Le sabbie, le rovine e le ceneri della remota luna argentea di Lorian faranno da sfondo a una nuova avventura sci-fi ambientata nello stesso universo di Ghost Song, ma con una storia, una protagonista e una linea temporale completamente inedite.

Ci sono videogiochi che si giocano, si completano e, inevitabilmente, vengono sostituiti da qualcos’altro. Nuove uscite, nuove storie, nuovi mondi da esplorare. E poi ci sono quei rarissimi giochi che sembrano sfuggire a questa regola.
Opere che, anche dopo i titoli di coda, continuano a occupare un piccolo spazio nella memoria di chi le ha vissute. Non necessariamente perché siano le più grandi, le più spettacolari o le più costose, ma perché riescono a lasciare qualcosa di più difficile da definire: una sensazione. Una sensazione che riaffiora nei momenti più impensati. Un’immagine. Un’atmosfera. Una particolare sfumatura emotiva. Il ricordo di un luogo che non esiste, ma che in qualche modo continua a sembrarci familiare.
Ghost Song, per molti giocatori, è stato esattamente questo. L’opera prima di Matt White, sviluppatore indipendente conosciuto con lo pseudonimo di Old Moon, non era soltanto un videogioco fantascientifico dall’estetica affascinante e dalla direzione artistica ricercata. Era soprattutto un viaggio. Un viaggio solitario, malinconico e profondamente introspettivo all’interno della desolata luna di Lorian, un mondo alieno tanto ostile quanto irresistibilmente magnetico.
Chi ha avuto la fortuna di esplorarne le profondità probabilmente ricorda ancora quella sensazione. Il silenzio quasi opprimente delle sue immense caverne sotterranee. Le deboli luci bioluminescenti che emergevano dall’oscurità. Le strutture abbandonate, le rovine dimenticate, i laboratori sepolti dal tempo. E soprattutto quel senso costante di mistero che sembrava avvolgere ogni cosa.
Lorian non era soltanto l’ambientazione ideale per il videogioco di Matt White. Era una presenza viva, quasi tangibile. Un luogo che sembrava custodire segreti più antichi dei suoi stessi abitanti, una terra segnata da ferite che il giocatore poteva soltanto intuire osservandone le cicatrici. Ogni corridoio, ogni anfratto, ogni relitto disseminato lungo il cammino sembrava raccontare una storia silenziosa, lasciando all’immaginazione il compito di completarne i contorni. Ed è forse proprio qui che risiedeva la vera forza di Ghost Song: non nella volontà di mostrare tutto, ma nella capacità di suggerire; non nel dare risposte immediate, ma nel trasformare ogni passo in una domanda, ogni scoperta in un nuovo mistero.

Una filosofia creativa che ha permesso a Ghost Song di dare vita a un’atmosfera rara e riconoscibile, sospesa tra fantascienza, malinconia e orrore cosmico. Un equilibrio sottile, costruito con grande sensibilità, capace di trasformare l’esplorazione in qualcosa di molto più profondo della semplice progressione tra aree e obiettivi. Un viaggio lento, contemplativo e profondamente personale, che lasciava spazio all’immaginazione, all’interpretazione e a quella meravigliosa sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che sfuggiva costantemente alla piena comprensione.
È anche per questo che, a distanza di anni dalla sua pubblicazione, Ghost Song continua a essere ricordato con particolare affetto da una parte della community. Non soltanto per la qualità della sua esplorazione, per il fascino della sua direzione artistica o per la profondità del suo worldbuilding, ma per quella rara capacità di lasciare un’impronta emotiva duratura, difficile da spiegare e ancora più difficile da replicare. Perché Ghost Song non si limitava a essere giocato.
Si lasciava assorbire, lentamente, quasi senza accorgersene. Si insinuava sotto pelle fino a diventare atmosfera, memoria, sensazione. E una volta lasciata alle spalle la luna di Lorian, era davvero difficile scrollarsela di dosso.
Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto considerando che alle spalle di un universo tanto ricco di fascino e personalità si celava, di fatto, una sola visione creativa: quella di Matt White. Conosciuto nella scena indipendente con lo pseudonimo di Old Moon, White ha concepito Ghost Song come un progetto profondamente personale, dedicando anni alla costruzione di un mondo che porta impressa, in ogni piccolo e grande dettaglio, la sua sensibilità artistica.
Dalle atmosfere alle creature, passando per i paesaggi alieni e i silenzi che accompagnano in modo quasi minaccioso l’esplorazione, ogni componente contribuiva a definire un’identità coerente, solida e immediatamente riconoscibile: quella di un universo pensato non solo per essere esplorato, ma anche interiorizzato. Un’identità che, proprio grazie alla sua forte impronta autoriale, è riuscita a distinguersi all’interno di un panorama indipendente sempre più affollato e competitivo.


Ed è proprio per questo che le notizie emerse negli ultimi mesi meritano attenzione. Perché Matt White è tornato. E con lui torna anche quell’universo che molti giocatori non hanno mai davvero smesso di portare con sé.
Da qualche mese, infatti, lo sviluppatore è ufficialmente al lavoro su The Silver Sun, una nuova avventura sci-fi ambientata nello stesso universo narrativo di Ghost Song. Un progetto che non si presenta come un semplice sequel, ma come una nuova porta d’accesso a quel mondo. Una nuova protagonista. Una diversa collocazione temporale. Nuovi misteri da svelare. Nuove domande a cui cercare risposta. In altre parole, una nuova occasione per tornare a esplorare ciò che si cela tra le ombre di Lorian e oltre i confini di un universo che, evidentemente, ha ancora molto da raccontare.
Le informazioni disponibili sono ancora poche e lo sviluppo si trova nelle sue fasi iniziali, ma i primi dettagli condivisi da White sono già sufficienti ad accendere l’interesse dei fan. Perché, più che il semplice annuncio di un nuovo gioco, The Silver Sun dà l’impressione di essere il primo passo verso qualcosa di più grande: il ritorno a un immaginario che, per molti giocatori, non ha mai davvero smesso di esistere. Ed è forse proprio questo l’aspetto più intrigante dell’intera operazione.
L’idea che Ghost Song non fosse soltanto un’esperienza autoconclusiva, ma la porta d’accesso a un universo narrativo più vasto, ancora in larga parte inesplorato. Un universo composto da epoche differenti, personaggi mai incontrati, misteri irrisolti e storie rimaste ai margini del racconto principale, in attesa del momento giusto per venire alla luce.
Naturalmente è ancora troppo presto per capire cosa ci riserverà The Silver Sun o fino a dove si spingerà questo nuovo viaggio. Ma una cosa appare già evidente. Sotto il bagliore di questo Sole d’Argento sembra ardere la stessa scintilla creativa che aveva reso Ghost Song un’esperienza tanto speciale quanto indimenticabile. E per chi conserva ancora il ricordo di quel viaggio, potrebbe essere più che sufficiente per tornare a guardare l’orizzonte con rinnovata curiosità e un cauto ottimismo.
Cosa ci attende nel nuovo gioco di Matt White
Dopo aver appreso che The Silver Sun sarà ambientato nello stesso universo di Ghost Song, la domanda che molti giocatori si stanno ponendo non è soltanto naturale, ma quasi inevitabile: che tipo di esperienza sarà, concretamente, pad alla mano?
Perché, al di là del fascino dell’ambientazione, della storia che verrà raccontata o della continuità tematica con il precedente progetto, è sempre nel gameplay che un videogioco si gioca la sua partita più importante. È lì che un mondo prende forma tra le mani del giocatore, attraverso il ritmo del combattimento, la struttura dell’esplorazione, la progressione del personaggio e quella costante sensazione di avanzare dentro qualcosa che reagisce, cambia e si lascia scoprire poco alla volta. Ed è proprio su questo piano che The Silver Sun comincia a mostrare una forte identità.
Le informazioni disponibili sono ancora limitate e il progetto si trova chiaramente in una fase embrionale dello sviluppo, tanto che non dispone ancora nemmeno di una pagina ufficiale sugli store digitali. Eppure, quanto mostrato finora da Matt White basta già per intuire la visione alla base del gioco e, soprattutto, la direzione che l’autore sembra voler imboccare. Non quella di replicare quanto visto Ghost Song, né tantomeno di riproporne la struttura sotto un involucro estetico differente. Al contrario, tutto lascia pensare a un lavoro nato dalla volontà di rielaborare quel linguaggio, portandolo verso una forma espressiva nuova. Più che un sequel tradizionale, The Silver Sun appare come una reinterpretazione dello stesso universo, ma filtrata attraverso regole, ritmi e sensibilità differenti. Un modo per tornare in quel mondo senza restare intrappolati nelle sue geometrie già note.
White, del resto, sembra voler prendere le distanze dalle convenzioni più rigide della formula metroidvania. Non si parla di una rottura totale, ma di una scelta di design che sembra voler ridurre la dipendenza da strutture prevedibili, pur mantenendo intatti i cardini dell’esperienza: esplorazione progressiva, crescita del personaggio, acquisizione di nuove abilità e scoperta graduale del mondo. Il punto non è eliminare questi elementi, ma riassemblarli in un flusso meno schematico e più organico, dove il senso del viaggio prevale sulla rigidità della struttura. Per chi ha apprezzato Ghost Song, questo dettaglio è tutt’altro che marginale. Significa infatti che il nuovo progetto non nasce per replicare una formula già collaudata, ma per rimetterla in discussione, adattandola a una diversa visione del gameplay e del ritmo dell’esperienza. Non una semplice variazione sul tema, dunque, ma un tentativo di ripensare il modo in cui il giocatore attraversa e interpreta quell’universo.
Anche il combattimento sembra muoversi nella stessa direzione. Se Ghost Song fondava il suo equilibrio su un’alternanza tra scontri a distanza, gestione accurata delle risorse e sezioni di combattimento corpo a corpo più situazionali, The Silver Sun opterà un’impostazione sensibilmente più diretta. La protagonista Yuki viene infatti mostrata con un’arma di grandi dimensioni, un imponente spadone a due mani che lascia intendere un cambio netto di ritmo e di peso nelle interazioni con i nemici.
Una scelta che va ben oltre il semplice impatto visivo. Nei lavori di Matt White, le armi non sono mai dettagli ornamentali: determinano il ritmo degli scontri, influenzano il movimento del personaggio e definiscono il linguaggio stesso del gameplay. In questo caso, tutto lascia immaginare combattimenti più fisici e ponderati, in cui posizionamento, tempismo e lettura degli attacchi potrebbero contare quanto, se non più, della sola offensiva.
Oltre all’arma principale della protagonista, c’è però un altro elemento decisamente interessante: il misterioso artefatto sferico che Yuki porta con sé e impugna tramite un peculiare supporto metallico. È uno degli elementi più riconoscibili mostrati finora e, proprio perché lo sviluppatore non ne ha ancora spiegato la funzione, anche uno dei più interessanti dell’intero progetto. Le ipotesi, al momento, sono molteplici. Potrebbe trattarsi di uno strumento direttamente collegato al sistema di combattimento, di un catalizzatore per abilità speciali, di una tecnologia destinata a influenzare l’esplorazione o persino di un elemento centrale nella crescita e nell’evoluzione della protagonista. Qualunque sia la sua reale funzione, abbiamo motivo di credere che questo misterioso oggetto ricoprirà un ruolo particolarmente importante nell’economia del gameplay.
Tuttavia, per quanto interessanti siano i dettagli già emersi, la vera forza di The Silver Sun risiede in ciò che ancora non conosciamo. Perché se le informazioni disponibili ad oggi permettono di intuire una direzione, sono soprattutto le numerose incognite a rendere il progetto così affascinante agli occhi dei giocatori. Come sarà strutturata l’esplorazione? Quanto sarà esteso e interconnesso il mondo di gioco? Quale peso avrà la componente RPG? In che modo Yuki crescerà e si evolverà nel corso dell’avventura? Ci saranno equipaggiamenti, abilità speciali, percorsi alternativi, elementi di personalizzazione o scelte che influenzeranno concretamente l’esperienza? E soprattutto, come verranno bilanciati libertà d’azione, narrazione e scoperta?
Sono interrogativi ai quali oggi è ancora impossibile rispondere con certezza. Eppure è proprio questa mancanza di risposte a rendere il progetto così affascinante. Perché chi ha giocato Ghost Song sa bene che Matt White non è uno sviluppatore interessato esclusivamente alle meccaniche. Nei suoi lavori il gameplay non esiste mai come elemento isolato, separato dalla storia o dall’atmosfera. Al contrario, ogni sistema, ogni ambiente e ogni scelta di design contribuiscono alla costruzione di un’esperienza coerente, in cui esplorazione, narrazione e scoperta finiscono spesso per fondersi in un’unica identità espressiva.
Ed è forse proprio questa una delle qualità più interessanti del lavoro di Matt White che ci piacerebbe ritrovare in The Silver Sun. Non tanto nella ricerca di un sistema più complesso o di un mondo semplicemente più grande, quanto nella possibilità di ritrovare quella rara armonia tra azione, atmosfera e significato che aveva reso Ghost Song un’esperienza così memorabile. La sensazione che ogni passo compiuto, ogni scoperta abbiano un significato preciso all’interno di un disegno più grande.
Perché, in fondo, è questo ciò che molti giocatori sperano davvero di ritrovare sotto il bagliore di quel misterioso sole argenteo: non soltanto un nuovo videogioco in cui immergersi, ma un nuovo mondo da attraversare lentamente, da comprendere passo dopo passo, che sia realmente capace di trasmettere quella rara sensazione di scoperta che non si esaurisce con i titoli di coda, ma continua a farsi sentire a lungo, anche dopo aver lasciato alle spalle il viaggio.
Quando potremo finalmente mettere le mani su The Silver Sun?
Al momento, The Silver Sun non ha ancora una data di uscita né una finestra di lancio indicativa. Il progetto è attualmente in pieno sviluppo e, stando a quanto comunicato dallo stesso Matt White sui social, presto sarà possibile aggiungerlo alla vostra ista dei desideri di Steam. Per non perdere i prossimi aggiornamenti sul gioco e sapere per primi quando aprirà la pagina dedicata sulla piattaforma di Valve, continuate a seguirci e a monitorare i canali ufficiali dello sviluppatore.
Per il momento è tutto. Alla prossima!
