narrativa può rendere Nine Sols meno immediato rispetto ad altri titoli dello stesso filone. Chi si aspetta una storia semplice e funzionale potrebbe trovare la struttura più elaborata e riflessiva del previsto. Tuttavia, per chi cerca una componente narrativa realmente significativa all’interno di un action-platformer, il titolo rappresenta una delle proposte più solide e mature degli ultimi anni.

Tematiche tanto umane quanto intense

Se la trama rappresenta già di per sé uno degli elementi più riusciti del gioco, è nella qualità della sua costruzione narrativa e nella profondità dei temi affrontati che il titolo riesce davvero a elevarsi al di sopra della maggior parte delle produzioni appartenenti al suo genere. Uno degli aspetti più evidenti è la centralità del tema della vendetta, che inizialmente sembra porsi come motore principale dell’intera esperienza. Yi intraprende il proprio viaggio con l’obiettivo dichiarato di eliminare i Nove Sol e vendicare un torto subito, ma il gioco evita intelligentemente di trattare questo percorso secondo i canoni più tradizionali dell’eroismo vendicativo.

La vendetta non viene presentata come un atto liberatorio o giustificato in modo automatico, bensì come un impulso carico di ambiguità, dolore e conseguenze morali. Man mano che la storia si sviluppa, il giocatore viene costretto a interrogarsi non tanto su “chi merita di morire”, quanto sul senso stesso di questo desiderio di rivalsa e su ciò che esso comporta per chi lo persegue.

A questo si collega direttamente un altro grande tema del gioco: la responsabilità morale del potere. I Nove Sol non sono semplicemente boss da sconfiggere o antagonisti bidimensionali; rappresentano figure di autorità, leadership e dominio, ognuna delle quali incarna una diversa visione del controllo, della giustizia e del rapporto con il progresso. Attraverso il confronto con questi personaggi, Nine Sols riflette su come il potere possa corrompere, deformare le intenzioni iniziali e trasformare ideali anche nobili in strumenti di oppressione. Ma la forza del racconto sta nel non limitarsi a una lettura semplicistica del “potere come male”: molti dei Sol agiscono convinti di perseguire un bene superiore, rendendo il conflitto molto più sfumato e moralmente ambiguo.

Un altro tema estremamente centrale è quello del rapporto tra progresso tecnologico e spiritualità, che permea l’intera costruzione del mondo di gioco. L’universo “Taopunk” di Nine Sols non è solo una scelta estetica originale, ma anche uno strumento concettuale attraverso cui il gioco mette in dialogo due visioni del mondo apparentemente opposte: da un lato la tecnologia, il controllo scientifico, la ricerca dell’evoluzione e dell’immortalità; dall’altro la filosofia taoista, l’armonia, l’accettazione del ciclo naturale e il distacco dall’ego. Questo conflitto ideologico attraversa costantemente la narrazione e si riflette sia nei personaggi sia nella struttura del mondo stesso. In questo senso, il gioco utilizza la fantascienza non come semplice sfondo spettacolare, ma come mezzo per porre interrogativi filosofici profondi.

Nine Sols riflette sul desiderio di trascendere i propri limiti, di dominare la morte, di piegare il mondo alla propria volontà. Ma allo stesso tempo mette in discussione il prezzo di questa ambizione, suggerendo che il tentativo di controllare tutto possa trasformarsi in una forma distruttiva. Questo dona al racconto una dimensione quasi tragica, in cui la ricerca del progresso non appare come pura emancipazione, ma come rischio costante di perdita dell’equilibrio.

Molto forte è anche il tema dell’identità personale e della memoria. Yi non è un protagonista statico: il suo percorso non consiste soltanto nell’eliminare nemici, ma anche nel confrontarsi progressivamente con il proprio passato, con le proprie colpe, con le proprie contraddizioni. La memoria diventa quindi strumento di ricostruzione identitaria, ma anche fonte di dolore, perché ogni nuova verità scoperta obbliga il protagonista a riconsiderare tutto ciò che sembrava noto. Questo conferisce alla narrazione una forte componente introspettiva che arricchisce enormemente la figura del protagonista.

Dal punto di vista strutturale, la narrativa di Nine Sols colpisce anche per il suo equilibrio. Pur essendo molto più presente rispetto alla media dei metroidvania, non soffoca mai il gameplay né interrompe eccessivamente il ritmo dell’esperienza. Il gioco riesce a integrare bene dialoghi, flashback, momenti contemplativi e lore ambientale, mantenendo costante il coinvolgimento narrativo senza sacrificare la fluidità della progressione. 

La narrativa di Nine Sols riesce a distinguersi perché tratta il videogioco non solo come sequenza di eventi, ma come spazio per interrogarsi su temi universali e complessi: vendetta, colpa, potere, progresso, identità, spiritualità e fallibilità umana. È una storia che utilizza la fantascienza e l’azione per raccontare qualcosa di profondamente umano, e proprio per questo riesce a lasciare un impatto che va ben oltre il semplice piacere del gameplay.

Straordinariamente d’impatto

Dal punto di vista visivo, Nine Sols è uno di quei titoli che riescono a colpire immediatamente fin dal primo sguardo, imponendo una propria identità estetica con una forza rara anche all’interno di un panorama indie da anni ricchissimo di produzioni stilisticamente curate. Ciò che rende davvero speciale il comparto artistico del gioco non è soltanto la qualità tecnica della realizzazione, ma soprattutto la coerenza e l’originalità della sua direzione estetica, che riesce a fondere influenze apparentemente distantissime in una visione sorprendentemente armonica e riconoscibile. Nine Sols non si limita a essere “bello da vedere”: costruisce un immaginario visivo autenticamente distintivo, capace di diventare parte integrante della sua identità.

L’elemento centrale di questa identità è senza dubbio la già citata estetica Taopunk, termine utilizzato dagli stessi sviluppatori per descrivere il mondo del gioco come una fusione tra cyberpunk, fantascienza, iconografia taoista e architettura orientale tradizionale. Questo concetto non resta però una semplice etichetta di marketing, ma si traduce concretamente in ogni aspetto dell’art design del titolo, dando vita a un mondo visivamente unico nel suo genere. Le ambientazioni di New Kunlun mostrano infatti una straordinaria capacità di combinare elementi tradizionali e futuristici: templi sospesi convivono con strutture industriali, pannelli olografici e tecnologie avanzatissime; statue e simboli spirituali si intrecciano con circuiti, tubature, macchinari e infrastrutture meccaniche. Il risultato è un mondo che riesce a sembrare simultaneamente antico e futuristico, mistico e tecnologico, organico e artificiale. Questa fusione visiva non appare mai forzata o artificiosa, ma perfettamente integrata nella logica del world building, rendendo ogni area immediatamente riconoscibile e memorabile.

Dal punto di vista puramente tecnico, il gioco utilizza una grafica 2D disegnata a mano con animazioni estremamente fluide e dettagliate, grazie all’efficienza del motore Unity. L’animazione dei personaggi merita una menzione particolare. Yi e tutti i principali nemici possiedono una fluidità di movimento straordinaria, con transizioni morbide e una leggibilità eccellente anche durante le fasi di combattimento più concitate. Questo aspetto non è soltanto importante dal punto di vista estetico, ma anche funzionale al gameplay, soprattutto considerando la natura estremamente tecnica del combat system. In un gioco così fortemente basato su tempismo, parry e lettura dei pattern nemici, la chiarezza visiva delle animazioni è fondamentale, e Nine Sols eccelle proprio in questo, offrendo feedback visivi sempre leggibili e precisi.

Anche il character design rappresenta uno dei punti più alti della produzione. Ogni personaggio principale, boss o no, possiede una silhouette distintiva, un design immediatamente riconoscibile e un forte valore simbolico legato alla propria personalità o ruolo narrativo. I Nove Sol, in particolare, non vengono mai presentati come semplici “boss di fine area”, ma come figure quasi mitologiche, costruite visivamente per comunicare potere, autorità e unicità. Ognuno di loro riflette chiaramente una filosofia, un’estetica e una presenza scenica differente, rafforzando la varietà dell’esperienza.

L’utilizzo del colore è altrettanto intelligente. Nine Sols alterna palette cromatiche fredde e tecnologiche a esplosioni di rosso, oro e tonalità più calde legate agli elementi spirituali o ai momenti di maggiore intensità emotiva e narrativa. Questa gestione cromatica non è casuale, ma contribuisce fortemente alla costruzione dell’atmosfera e alla distinzione delle varie aree, dando a ciascun ambiente una propria identità emotiva oltre che estetica.

Anche il level design beneficia enormemente dell’art direction. Le ambientazioni non sono solo belle da osservare, ma costruite con grande attenzione alla profondità scenica e alla stratificazione visiva. Fondali animati, strutture sovrapposte, elementi architettonici multilivello e dettagli ambientali contribuiscono a creare un forte senso di verticalità e tridimensionalità pur all’interno di una struttura bidimensionale. Questo dona al mondo di gioco una percezione di grandezza e complessità molto superiore a quella che la sola struttura 2D potrebbe suggerire.

Naturalmente, essendo una produzione indie, Nine Sols non raggiunge il livello di dettaglio assoluto o la complessità tecnica di alcune produzioni AAA, ma sarebbe una critica del tutto fuori fuoco. Il gioco non punta al fotorealismo né alla spettacolarità tecnica fine a sé stessa: la sua forza risiede nella stilizzazione, nella coerenza e nell’identità. E sotto questo profilo, riesce a competere senza alcuna difficoltà con produzioni ben più costose.

Quindi, il comparto tecnico e artistico di Nine Sols rappresenta una delle sue qualità più impressionanti. Non solo per l’indubbia bellezza delle sue ambientazioni o per la fluidità delle animazioni, ma soprattutto per la capacità di costruire un immaginario visivo autenticamente originale, coerente e narrativamente significativo. Ogni elemento grafico del gioco sembra avere uno scopo preciso: non soltanto impressionare visivamente, ma contribuire alla costruzione di un mondo vivo, credibile e carico di significato. È un lavoro artistico di altissimo livello, capace di rendere Nine Sols immediatamente riconoscibile anche a distanza di tempo.

Alto livello sonoro

Se il comparto visivo di Nine Sols rappresenta uno degli elementi che colpiscono immediatamente il giocatore, è attraverso il lavoro svolto sul comparto sonoro che il gioco riesce a completare pienamente la propria identità atmosferica, trasformando la sua estetica in un’esperienza sensoriale completa e profondamente immersiva.

In un titolo così fortemente basato su ritmo, tensione, spettacolarità e intensità emotiva, il suono non può limitarsi a svolgere un ruolo accessorio: deve sostenere il gameplay, rafforzare la narrazione e amplificare il senso di presenza del mondo di gioco. Nine Sols riesce in tutto questo con una qualità sorprendente, costruendo un comparto audio raffinato, estremamente curato e perfettamente integrato nella filosofia generale dell’opera.

Uno degli aspetti più evidenti della produzione sonora è l’eccellente qualità della colonna sonora, che accompagna il giocatore per tutta l’avventura con una composizione capace di fondere perfettamente elementi orchestrali, sonorità elettroniche e influenze musicali orientali tradizionali. Questa scelta riflette in modo impeccabile l’intera filosofia artistica del titolo: così come il mondo visivo fonde spiritualità antica e tecnologia futuristica, anche la musica unisce strumenti, melodie e strutture che richiamano la tradizione orientale con soundscape sintetici, ritmiche moderne e arrangiamenti più tipicamente sci-fi. Il risultato è una soundtrack estremamente coerente con il concetto Taopunk del gioco, capace di rafforzare costantemente l’identità unica dell’opera.

Le musiche ambientali si distinguono per la loro capacità di accompagnare l’esplorazione senza mai risultare invasive o ridondanti. Nei momenti più contemplativi, il gioco utilizza tracce più soffuse, malinconiche e atmosferiche, spesso costruite su melodie minimali, note lunghe e arrangiamenti eterei che amplificano il senso di mistero e spiritualità che permea New Kunlun. Queste composizioni riescono a trasmettere una sensazione di grandezza, antichità e solennità, contribuendo enormemente alla percezione del mondo come luogo decadente ma ancora profondamente vivo di memoria e significato.

Durante i combattimenti, e in particolare negli scontri con i boss, la colonna sonora cambia radicalmente tono, aumentando intensità, ritmo e aggressività. Le tracce dedicate alle battaglie principali diventano molto più dinamiche, percussive e tese, enfatizzando perfettamente la natura tecnica e frenetica degli scontri. Il risultato è che ogni boss fight acquista una forte identità sonora oltre che visiva e meccanica, contribuendo a renderla memorabile non solo per la difficoltà o il design, ma anche per l’impatto emotivo e spettacolare complessivo.

Il sound design legato al combattimento è altrettanto fondamentale e merita particolare attenzione. In un sistema fortemente basato su parry, deflect e lettura precisa del timing, ogni feedback sonoro deve essere perfettamente leggibile e immediato. Nine Sols eccelle proprio in questo: ogni colpo deviato produce un suono netto, soddisfacente, riconoscibile; ogni impatto riuscito comunica peso e precisione; ogni errore o colpo subito è accompagnato da feedback sonori chiari e distinti. Questo lavoro non ha solo una funzione estetica, ma è essenziale per il gameplay stesso, perché aiuta il giocatore a interiorizzare il ritmo del combattimento e a leggere istintivamente l’esito delle proprie azioni.

Particolarmente riuscita è la sensazione di “peso” sonora attribuita agli scontri. Ogni arma, ogni impatto e ogni parata sembrano avere una consistenza reale, una fisicità percepibile che dona al combat system una soddisfazione tangibile. In un gioco dove il combattimento richiede precisione estrema, questa fisicità acustica è fondamentale per rendere ogni successo realmente gratificante. Il semplice suono di una deviazione perfetta, ad esempio, riesce spesso a trasmettere un senso di appagamento quasi tanto forte quanto l’animazione visiva corrispondente.

Anche il sound design ambientale contribuisce notevolmente alla costruzione del mondo. Rumori meccanici, suoni industriali, venti lontani, vibrazioni tecnologiche, riverberi metallici e piccoli dettagli ambientali popolano costantemente gli spazi di New Kunlun, facendo percepire il mondo come un luogo vivo, complesso e funzionante. La città non appare mai come semplice fondale statico, ma come una struttura realmente abitata, pulsante, attiva. Questo contribuisce enormemente al senso di immersione e alla credibilità dell’universo narrativo.

Il comparto sonoro di Nine Sols rappresenta con decisione uno dei suoi elementi di eccellenza. La colonna sonora rafforza magnificamente l’identità artistica del gioco, il sound design sostiene con precisione chirurgica il combat system e l’ambiente sonoro contribuisce costantemente alla credibilità del mondo di gioco. È un lavoro audio di altissimo livello, che dimostra ancora una volta la straordinaria cura con cui Red Candle Games ha costruito ogni singolo aspetto della propria opera.

Una perfetta fusione

A spiccare, in Nine Sols, è il perfetto equilibrio tra world building e gameplay. In molti titoli del genere questi due aspetti convivono senza necessariamente fondersi davvero, ma in Nine Sols ogni scelta strutturale, narrativa e meccanica appare costruita per sostenere l’altra, dando vita a un mondo che non è soltanto bello da osservare o interessante da esplorare, ma che diventa parte integrante del ritmo ludico e della progressione del giocatore. Il titolo riesce infatti a far sì che ogni nuova area, ogni nuova abilità acquisita, ogni deviazione esplorativa e ogni combattimento contribuiscano contemporaneamente tanto alla crescita meccanica quanto all’arricchimento dell’universo narrativo.

Dal punto di vista del world building, il titolo eccelle nella costruzione di un mondo stratificato, credibile e ricco di personalità. New Kunlun, la gigantesca città-regno sospesa in cui si svolge l’avventura, non appare mai come un semplice insieme di livelli collegati artificialmente, ma come una struttura organica, coerente e dotata di una propria logica architettonica e funzionale. Ogni area del gioco trasmette chiaramente la sensazione di appartenere a un ecosistema più grande: laboratori, quartieri industriali, santuari, strutture militari, giardini spirituali e zone tecnologiche avanzate convivono come parti di un’unica civiltà complessa, contribuendo a rendere il mondo tangibile e realistico pur nella sua natura altamente fantastica.

Ciò che colpisce particolarmente è il modo in cui ogni area racconti qualcosa non solo attraverso dialoghi o lore esplicita, ma tramite la propria stessa struttura e atmosfera. L’architettura, i colori, i dettagli ambientali, la disposizione degli spazi e persino la tipologia di nemici presenti aiutano costantemente a comunicare la funzione, la storia e l’identità di ogni luogo. Questa attenzione alla narrazione ambientale dona grande profondità al mondo di gioco, rendendo l’esplorazione interessante anche sul piano puramente contemplativo e interpretativo.

Dal punto di vista strutturale, Nine Sols segue la classica impostazione metroidvania, costruendo una mappa interconnessa in cui la progressione è scandita dall’acquisizione graduale di nuove abilità e strumenti che permettono di accedere ad aree precedentemente inaccessibili. Tuttavia, il gioco interpreta questa formula con grande intelligenza, mantenendo sempre un buon equilibrio tra libertà esplorativa e direzionalità. Il giocatore viene lasciato abbastanza libero da sentirsi realmente impegnato nell’esplorazione, ma raramente al punto da perdersi in modo frustrante o da vagare senza obiettivi chiari.

La mappa stessa è costruita con grande attenzione al flow della progressione. I collegamenti tra aree risultano generalmente naturali, i backtracking appaiono funzionali e raramente artificiosi, e la distribuzione dei punti di salvataggio e fast travel mantiene il ritmo dell’esperienza molto ben calibrato. Il level design riesce a trovare un ottimo compromesso tra verticalità, ramificazione e leggibilità, offrendo ambienti sufficientemente intricati da risultare stimolanti ma mai eccessivamente confusi o frustranti.

Ma il vero cuore del gameplay di Nine Sols è senza dubbio il suo combat system, probabilmente uno degli aspetti più lodati dell’intera produzione. Questa influenza si percepisce in maniera chiarissima nella centralità assoluta della meccanica di parry/deflect, che costituisce il fulcro dell’intera esperienza bellica. Nine Sols spinge inoltre il giocatore verso una filosofia estremamente aggressiva e reattiva: la chiave del successo non è evitare semplicemente il pericolo, ma affrontarlo frontalmente, leggere i pattern nemici, entrare nel loro ritmo e rispondere con precisione chirurgica.

Questo rende ogni combattimento molto più dinamico e coinvolgente, trasformando gli scontri in vere e proprie “danze” ritmiche dove osservazione, memoria muscolare e tempismo sono fondamentali. Ogni nemico, anche quelli apparentemente più semplici, è progettato per insegnare qualcosa al giocatore, costringendolo a leggere i segnali visivi, comprendere i tempi d’attacco e migliorare costantemente la propria esecuzione. Le boss fight, in particolare, rappresentano alcuni dei momenti migliori dell’intera esperienza: lunghe, tecniche, spettacolari e impegnative, richiedono apprendimento progressivo e padronanza completa delle meccaniche. Ogni boss diventa quasi una prova finale di quanto appreso fino a quel momento.

A rendere il combat system ancora più interessante contribuisce l’integrazione di abilità secondarie, attacchi speciali, talismani esplosivi e potenziamenti vari, che ampliano gradualmente il ventaglio strategico senza mai compromettere la centralità della precisione tecnica. Il gioco riesce quindi a mantenere profondità senza diventare inutilmente complesso, offrendo una curva di apprendimento impegnativa ma sempre leggibile.

Naturalmente, proprio questa impostazione rende Nine Sols un titolo relativamente esigente. Non è un gioco pensato per chi cerca un’esperienza rilassata o permissiva: richiede attenzione, pazienza e disponibilità a migliorare attraverso l’errore. Tuttavia, la soddisfazione restituita da questa struttura è enorme, perché ogni progresso viene percepito come reale crescita personale del giocatore, non semplice avanzamento numerico.

World building e gameplay, in Nine Sols, si fondono con una qualità rara. Il mondo non è solo contenitore dell’azione, ma parte integrante dell’esperienza; il gameplay non è semplice meccanica, ma espressione perfetta della filosofia del gioco stesso. Il risultato è un titolo che riesce a essere contemporaneamente appagante da esplorare, gratificante da padroneggiare e profondamente immersivo da vivere.

Convince

Analizzare criticamente Nine Sols significa confrontarsi con un’opera che, pur distinguendosi come una delle produzioni più solide e sorprendenti del panorama indie recente, non è priva di limiti o di scelte potenzialmente divisive. Anzi, parte della sua forza deriva proprio dal fatto che si tratta di un gioco estremamente consapevole della propria identità, delle proprie influenze e del tipo di esperienza che vuole offrire. Questa sicurezza progettuale lo porta spesso a eccellere, ma allo stesso tempo lo rende anche un titolo poco incline al compromesso, che in alcuni momenti può risultare selettivo, esigente o meno accessibile di quanto il suo aspetto estetico iniziale possa suggerire.

Uno dei primi aspetti che meritano riflessione riguarda proprio il suo rapporto con il genere metroidvania. Pur appartenendo chiaramente a questa categoria, Nine Sols tende in molti momenti a spostare il proprio focus in maniera così marcata verso il combattimento tecnico da sacrificare parzialmente quella componente di esplorazione libera e contemplativa che molti associano al cuore dell’esperienza metroidvania tradizionale. L’esplorazione è certamente presente, ben costruita e soddisfacente, ma raramente diventa l’elemento predominante dell’esperienza. La sensazione complessiva è che il gioco sia più interessato a usare la struttura metroidvania come supporto alla progressione del combattimento che come fulcro dell’avventura stessa. 

Anche il combat system, pur essendo probabilmente il miglior punto di forza del gioco, può diventare paradossalmente uno dei suoi aspetti più divisivi. La forte ispirazione alla filosofia di Sekiro dona al gameplay una precisione e una profondità eccezionali, ma implica anche una rigidità strutturale importante: il sistema è costruito attorno al parry, al deflect e al timing perfetto, e questo significa che il gioco premia quasi esclusivamente chi si adatta pienamente a quella specifica filosofia di combattimento. Non esistono reali approcci alternativi o stili di gioco radicalmente differenti: chi non entra in sintonia con il ritmo richiesto dal sistema rischia semplicemente di non divertirsi. È una scelta molto coerente, ma anche inevitabilmente limitante sul piano dell’accessibilità.

Proprio per questo motivo, Nine Sols è un titolo che può risultare sensibilmente più impegnativo della media dei metroidvania moderni. Non tanto per una difficoltà artificiale o mal calibrata, quanto per la costante richiesta di precisione, attenzione e apprendimento tecnico. Le boss fight, per quanto eccellentemente progettate, possono diventare ostacoli molto severi, specialmente per chi non ha familiarità con giochi che richiedono lettura dei pattern, riflessi pronti e pazienza nell’apprendimento progressivo. In questo senso, il titolo rischia di alienare una parte del pubblico meno incline alla sfida o più interessata a un’esperienza maggiormente esplorativa e narrativa.

Un’altra possibile critica riguarda il ritmo della progressione narrativa e ludica nelle fasi centrali. Sebbene il bilanciamento generale sia molto buono, ci sono alcuni momenti in cui il gioco tende leggermente a reiterare la propria struttura senza introdurre variazioni radicali. La qualità del level design e del combat system riesce quasi sempre a mantenere alta l’attenzione, ma in determinate sezioni si può avvertire una certa familiarità di fondo nelle dinamiche proposte. Non si tratta mai di vera monotonia, ma il senso di continua scoperta meccanica che caratterizza le prime ore tende leggermente a stabilizzarsi man mano che il sistema raggiunge la propria piena maturità.

Dal punto di vista narrativo, sebbene la scrittura sia di livello altissimo per il genere, non tutto il pubblico potrebbe apprezzarne il tono più denso e riflessivo. Nine Sols dedica molto più spazio alla narrativa rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei, ma questo comporta inevitabilmente una maggiore presenza di dialoghi, momenti espositivi e passaggi più lenti che interrompono l’azione pura. Per alcuni giocatori questo rappresenterà un enorme valore aggiunto; per altri potrebbe apparire come una lieve rottura del ritmo, specialmente se l’interesse principale resta focalizzato sul gameplay.

Anche il sistema di progressione, pur funzionale, non raggiunge la stessa eccellenza di altre componenti. I potenziamenti, le abilità secondarie e le opzioni di personalizzazione del personaggio sono ben implementati ma relativamente contenuti, senza offrire una varietà enorme di build o approcci alternativi. Questo rende la crescita del personaggio soddisfacente ma meno profonda rispetto ad altri titoli action-RPG o metroidvania che puntano maggiormente sulla libertà di costruzione.

Detto tutto questo, è importante sottolineare come nessuno di questi aspetti comprometta realmente la qualità complessiva dell’opera. Le criticità di Nine Sols derivano quasi sempre non da mancanze progettuali o errori evidenti, ma da precise scelte di design coerenti con la visione del team. Il gioco sa esattamente cosa vuole essere e costruisce ogni suo elemento per servire quella visione nel modo più efficace possibile. E se questo comporta inevitabilmente una certa selettività verso il pubblico, è anche ciò che gli permette di avere una personalità così forte.

Nine Sols

“Arrivati alla conclusione dell’esperienza proposta da Nine Sols, ciò che resta con maggiore forza non è semplicemente la sensazione di aver giocato un ottimo metroidvania o un action-platformer particolarmente rifinito, ma quella di aver attraversato un’opera costruita con una consapevolezza creativa e una maturità progettuale rare nel panorama indipendente contemporaneo. Nine Sols non è soltanto un gioco ben fatto: è il risultato evidente di una visione chiara, coerente e profondamente compresa dai suoi autori, un titolo che sa perfettamente cosa vuole essere e che costruisce ogni suo elemento per servire quella precisa identità senza mai perdere compattezza lungo il percorso. Ciò che colpisce maggiormente è la sicurezza con cui Red Candle Games è riuscita a reinventarsi. Passare dal creare horror narrativi e psicologici a progettare un action-platformer tecnico, impegnativo e fortemente meccanico sarebbe stata una sfida enorme per qualunque studio, eppure il team taiwanese affronta questo cambio di rotta con una naturalezza sorprendente. Non solo dimostra una comprensione straordinariamente solida delle regole del genere, ma riesce anche a reinterpretarle senza sacrificare la propria identità autoriale. Questo è forse l’aspetto più ammirevole dell’intera produzione. Sul piano ludico, il titolo rappresenta probabilmente una delle interpretazioni più riuscite degli ultimi anni del combat design basato sulla precisione tecnica e sul ritmo. Il sistema di combattimento riesce nell’impresa non semplice di essere contemporaneamente profondo, soddisfacente, leggibile e spettacolare, offrendo una curva di apprendimento impegnativa ma straordinariamente appagante. Ogni vittoria importante, ogni boss sconfitto, ogni pattern finalmente compreso restituisce quella sensazione di crescita reale che solo i migliori giochi skill-based riescono a offrire. Non si tratta semplicemente di avanzare attraverso statistiche o potenziamenti, ma di migliorare personalmente come giocatore, comprendendo e interiorizzando il linguaggio stesso del sistema. Parallelamente, Nine Sols riesce a eccellere anche in tutto ciò che normalmente viene considerato “secondario” in produzioni di questo tipo. La narrativa, ad esempio, sorprende per maturità, profondità e rilevanza, offrendo una componente emotiva e riflessiva che raramente si incontra in titoli appartenenti a questo filone. Il gioco non si accontenta di essere meccanicamente brillante: vuole anche raccontare qualcosa, interrogarsi su temi più grandi, costruire personaggi e conflitti morali credibili. Questa ambizione narrativa aggiunge peso e significato a ogni scontro, trasformando il percorso di Yi in qualcosa di molto più personale e coinvolgente rispetto alla semplice progressione da boss a boss. Anche artisticamente, Nine Sols riesce a lasciare un’impressione fortissima. La sua estetica Taopunk non è soltanto un eccellente esercizio di stile, ma una delle direzioni artistiche più originali e coerenti viste negli ultimi anni nel panorama indie. Ogni ambiente, ogni personaggio, ogni struttura architettonica contribuisce a costruire un immaginario unico e immediatamente riconoscibile, capace di imprimersi nella memoria ben oltre la durata effettiva dell’avventura. In un settore dove moltissimi titoli rischiano di assomigliarsi visivamente, Nine Sols emerge con una personalità visiva netta e distinta. Naturalmente, non è un gioco universale, e credo sia giusto riconoscerlo apertamente. La sua difficoltà, la rigidità del combat system e la forte richiesta di adattamento tecnico lo rendono un’esperienza relativamente selettiva. Non tutti entreranno in sintonia con la sua filosofia ludica, e chi cerca un metroidvania più rilassato, più orientato alla semplice esplorazione o più permissivo potrebbe trovare il titolo meno accogliente del previsto. Allo stesso modo, la forte presenza narrativa potrebbe non essere ideale per chi desidera un ritmo esclusivamente action senza interruzioni più riflessive. Ma proprio qui risiede, paradossalmente, una delle sue qualità più grandi: Nine Sols non cerca mai di diluire la propria identità per risultare universalmente appetibile. Non tenta compromessi per inseguire tutti i pubblici possibili, non semplifica la propria visione per paura di risultare troppo esigente, non rinuncia alla complessità per apparire più immediato. È un’opera che preferisce essere profondamente sé stessa piuttosto che genericamente piacevole per chiunque. E in un mercato sempre più spesso dominato da formule prudenti, questo tipo di sicurezza creativa è qualcosa di estremamente prezioso. Se dovessi riassumere la mia impressione finale, direi che Nine Sols è uno dei migliori esempi recenti di come il panorama indie possa ancora sorprendere non soltanto attraverso originalità concettuale, ma attraverso eccellenza esecutiva pura. Non reinventa completamente il genere, ma prende elementi conosciuti e li assembla con tale competenza, personalità e raffinatezza da riuscire a elevarli a un livello superiore. È un gioco che dimostra quanto la qualità non derivi necessariamente dall’inventare qualcosa di mai visto, ma dal comprendere profondamente ciò che si vuole fare e realizzarlo con straordinaria precisione. Stiamo parlando di un titolo che riesce a distinguersi come una delle produzioni più complete, mature e artisticamente riuscite del suo genere negli ultimi anni. Un’esperienza intensa, raffinata, impegnativa e memorabile, capace di lasciare il segno tanto sul piano ludico quanto su quello emotivo e visivo. Non sarà adatto a tutti, ma per chi è disposto ad abbracciare la sua filosofia rappresenta senza dubbio una delle esperienze più gratificanti e brillanti che il panorama abbia offerto di recente. Assolutamente consigliato.”

PRO

  • Combat system eccellente e profondissimo;
  • Boss fight memorabili e splendidamente progettate;
  • Direzione artistica straordinaria e immediatamente riconoscibile;
  • Narrativa sorprendentemente matura per il genere;
  • World building di altissimo livello;
  • Sound design e colonna sonora eccellenti;
  • Curva di apprendimento estremamente gratificante;
  • Grande coerenza artistica e progettuale.

CON

  • Difficoltà elevata e poco accomodante;
  • Combat system molto rigido nella sua filosofia;
  • Esplorazione meno dominante rispetto ad altri metroidvania;
  • Progressione meccanica leggermente meno varia nella seconda metà;
  • Sistema di personalizzazione limitato;
  • Può risultare troppo narrativo per alcuni giocatori.
SCORE: 8.5

8.5/10

From the moment I first held an NES controller, followed by the N64, my passion for video games began. However, it was during the '90s, with the release of the PlayStation, that my love for the medium truly flourished. While my heart beats for the horror genre in all its variations, I approach every video game as an immersive world to lose myself in—much like a captivating book I long to read cover to cover, or a dream I never wish to wake from.