Secondo capitolo della saga creata da Wishfully, Planet of Lana 2 dà prova di maturità narrativa. Un titolo che va compreso e a cui va dato tempo. Non deluderà chi ha amato il primo titolo.

Cominciamo col dire che Planet of Lana 2 riesce nell’impresa, non facile, di superare il suo primo capitolo, specialmente sul lato della narrazione. Nonostante il gioco impieghi un po’ a ingranare, posso assicurarvi che, superate le prime ore, cambia marcia e dà al giocatore quello che voleva: risposte!

Considerando che ho finito Planet of Lana 2 in circa 7-8 ore, la primissima parte rischia di spiazzare il giocatore. Infatti il mio timore più grande era quello di trovarmi davanti a un semplice “more of the same”: un secondo capitolo che proponeva qualche meccanica in più, limitandosi però a clonare l’incipit del primo.

Durante le prime due ore circa, questa sensazione è stata forte, almeno fino alla prima metà del terzo capitolo. Fortunatamente, da quel punto in poi Planet of Lana 2 comincia a scoprire le carte e a dare risposte. La narrazione sale di livello e fa scoprire al giocatore, anche grazie a trovate di gameplay semplici ma d’impatto, la storia del pianeta e soprattutto quella di Mui.

La piccola creatura scura che sta sempre al fianco di Lana avrà un ruolo ancora più centrale, cosa che si riflette anche nel gameplay. La storia che il gioco racconta diventa sempre più matura e non risparmia scene d’impatto: non vengono fatti sconti per mettere il giocatore a proprio agio. Gli eventi che accadono sono anche crudi e non viene fatto nulla per ammorbidirli.

Tematiche del titolo

Nel primo titolo il rapporto tra Lana e Mui che, pur senza parlare la stessa lingua riescono a creare un fortissimo legame, era il fulcro dell’avventura. Intorno a esso si ergeva questo mondo silenzioso, dove la natura incontaminata entrava in conflitto con una tecnologia fuori controllo: un progresso cieco che non guarda in faccia a nessuno. Le macchine erano gli avversari, ma non si provava odio o rancore nei loro confronti. Erano semplicemente fuori controllo, non necessariamente malvagie.

Ora i “nemici” non sono soltanto le macchine, ma anche altri esseri umani. Persino nel villaggio di Lana gli abitanti hanno iniziato a sfruttare le macchine per le proprie esigenze. Purtroppo non tutti hanno l’etica di Lana e dei suoi compagni e scopriamo che, stavolta, il pericolo maggiore viene da chi abusa di queste tecnologie per ottenere risorse al costo di distruggere fauna e flora, inquinando e devastando l’ambiente.

Già nel primo capitolo il gioco sembrava strizzare l’occhio alla poetica, non solo visiva, delle opere dello Studio Ghibli. In Planet of Lana 2 tornano con forza le tematiche care a Miyazaki, come quella ambientale e soprattutto quella dell’abuso della tecnologia a discapito della natura.

Non mancano neppure riflessioni sulla guerra, sulla crescita personale e, soprattutto nell’ultima parte, sulla morale: nessuno è completamente buono o cattivo.

Specialmente in questo secondo capitolo questi temi hanno un ruolo centrale e vengono subito in mente le influenze di opere come Conan il ragazzo del futuro, La Principessa Mononoke e Nausicaä della Valle del vento.

Narrativa silenziosa

Tutto questo viene amplificato sul piano emotivo (e non solo narrativo) dalla lingua e dal commento musicale. La lingua di Planet of Lana 2 riprende quella del primo capitolo, ma si è evoluta. Ci sono villaggi, città e fortezze popolate da esseri umani. Se nel primo gioco i comandi di questa lingua “aliena” venivano usati quasi esclusivamente per interagire con Mui, ora le interazioni tra umani di culture differenti sono molto più presenti.

Pur non conoscendo l’idioma, l’emozione e l’intonazione rendono le parole comprensibili anche quando il loro significato resta ignoto. Paura, rabbia, gioia e dolore vengono trasmessi attraverso i fonemi e permettono al giocatore di percepire chiaramente ciò che sta accadendo.

A questo va aggiunto il commento musicale: puntuale, semplice ma incisivo. Temi ben riconoscibili e ricorrenti che dipingono situazioni emotive chiare e coinvolgenti.

Progressione dell’avventura

Solitamente non do molto spazio alla narrativa e alla sua analisi. In questo caso, però, Planet of Lana 2 costruisce gran parte della propria esperienza proprio sulla storia e sulla sua narrativa silenziosa e fortemente emotiva.

L’avventura dura circa il doppio del primo capitolo. Se per completare il primo Planet of Lana ho impiegato poco più di tre ore, con il secondo ci ho messo poco più di sette. Ed è proprio qui che il gameplay loop del titolo rischia di scricchiolare.

Nulla di grave o tale da compromettere troppo l’esperienza complessiva, anche perché il team di sviluppo ha cercato di creare situazioni sì interattive, ma soprattutto incentrate sulla  narrativa e sul forte impatto emotivo.

È proprio in questi momenti che arrivano le risposte alle domande lasciate in sospeso dal primo titolo. E sono risposte costruite bene.

Il gameplay, pur mantenendo alcune problematiche tipiche del genere e del suo predecessore, comincia a evolversi insieme alla narrativa.

Rimane una certa legnosità nelle azioni e nei salti, che nelle fasi più concitate degli inseguimenti diventano decisamente un punto debole.

Gameplay

Sono state implementate nuove sinergie tra Lana e Mui. Il loro legame dà vita ad azioni combinate varie e divertenti da mettere in pratica. Mui può interagire sia con alcune macchine sia con la flora e la fauna del luogo. Può mettere fuori gioco le macchine rendendole inerti; in quel lasso di tempo Lana ne prende il controllo e può usarle per risolvere enigmi ambientali. Inoltre, Mui è in grado di controllare mentalmente alcune creature, e saremo noi a guidarne le azioni.

Tutto ciò crea una sinergia basata sul tempismo tra i protagonisti, dove il giocatore deve trovare il momento giusto per coordinare entrambi i personaggi.

A proposito degli enigmi e della loro distribuzione, ho qualche appunto da fare: questi puzzle ambientali non sono complessi, quanto piuttosto macchinosi e spesso poco “spiegati”, specialmente per quanto riguarda le funzioni delle macchine e delle creature controllate.

Non è un problema grave, ma personalmente ho percepito una certa eccessiva lunghezza in questi momenti. A mio parere sarebbe bastato eliminare qualche quadro o sfida, così da non dare un senso di ridondanza all’esperienza.

My two cents

Planet of Lana 2 è uno di quei sequel che non si limita ad aggiungere contenuti, ma prova davvero a dare un senso alla propria esistenza. Dove il primo capitolo puntava tutto sul mistero, sull’atmosfera e sul rapporto tra Lana e Mui, questo seguito sceglie di crescere insieme ai suoi personaggi: amplia il mondo, ne approfondisce i conflitti e soprattutto dà finalmente delle risposte che il primo gioco aveva volutamente lasciato sospese. Per quanto vi lascio godere il finale senza spoiler, sarete voi a decidere la sua qualità.

L’influenza delle opere di Miyazaki e dello Studio Ghibli non è soltanto estetica, ma anche etica e filosofica: l’uomo che diventa succube della tecnologia e carnefice della natura è il vero cuore dell’avventura. Il gioco riesce a parlarne senza trasformare tutto in una banale lotta tra bene e male. Le macchine non sono semplicemente “mostri”, così come gli esseri umani non vengono dipinti tutti allo stesso modo. C’è una riflessione più matura sull’abuso del progresso, sull’avidità e sulle conseguenze delle proprie azioni.

Anche il rapporto tra Lana e Mui evolve molto bene. Mui non è più un alleato trovato per caso, ma ha una sua storia ed una ragione di vivere. Ed è proprio quando narrativa e meccaniche si intrecciano che Planet of Lana 2 riesce a dare il meglio di sé.

Planet of Lana 2 non è un gioco perfetto. La prima parte è troppo lenta e per qualche ora ho davvero avuto paura di trovarmi davanti a un semplice “more of the same”. Inoltre alcuni enigmi ambientali tendono a essere più macchinosi che realmente intelligenti, e la legnosità di movimenti e salti continua a essere un limite, soprattutto nelle sezioni più concitate.

Però, nel complesso, Planet of Lana 2 mi è sembrato un buon sequel, con qualcosa da dire e con la voglia di far crescere davvero il proprio universo narrativo. Chi ha amato il primo titolo deve giocarlo, specialmente perché troverà le risposte che cerca.

Planet of Lana 2

“Planet of Lana 2 è uno di quei sequel che non si limita ad aggiungere contenuti, ma prova davvero a dare un senso alla propria esistenza. Dove il primo capitolo puntava tutto sul mistero, sull’atmosfera e sul rapporto tra Lana e Mui, questo seguito sceglie di crescere insieme ai suoi personaggi: amplia il mondo, ne approfondisce i conflitti e soprattutto dà finalmente delle risposte che il primo gioco aveva volutamente lasciato sospese. Per quanto vi lascio godere il finale senza spoiler, sarete voi a decidere la sua qualità. L’influenza delle opere di Miyazaki e dello Studio Ghibli non è soltanto estetica, ma anche etica e filosofica. Anche il rapporto tra Lana e Mui evolve molto bene. Mui non è più un alleato trovato per caso, ma ha una sua storia ed una ragione di vivere. Ed è proprio quando narrativa e meccaniche si intrecciano che Planet of Lana 2 riesce a dare il meglio di sé. Planet of Lana 2 non è un gioco perfetto. La prima parte è troppo lenta e per qualche ora ho davvero avuto paura di trovarmi davanti a un semplice “more of the same”. Inoltre alcuni enigmi ambientali tendono a essere più macchinosi che realmente intelligenti, e la legnosità di movimenti e salti continua a essere un limite, soprattutto nelle sezioni più concitate. Però, nel complesso, Planet of Lana 2 mi è sembrato un buon sequel, con qualcosa da dire e con la voglia di far crescere davvero il proprio universo narrativo. Chi ha amato il primo titolo deve giocarlo, specialmente perché troverà le risposte che cerca.”

PRO

  • narrativa molto riuscita e più matura del primo capitolo
  • buona evoluzione del rapporto Lana/Mui e integrazione nel gameplay
  • forte impatto emotivo e artistico

CON

  • ritmo iniziale lento
  • enigmi a tratti macchinosi e poco chiari
  • alcune rigidità nel gameplay
SCORE: 8

8/10

Sono un musicista (pianista), un nerd e un amante di lunga data di manga. Sono nato come videogiocatore grazie ad una copia di Pitfall per Atari 2600 (1982), e così sono cresciuto di pari passo al mio medium preferito fino ai giorni nostri. In seguito ho cominciato ad interessarmi anche a cosa c'è dietro al prodotto finale, alla sua struttura e ciò che accade dietro le quinte del mondo del gaming.