BrokenLore: DON’T LIE è un horror psicologico in prima persona di matrice giapponese, sviluppato da Serafini Productions e pubblicato da Wired Productions, uscito il 10 settembre 2026 su PC, tramite Steam, Epic Games Store e GOG, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
C’è un tipo di horror che non ti insegue per i corridoi: ti aspetta seduto in salotto, mescolato alle routine quotidiane, e ti fa domande a cui preferiresti non rispondere. BrokenLore: DON’T LIE è esattamente questo genere di esperienza. Il gioco si inserisce nella serie antologica BrokenLore, un universo condiviso di racconti horror “bite-size” che sta lentamente costruendo una delle mitologie più inquietanti del genere, ma è godibile appieno anche da chi non ha mai toccato i capitoli precedenti.
La mente fragile di Junko
La protagonista è Junko, una hikikomori che vive reclusa nel suo piccolo appartamento, intrappolata tra solitudine e allucinazioni. Il gioco la segue nel momento esatto in cui la sua routine meticolosamente controllata comincia a frantumarsi: ricordi soppressi per anni riaffiorano, e con loro riemergono Shinji e Hideo, due pazienti che Junko aveva conosciuto in un centro di riabilitazione e con cui tenta di riallacciare un legame attraverso telefonate quotidiane e brevi momenti di intimità.
È interessante notare come Serafini Productions e Wired Productions abbiano scelto di raccontare questa storia con toni così intimi: la vera forza del gioco sta qui, non nei mostri, ma nelle menzogne che Junko racconta (a se stessa e agli altri), nei farmaci, nelle compulsioni autodistruttive, nel lento franare della fiducia. Bugie, conversazioni e piccole scelte influenzano sottilmente il suo stato mentale, e il gioco non ti avverte mai quando stai attraversando il punto di non ritorno.
È una rappresentazione cruda e a volte difficile da digerire di problemi di salute mentale, un tema che il gioco naviga con coraggio, se non sempre con perfetto equilibrio.

Realtà frantumata: atmosfera e level design
Sul piano visivo, DON’T LIE è una piccola sorpresa. La grafica è nettamente migliorata rispetto ai primi titoli della serie: chi ha seguito BrokenLore fin dagli esordi noterà subito un salto generazionale, con illuminazione, modelli e post-processing di un livello mai visto prima nella serie.
Le texture sono così nitide da sembrare quasi iperreali, e il gioco le usa per costruire uno dei suoi trucchi migliori: la transizione tra ambienti familiari e spazi liminali deformati, plasmati dai ricordi e dalle paure di Junko. Un corridoio di casa si apre all’improvviso su un vuoto surreale; una stanza che sembrava rassicurante si rivela qualcos’altro.
L’horror è costruito sulla tensione più che sui jump scare, con una presenza invisibile che reagisce ai tuoi movimenti e un doppiaggio giapponese completo che aggiunge molto all’immersione. Certo, il ritmo da walking simulator non è per tutti: si esplora, si leggono note, si ascoltano messaggi. Ma chi apprezza il genere troverà qui un’atmosfera che resta addosso anche dopo i titoli di coda.


Il legame con DON’T WATCH: un universo che si ricompone
E qui arriviamo all’aspetto forse più interessante per i fan: DON’T LIE è uno spin-off diretto di BrokenLore: DON’T WATCH, il capitolo precedente della serie dedicato alla storia di Shinji. Chi l’ha giocato conosce già parte del quadro: Shinji e Hideo non sono nuovi volti, e le vicende di Junko si intrecciano con quanto già visto, andando ad approfondire la mitologia frammentata che tiene insieme l’intera serie. Il collegamento non è cosmetico: bugie, farmaci e legami fragili sono gli antagonisti veri di entrambi i giochi, e osservare la stessa tragedia da un punto di vista diverso rende entrambe le esperienze più ricche. Detto questo, gli sviluppatori hanno fatto la scelta giusta nel renderlo una storia autonoma: chi arriva nuovo non si perde nulla di essenziale, e chi arriva dal capitolo precedente riceve quelle stilettate di riconoscimento che valgono da sole il biglietto.
Il momento più bizzarro? I brevi intermezzi di combattimento contro le visioni di Junko con una spada in cel-shading: janky, sì, ma sorprendentemente carino e ben inserito nel delirio onirico del gioco. Ed è anche la novità più interessante sul piano del gameplay: rispetto ai capitoli precedenti, che si affidavano quasi interamente all’esplorazione e alla tensione, DON’T LIE introduce per la prima volta meccaniche attive di sopravvivenza, le scelte, le conversazioni e perfino le bugie dette durante le telefonate influenzano direttamente lo stato mentale di Junko e la forma che prendono le sue visioni. Non si esplora più e basta: si sopravvive alle apparizioni, e il gioco si prende la briga di rendere ogni scontro con le paure della protagonista qualcosa di più di una semplice scena passiva.


Conclusione
BrokenLore: DON’T LIE non è perfetto: la durata breve (circa 90 minuti), il combat impreciso e qualche esitazione nella rappresentazione dei temi mentali si fanno sentire. Ma è un horror psicologico onesto, atmosferico e sorprendentemente ben scritto, che dimostra come la serie BrokenLore non stia affatto esaurendo le idee. Se amate l’horror lento, liminale e narrativo e se DON’T WATCH vi è rimasto sotto la pelle, questo è un capitolo che merita di essere giocato. E a chi non conosce la serie: va benissimo iniziare da qui, perché il gioco è autoconclusivo.
Se questa recensione vi ha incuriosito, BrokenLore: DON’T LIE è già disponibile su Steam, Epic Games Store, GOG, PlayStation Store e Microsoft Store: acquistatelo e supporterete un piccolo studio che sta costruendo, capitolo dopo capitolo, una delle serie horror più interessanti del momento.
8/10