La bellezza dell’orrore, il fardello della fede, il richiamo dell’abisso.

Ci sono videogiochi che intrattengono per qualche ora, sorprendono, talvolta impressionano persino, ma che finiscono inevitabilmente per dissolversi nel rumore di fondo di un mercato sempre più veloce e sovraffollato. Opere che si consumano nell’arco di una stagione, lasciando dietro di sé soltanto qualche immagine impressa, intuizioni interessanti e ricordi destinati lentamente ad affievolirsi. E poi esistono opere diverse. Giochi che non si limitano a essere attraversati, ma che riescono a lasciare una traccia persistente, quasi fisica, dentro chi li vive. Esperienze che continuano a riaffiorare anche dopo i titoli di coda, tornando alla mente attraverso dettagli, atmosfere e sensazioni difficili da scrollarsi di dosso.

Luna Abyss appartiene esattamente a questa rara categoria. Il nuovo progetto di Kwalee Labs non è semplicemente uno sparatutto in prima persona costruito attorno a meccaniche bullet hell frenetiche e spettacolari. Dietro la velocità del combattimento, dietro il caos solo apparentemente incontrollabile dei proiettili e delle creature che popolano il suo universo, si nasconde qualcosa di molto più inquietante: una lenta e progressiva discesa dentro il collasso umano, in una civiltà consumata dalla fede cieca, dalla paranoia e dall’ossessione per qualcosa che forse non avrebbe mai dovuto essere scoperto.

La forza di Luna Abyss, tuttavia, non risiede esclusivamente nella sua premessa narrativa o nella qualità del suo gameplay. Risiede soprattutto nella capacità di assorbire completamente il giocatore, trascinandolo in un mondo opprimente e magnetico senza mai ricorrere a facili shock narrativi o a colpi di scena costruiti artificialmente. È nel peso dei silenzi, nelle voci lontane che riecheggiano tra strutture immense e decadenti, nella costante sensazione che dietro ogni corridoio si nasconda qualcosa di profondamente sbagliato, che il gioco costruisce la propria identità più forte.

Ed è proprio questa inquietudine, costante e silenziosa, a rendere Luna Abyss un’opera che sfugge a qualsiasi lettura superficiale. Non un semplice videogioco che cerca attenzione, ma un mondo che la conquista poco alla volta, missione dopo missione, insinuandosi nella mente del giocatore fino a trasformare la curiosità iniziale in un bisogno quasi ossessivo di comprendere cosa si nasconda davvero nel cuore del suo abisso.

Luna Abyss | Release Date Announcement Trailer

L’abisso come metafora della follia umana

Uno degli aspetti più impressionanti dell’intera produzione è la qualità della scrittura. In un mercato dove molti shooter trattano la componente narrativa come semplice contorno funzionale all’azione, Luna Abyss sceglie invece di porre il racconto al centro dell’esperienza, sviluppando una trama stratificata, oscura e sorprendentemente ricca di sottotesti.

La protagonista è una prigioniera detenuta nella colonia carceraria di Luna, condannata a causa di una particolare anomalia genetica: i suoi occhi rossi. Una caratteristica considerata pericolosa da un sistema autoritario ormai completamente dominato da fanatismo, paranoia e controllo ideologico. La premessa iniziale appare quasi volutamente minimalista.

Tuttavia, il gioco utilizza questa condizione per introdurre gradualmente riflessioni molto più profonde sulla paura del diverso, sulla disumanizzazione e sulla perdita dell’identità individuale all’interno di strutture oppressive. Il giocatore viene incaricato di affrontare missioni suicide nelle profondità dell’Abisso utilizzando uno Scout, un corpo artificiale inviato nelle aree dimenticate della vecchia colonia lunare. Ogni missione permette teoricamente di ridurre la pena detentiva di novemila giorni, ma soprattutto rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione della verità dietro il collasso della struttura.

Ed è proprio qui che Luna Abyss mostra la sua ambizione più evidente.

Luna Abyss

Storytelling ambientale di altissimo livello

La narrazione di Luna Abyss non procede mai attraverso spiegazioni invasive o lunghe sequenze espositive. Al contrario, il gioco costruisce il proprio universo con straordinaria intelligenza attraverso un uso magistrale dell’environmental storytelling, affidando agli ambienti il compito di raccontare ciò che le parole scelgono deliberatamente di non dire.

Ogni area custodisce frammenti di storia e contribuisce a dare forma all’identità narrativa del mondo di gioco. Le imponenti architetture evocano il peso opprimente della religione e del controllo sociale, mentre gli ambienti abbandonati raccontano silenziosamente il progressivo deterioramento psicologico degli abitanti della colonia. Registrazioni audio distorte, documenti disseminati lungo il percorso e anomalie che sembrano alterare la percezione dello spazio si intrecciano in un mosaico narrativo estremamente coeso, alimentando costantemente quell’inquietudine che accompagna il giocatore per tutta l’esperienza.

Luna Abyss è un gioco che pretende attenzione e la ricompensa con una progressione narrativa costruita per stratificazione. Invita il giocatore a osservare, interpretare e mettere in relazione dettagli solo all’apparenza marginali, componendo poco a poco una visione sempre più disturbante del proprio universo. La sensazione costante è quella di trovarsi davanti ai resti di una civiltà collassata sotto il peso della propria ossessione, incapace di distinguere il confine tra fede, devozione e follia.

Ed è proprio qui che l’Abisso smette di essere soltanto un luogo fisico per assumere una valenza simbolica più ampia: quella di una fede degenerata, di una deriva collettiva e dell’incapacità umana di riconoscere il limite prima della distruzione.

Personaggi credibili e dialoghi ben scritti

Particolarmente riuscita è la caratterizzazione dei personaggi. Eylen, inizialmente introdotta come una semplice figura di supporto, cresce progressivamente fino a diventare uno dei fulcri emotivi dell’intera esperienza. Il rapporto con la protagonista si sviluppa con una naturalezza rara, evitando sia il melodramma artificioso sia il ricorso a dialoghi troppo espliciti o didascalici.

Le conversazioni risultano credibili, intense e spesso cariche di sottotesti emotivi. Con il passare delle ore, il tono dei dialoghi cambia gradualmente: la freddezza iniziale lascia spazio a dubbi, paure e vulnerabilità sempre più evidenti.

A rendere il tutto ancora più incisivo è un doppiaggio inglese di altissimo livello, che conferisce spessore e credibilità alle sequenze più importanti senza mai eccedere. Le interpretazioni vocali restituiscono con grande precisione il progressivo logoramento psicologico dei personaggi, rafforzando in modo costante e tangibile l’immersione.

Gameplay: velocità, precisione e controllo assoluto

Se la narrativa rappresenta il cuore emotivo di Luna Abyss, il gameplay ne costituisce il motore più autentico e pulsante. Sotto questo aspetto, il lavoro svolto da Kwalee Labs è davvero notevole. L’idea di costruire un FPS bullet hell poteva facilmente tradursi in un’esperienza confusa, sbilanciata o semplicemente eccessiva. Invece, Luna Abyss riesce a trovare un equilibrio quasi perfetto tra spettacolarità visiva e leggibilità dell’azione, senza mai sacrificare il controllo del giocatore.

Il sistema di combattimento trasmette immediatamente una sensazione di precisione assoluta. Movimenti, dash, schivate, salti e gestione dell’arsenale si combinano in un insieme fluido, reattivo e sorprendentemente appagante. Anche nelle situazioni più concitate, quando lo schermo si riempie di proiettili, nemici ed effetti, il giocatore mantiene quasi sempre una chiara percezione dello spazio e della situazione, avendo costantemente la sensazione di poter reagire, leggere e dominare il caos.

Ed è proprio qui che Luna Abyss raggiunge uno dei suoi risultati più notevoli: riesce a mantenere un ritmo frenetico senza scivolare mai nel caos puro. Ogni errore resta leggibile, ogni schivata riuscita restituisce una sensazione concreta di controllo e padronanza, ogni vittoria nasce da consapevolezza, riflessi e da una gestione sempre lucida delle priorità offensive.

Un arsenale costruito con logica e personalità

Le armi non si limitano a offrire semplici varianti dello stesso schema offensivo, ma rispondono a una precisa idea di design che ne definisce ruolo, funzione e impatto all’interno del combattimento. Il fucile d’assalto assicura controllo e continuità nella gestione dei nemici standard, mantenendo saldo il ritmo dell’azione anche nei momenti più concitati; il fucile di precisione, invece, diventa essenziale contro avversari corazzati e scudi energetici specifici, imponendo un approccio più ragionato e chirurgico.

Il risultato è un sistema che spinge costantemente all’adattamento: ogni arena modifica le priorità del giocatore, ogni scontro richiede una lettura attenta di spazi, distanze e pattern offensivi, ogni arma trova una collocazione precisa e funzionale nel flusso dell’azione. È proprio questa costruzione a impedire qualsiasi sensazione di ripetitività, mantenendo il combattimento dinamico, leggibile e sorprendentemente vario anche nelle fasi più avanzate dell’avventura.

Il design dei nemici è semplicemente eccellente

Uno dei più grandi meriti di Luna Abyss risiede nella qualità del suo enemy design. Il gioco introduce progressivamente creature sempre più aggressive, disturbanti e imprevedibili, ciascuna costruita attorno a pattern offensivi ben riconoscibili e a comportamenti che incidono in modo diretto sul ritmo degli scontri.

La varietà non è soltanto visiva, ma soprattutto ludica: ogni nemico impone al giocatore una risposta diversa. Alcuni richiedono mobilità costante, altri penalizzano la permanenza in determinate aree dell’arena, altri ancora esigono precisione assoluta e una gestione rigorosa delle priorità offensive. Ne deriva un sistema di combattimento che si rinnova costantemente, senza mai fare affidamento sulla semplice escalation numerica della difficoltà, ma trovando la propria forza nella varietà degli avversari e nella continua necessità, per il giocatore, di adattarsi a ogni nuova situazione.

Luna Abyss

Boss fight spettacolari e memorabili

Le boss fight rappresentano il vertice dell’intero impianto ludico. Ogni boss è costruito come un evento vero e proprio: gigantesco, scenografico e spesso inquietante nella propria concezione estetica. Gli scontri mescolano bullet hell, platforming e lettura delle meccaniche in modo estremamente intelligente, trasformando ogni combattimento in una prova di concentrazione e adattamento. Visivamente, alcune battaglie raggiungono livelli di spettacolarità davvero notevoli.

Non tutto è perfetto: due scontri nelle fasi avanzate mostrano una leggibilità leggermente inferiore rispetto all’eccellente media generale. Tuttavia, si tratta di sbavature marginali all’interno di un sistema di combattimento complessivamente ottimo.

Un sistema di platforming di altissimo livello

Una delle sorprese più grandi di Luna Abyss è il suo platforming. In molti FPS moderni, il movimento si limita a fungere da semplice raccordo tra un’arena e l’altra; qui, invece, diventa una componente pienamente integrata nell’esperienza.

Salti, dash aerei, concatenazioni di movimenti e sezioni progressivamente più verticali contribuiscono a costruire una fluidità costante, che accompagna il giocatore per tutta la durata dell’avventura. Il merito va a un sistema di controllo estremamente preciso, sempre reattivo e leggibile anche nei passaggi più complessi. Ogni errore appare comprensibile, mai arbitrario; ogni sequenza platform restituisce invece una sensazione concreta di controllo e progressiva padronanza delle meccaniche.

Direzione artistica e sound design: l’identità dell’Abisso

Dal punto di vista artistico, Luna Abyss riesce a imporsi fin dalle prime ore grazie a un’identità visiva forte e riconoscibile, costruita su un equilibrio particolarmente efficace tra fantascienza industriale, simbolismo religioso e suggestioni horror cosmiche.

Le ambientazioni trasmettono costantemente una sensazione di meraviglia e inquietudine. Colossali strutture industriali si intrecciano con architetture sacrali deformate, statue monumentali e spazi cupi, dando forma a un universo sospeso tra spiritualità, decadenza e follia. Ogni area possiede una propria identità visiva estremamente riconoscibile.

L’uso delle luci e della palette cromatica svolge un ruolo centrale nella costruzione dell’atmosfera, alternando tonalità fredde, artificiali e oppressive a scenari più astratti e alienanti, senza mai perdere coerenza stilistica. La direzione artistica non ricerca semplicemente il colpo d’occhio, ma utilizza spazio, illuminazione e composizione per rafforzare costantemente il senso di isolamento e deterioramento che permea l’intera esperienza. Fondamentale è anche il comparto sonoro, sfruttato con intelligenza per amplificare la tensione psicologica. Rumori metallici in lontananza, voci distorte appena percepibili e silenzi improvvisi accompagnano il giocatore lungo tutta l’esperienza, trasformando l’audio in un elemento narrativo vero e proprio.

Il verdetto

Luna Abyss è una di quelle opere che ricordano quanto il videogioco possa ancora essere qualcosa di artistico. Non soltanto intrattenimento, non soltanto spettacolo, ma esperienza viva, capace di lasciare un segno. Kwalee Labs firma uno shooter che riesce, con sorprendente naturalezza, a emozionare, inquietare e coinvolgere, sostenuto da una direzione artistica potentissima, da una narrativa insolitamente matura e da un gameplay solido, profondo e sempre sicuro della propria identità.

Pur lasciando volutamente alcune domande senza risposta e mostrando un paio di lievi incertezze nella leggibilità di alcune boss fight, Luna Abyss resta un’esperienza straordinaria. Un viaggio oscuro, doloroso e profondamente evocativo. Un’opera che trascina il giocatore sempre più in profondità, fino a lasciarlo solo davanti all’Abisso.

E quando arrivano i titoli di coda, la sensazione è una sola: volerci tornare immediatamente.

Luna Abyss

“Luna Abyss è una di quelle opere che ricordano quanto il videogioco possa ancora essere qualcosa di artistico. Non soltanto intrattenimento, non soltanto spettacolo, ma esperienza viva, capace di lasciare un segno. Kwalee Labs firma uno shooter che riesce, con sorprendente naturalezza, a emozionare, inquietare e coinvolgere, sostenuto da una direzione artistica potentissima, da una narrativa insolitamente matura e da un gameplay solido, profondo e sempre sicuro della propria identità. Pur lasciando volutamente alcune domande senza risposta e mostrando un paio di lievi incertezze nella leggibilità di alcune boss fight, Luna Abyss resta un’esperienza straordinaria. Un viaggio oscuro, doloroso e profondamente evocativo. Un’opera che trascina il giocatore sempre più in profondità, fino a lasciarlo solo davanti all’Abisso. E quando arrivano i titoli di coda, la sensazione è una sola: volerci tornare immediatamente.”

PRO

  • Narrativa profonda e coinvolgente;
  • Sistema di combattimento profondo e appagante;
  • Boss fight memorabili;
  • Platforming straordinario;
  • Direzione artistica forte e riconoscibile;
  • Doppiaggio inglese di alto livello; Gameplay fluido e leggibile.

CON

  • Leggibilità non sempre impeccabile in due boss fight presenti nel gioco;
  • Un personaggio secondario poco approfondito.
SCORE: 9

9/10

Ciao sono Luca un videogiocatore di 27 anni e vivo a Brescia. Sempre alla ricerca di nuove esperienze nel settore videoludico e cinematografico.