Gli scacchi hanno una nuova anima oscura.

Stonemachia, sviluppato dalla Crossfall Games, uno studio italiano che conta appena nove membri tra le sue fila, sta ora volando sulle ali di steam con ben il 96% di recensione positive. Pur essendo un classico Soulslike, il gioco adotta un approccio più essenziale, concentrandosi principalmente su combattimento ed esplorazione, richiamando titoli come Sekiro: Shadows Die Twice più che lo sviluppo del personaggio o la narrazione.
Un incubo rinascimentale su una scacchiera
Il gioco presenta una forte identità visiva. L’idea di utilizzare i pezzi degli scacchi e farli diventare protagonisti e gli antagonisti della storia, adattando l’intero mondo di gioco a questa tematica, è originale e rappresenta una piccola gemma nel vasto mare delle produzioni indipendenti. Le mappe, che richiamano elementi di importanti città italiane come Milano e Venezia, trasmettono inoltre tutto il fascino dell’architettura rinascimentale e gotica.
La colonna sonora, invece, risulta decisamente più piatta. Al di fuori degli scontri con i boss, le tracce musicali raramente lasciano il segno. La maggior parte dei brani svolge semplicemente il ruolo di accompagnamento, senza contribuire attivamente all’atmosfera, facendo apparire l’identità musicale più debole rispetto a quella visiva.


Tra scorciatoie geniali e completo disorientamento
Questa è probabilmente la componente che mi ha fatto impazzire più di tutte durante la partita, perché non sono riuscito a trovare una logica dietro un level design così altalenante. Si passa da aree ben costruite e facili da navigare, che guidano il giocatore verso zone segrete, boss nascosti o semplicemente ricompense di valore, a livelli nei quali bisogna praticamente pregare di trovare un punto di riferimento per evitare di perdersi e girare in tondo per l’ennesima volta.
Certo, è vero che smarrirsi può essere un ottimo modo per scoprire nuove aree e nuovi segreti, e il gioco sotto questo aspetto funziona molto bene, ma a un certo punto bisogna anche riuscire a proseguire…
Prima para, poi fai domande
Da qui iniziamo ad addentrarci nella città dolente. Come accennato in apertura, Stonemachia è un action semplificato che non cerca di rivoluzionare il genere, ma piuttosto di sfruttare al meglio gli strumenti che possiede.
Un obiettivo che non sempre riesce a raggiungere. Il sistema di combattimento ruota attorno a due meccaniche principali: l’attacco leggero (dato che quello pesante è un po’ particolare) e la parata. Quest’ultima non solo facilita l’eliminazione delle minacce sbilanciando quasi sempre i nemici, rendendoli quindi vulnerabili agli assalti del giocatore, ma rappresenta anche l’unico modo per recuperare le cariche dell’unica fonte di cura disponibile. Questa scelta presenta sia aspetti positivi che negativi.


Da un lato, il gioco offre una finestra temporale molto generosa per effettuare parate perfette e difendersi, permettendo anche ai giocatori meno avvezzi a queste meccaniche di padroneggiarle rapidamente. Dall’altro, le animazioni dei nemici risultano spesso poco leggibili ed è difficile capire il momento giusto per difendersi in assenza di un adeguato feedback visivo o sonoro.
Considerando poi che il recupero delle cure dipende proprio dall’esecuzione corretta delle parate, il sistema finisce per trasformarsi in una sorta di cane che si morde la coda. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuiscono anche effetti particellari invasivi e una telecamera non sempre amichevole e collaborativa, che rendono ancora più difficile comprendere ciò che sta accadendo sullo schermo.
Personalizzazione e progressione rappresentano invece gli aspetti meno convincenti dell’esperienza. La prima è praticamente assente: non esistono armi, anelli o gemme da equipaggiare. Ci siete soltanto voi e l’armatura (ovvero il pezzo degli scacchi) che decidete di utilizzare. Di per sé non è necessariamente un difetto grave, ma riduce notevolmente il senso di crescita e porta il gameplay a diventare ripetitivo una volta trovata la configurazione preferita. Anche la progressione del nostro pedone è estremamente semplice e lineare: salire di livello aumenta le statistiche delle varie forme disponibili, mentre avanzando nella campagna si sbloccano abilità e poteri che, a essere sinceri, non sono particolarmente numerosi o di impatto.

Gli spigoli di un progetto ambizioso
Partiamo da una premessa: dispongo di un PC piuttosto performante e durante la mia esperienza non ho riscontrato problemi tecnici rilevanti, fatta eccezione per qualche raro e leggero episodio di stuttering.
Ci sono comunque alcuni aspetti che meritano di essere evidenziati. Il primo riguarda ancora una volta la telecamera, che in più di un’occasione finisce per ostacolare la visuale e impedire una chiara lettura dell’azione. Il secondo problema, riscontrato soprattutto contro nemici di piccole dimensioni, riguarda hitbox e hurtbox non sempre precise. In diverse situazioni sia io che i nemici attraversavamo i modelli oppure venivamo bloccati da collisioni invisibili. Fortunatamente non ho mai notato questo problema durante gli scontri con i boss che, al netto delle criticità già citate, mi sono sembrati piuttosto solidi dal punto di vista tecnico.
Infine, una questione marginale per alcuni ma importante per chi si avvicina al genere per la prima volta riguarda la comunicazione delle informazioni. Tutorial, spiegazioni e indicazioni su ciò che il giocatore può o dovrebbe fare esistono all’interno del gioco, ma raramente vengono presentati in modo efficace. Il “problema” non è la loro assenza, bensì il fatto che il giocatore debba andarsele a cercare.

Un pezzo degno della scacchiera?
Stonemachia è un gioco fatto di contrasti. La sua forte identità visiva e il sistema di combattimento basato sulle parate, accessibile ma soddisfacente, riescono a catturare immediatamente l’attenzione. Tuttavia, un level design incostante, una personalizzazione limitata e alcuni problemi di leggibilità impediscono al titolo di raggiungere i vertici del genere.
Per gli appassionati dei Soulslike rimane comunque un’esperienza capace di offrire diverse ore di divertimento… e di frustrazione, elemento che fa inevitabilmente parte di questo tipo di produzioni. A chi si avvicina al genere per la prima volta consiglio semplicemente di avere pazienza. Pur non essendo perfetto, Stonemachia è lontano dall’essere un brutto gioco e, anzi, potrebbe rappresentare un ottimo punto d’ingresso grazie alla sua struttura più semplice e al ritmo generalmente meno impegnativo. In definitiva, non sarà un capolavoro, ma che siate veterani o neofiti, vale la pena concedergli una possibilità.
Stonemachia
PRO
- Identità visiva distintiva;
- Combattimento basato sulle parate solido e soddisfacente;
- Atmosfera memorabile.
CON
- Scarsa varietà nelle build;
- Problemi di leggibilità in alcune situazioni;
- Qualche mancanza tecnica.
