Honeycomb: The World Beyond è un survival sandbox sci-fi sviluppato dallo studio polacco Frozen Way e pubblicato da Snail Games USA, disponibile dall’8 settembre 2026 su PC tramite Steam ed Epic Games Store, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
In Honeycomb: The World Beyond, i giocatori vestono i panni di Hennessy, una bioingegnera inviata dalla EON Corp sul pianeta Sota7 con il compito di studiarne l’ecosistema e individuare possibili soluzioni alla crisi ambientale che minaccia il futuro della Terra.
Un mondo che fatica a farsi vedere
Sota7 è un pianeta rigoglioso e densamente popolato di vegetazione, e proprio qui nasce il primo problema: la leggibilità visiva. La fauna e la flora di Sota7 sono talmente ricche e uniformi nei toni che distinguere gli oggetti di interesse diventa un’impresa, al punto che la scansione, la modalità che evidenzia le risorse, diventa praticamente uno strumento permanente.
Non è un’esagerazione: nel corso della partita si finisce per vivere costantemente attraverso il filtro della scansione, con la conseguenza che il mondo perde gran parte del suo fascino visivo.


È un peccato, perché la direzione artistica di Frozen Way ha indubbiamente dei momenti di grazia. Ma un gioco che ti costringe a osservarlo quasi soltanto in modalità scanner è un gioco che, in un certo senso, si nasconde da solo. Snail Games e Frozen Way dovrebbero seriamente considerare più contrasto cromatico tra le risorse e l’ambiente, o un sistema di evidenziazione più discreto.
Un gameplay che intralcia più che sfidare
Il secondo ostacolo è di natura più meccanica. Honeycomb si è rivelato complicato e lento, persino per chi è abituato ai survival sandbox più ostici. La collisione con gli oggetti è eccessiva: gli alberi sono barriere invalicabili anche dove visivamente sembrerebbe possibile infilarsi tra i tronchi. L’hoverboard, uno degli strumenti pensati per velocizzare gli spostamenti, si pianta ad ogni sasso e ad ogni pianta facendo cadere rovinosamente a terra la povera Hennessy.
Il risultato paradossale è che conviene quasi sempre procedere a piedi, in un mondo che però chiede di raggiungere regolarmente punti di interesse molto distanti tra loro. Tra un viaggio a piedi lungo e lento e un mezzo di trasporto che tradisce alla prima pietra, gli spostamenti diventano un contrattempo più che un momento di esplorazione.



Anche il building si porta dietro la stessa rigidità: il sistema di costruzione si mostra poco flessibile, penalizzando la creatività. E in effetti Frozen Way ci sta già lavorando: nei primi hotfix post-lancio gli sviluppatori hanno reso più tollerante la funzione “Unstuck” (che ora funziona anche quando non si è fermi a terra). Hanno reso immediato il piazzamento di oggetti e strutture senza aspettare la progressione, e hanno sistemato le costruzioni che restavano incastrate a causa del bug del sacco a pelo. Allo stato attuale, però, queste restano frizioni continue che minano il ritmo già lento del gioco.
Una storia che si perde per strada
Dove però Honeycomb rischia di perdere anche i giocatori più pazienti è nella struttura narrativa. Gli step per avanzare nella storia sono difficili da comprendere e da portare a termine. Non di rado ci si trova bloccati su una quest per un tempo lunghissimo, senza indizi chiari su cosa il gioco si aspetti di vedere fatto. È un difetto insidioso, perché trasforma la libertà tipica del sandbox in un vagare a vuoto: la progressione non fluisce, si arena. In un gioco che ha fatto della scienza e della scoperta la propria identità, avere una direzione così confusa è particolarmente dannoso.
Un sistema di obiettivi più espliciti, un registro delle missioni più dettagliato o una centralina che dia indizi contestuali sul prossimo passo farebbero molto per recuperare la parte forse più interessante dell’esperienza: la storia di Hennessy e del futuro della Terra merita di essere raccontata meglio di così.


C’è però un risvolto rassicurante: questi blocchi non sono un problema solo di alcuni giocatori sfortunati, tanto che Frozen Way ha già rilasciato una serie di hotfix mirati. Tra le correzioni più significative spiccano il fix della quest “Decrypting Lake’s Mysteries”, che non si completava quando il Mystery Core era già stato inserito nella parete, il ripristino delle quest concesse ai salvataggi esistenti (come “Second Life”), la ricostruzione dei nidi vuoti e il recupero delle scatole dati e delle icone mappa andate perse, fino a un intero hotfix dedicato alla riparazione dei salvataggi. Che questi interventi siano arrivati così presto e con tale frequenza è un segnale di attenzione da parte degli sviluppatori.
Conclusioni
Honeycomb: The World Beyond resta un progetto coraggioso, con un’identità forte e un’idea di fondo, la bioingegneria applicata alla sopravvivenza, che nessun altro gioco ha provato con questa convinzione. Ma l’esecuzione arranca: la scansione che diventa una protesi visiva, le collisioni punitive, l’hoverboard incontrollabile e una narrativa che si arena troppo spesso rendono l’esperienza più faticosa del dovuto.
A chi ama i survival lenti e contemplativi e non teme qualche ora di frustrazione in più, il gioco può comunque offrire momenti autentici di meraviglia davanti a un ecosistema alieno da comprendere prima ancora che da sfruttare; agli altri conviene aspettare qualche aggiornamento, sperando che Frozen Way affini le meccaniche come promesso. Se siete curiosi di mettere piede su Sota7 e giudicare con i vostri occhi, potete trovare Honeycomb: The World Beyond su Steam, e magari tenete d’occhio le offerte e le patch future, perché il potenziale c’è tutto.
6.5/10