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Il Voivod, guerriero scheletrico armato di fucile, nell'artwork del metroidvania Voivod di Chaosmonger Studio.
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Anteprima di Voivod: quando metal e metroidvania si incontrano

Con Voivod, Chaosmonger Studio porta l’immaginario della band canadese all’interno di un action metroidvania che trasforma in videogioco l’universo narrativo che da sempre caratterizza la band.

Ho avuto la possibilità di giocare in anteprima la early demo di Voivod e raccontarvi le mie prime impressioni. Un metroidvania sviluppato da Chaosmonger Studio in collaborazione con la storica e omonima band metal canadese. Potrete anche voi scaricare e giocare una demo disponibile a Ottobre per lo STEAM Next Fest.

Alcuni titoli nascono quando musica e videogiochi si incontrano, e il rapporto tra i due medium non è certamente una novità. Nel corso degli anni abbiamo visto artisti e band trasformarsi in protagonisti, comparire all’interno delle storie oppure diventare parte integrante dell’identità di un titolo. Ci sono però casi in cui il legame va ben oltre una semplice colonna sonora.

È proprio in questa categoria che si inserisce Voivod.

Il progetto non sembra infatti voler utilizzare semplicemente il nome della band per accompagnare un normale action game. L’obiettivo è molto più ambizioso: trasformare l’immaginario dei Voivod in un vero e proprio mondo videoludico. Il risultato è un gioco che punta forte sull’azione e sull’esplorazione, ma soprattutto su un’identità visiva difficile da confondere. Un viaggio all’interno di una realtà ormai completamente distorta, dove il nostro protagonista dovrà affrontare creature biomeccaniche, attraversare paesaggi in continua trasformazione e cercare di ricomporre i frammenti di una memoria ormai perduta.

Un po’ di storia

Prima di parlare del gioco, però, facciamo un salto nel passato. Sono diversi i videogiochi che hanno provato a trasformare l’immaginario di una band in un’esperienza interattiva. Da Michael Jackson’s Moonwalker fino a KISS: Psycho Circus, passando per Queen: The eYe, e questi sono solo una piccola parte dei titoli che si sono inseriti all’interno del medium videoludico.

Alcuni progetti hanno però avuto un legame particolarmente stretto con gli artisti che li hanno ispirati. E citerò solo quelli che condividono con Voivod l’idea creativa e la particolare forma mentis.

Iniziamo con Iron Maiden: Legacy of the Beast, dove Eddie, gli scenari, i nemici e persino parte della struttura del gioco attingono direttamente dalla lunga storia della band britannica. Il progetto venne inoltre sviluppato in stretta collaborazione con gli Iron Maiden e con il loro management.

Un altro esempio è Motörhead: Through the Ages. Nato come espansione di Victor Vran, il progetto porta nel gioco l’immaginario dei Motörhead attraverso nuovi mondi, armi, abilità e boss ispirati alla band, accompagnati da brani riadattati appositamente per l’esperienza videoludica. Anche in questo caso il coinvolgimento del gruppo è stato diretto, con Lemmy Kilmister che partecipò al progetto insieme agli altri membri della band.

Finiamo con Brütal Legend, che affronta la questione da una prospettiva ancora diversa. Qui non abbiamo una singola band protagonista, ma è l’intero immaginario dell’heavy metal a diventare parte del mondo di gioco. Il titolo costruisce attorno al metal la propria ambientazione, coinvolgendo anche musicisti come Ozzy Osbourne, Lemmy Kilmister e Rob Halford.

Lore e narrativa

In Voivod vestiamo i panni proprio del Voivod, un guerriero che si ritrova sperduto in una terra devastata dalla guerra e dalle radiazioni nucleari. Il problema è che, in questo mondo, non è soltanto l’ambiente a essere cambiato.

Il corpo del protagonista è infatti soggetto a continue mutazioni e, nel corso di questo processo, la sua mente è andata perduta. A guidarlo sarà Nothingface, una coscienza disincarnata che lo accompagnerà attraverso questo strano mondo alla ricerca dei frammenti della sua memoria.

L’obiettivo è quindi abbastanza semplice: recuperare ciò che è andato perduto e cercare una via d’uscita da questo incubo. Il modo in cui la storia viene raccontata sembra però voler lasciare ampio spazio all’ambientazione, trasformando ogni area in un altro tassello di una realtà sempre più difficile da comprendere.

Un metroid metal

Voivod sembra voler puntare su una formula piuttosto classica, ma con alcuni spunti interessanti. Il cuore dell’esperienza sarà infatti un sistema di combattimento run ‘n’ gun, nel quale potremo sparare e colpire i nemici. Proprio su questo voglio soffermarmi: la nostra arma da fuoco può essere utilizzata anche in corpo a corpo, sferrando fendenti, e può anche deviare i proiettili avversari.

Con l’arma da fuoco, oltre al classico run ‘n’ gun, possiamo sparare da fermi oppure inginocchiandoci. La mira è buona e abbastanza precisa, così come l’aggressività dei nemici. Anche se talvolta la loro IA è facilmente aggirabile, non bisogna sottovalutare il danno che i nemici infliggono, pena fare una brutta fine. Attenzione alla verticalità, perché in Voivod esistono anche i danni da caduta.

Il titolo offre una modalità Storia e una Combat Trial. La prima è l’esperienza metroidvania pura con lo sviluppo della storia. La seconda è per chi vuole concentrarsi sul combattimento e provare le abilità che il gioco concede nella preview.

Mappa ed esperienza dell’early demo

La mappa di Voivod riprende la classica struttura metroidvania. Nuove armi e abilità (mutazioni) permetteranno di accedere a zone precedentemente irraggiungibili e di scoprire percorsi nascosti. Senza fare spoiler in questa fase, ho trovato una mutazione davvero curiosa e originale. Usatela con curiosità se siete giocatori che amano scoprire segreti e lore nell’ambiente di gioco.

Come da tradizione del genere, segreti, passaggi nascosti e alcune sezioni da scoprire non mancheranno di stupirvi ed esaltarvi. L’esperienza dell’early demo consiste in una mappa centrale e un bioma comprensivo di boss fight. Completata la boss fight, la demo non si interrompe, ma permette al giocatore di continuare a esplorare e scoprire nuove porzioni di mappa.

Ovviamente alcune porzioni di mappa saranno invalicabili, ma possiamo comunque toglierci parecchie soddisfazioni.

Pixel art anni 90 e metal

A livello estetico, Voivod non sembra avere alcuna intenzione di nascondere le proprie influenze. Si ispira apertamente agli action platformer degli anni ’90, con un’impostazione sporca e ruvida che ben si adatta alle atmosfere post-apocalittiche del gioco.

È una scelta che trovo particolarmente coerente con il progetto. L’universo dei Voivod è infatti uno di quelli che si prestano molto bene a essere trasformati in un videogioco dall’estetica rétro, soprattutto per il modo in cui combina fantascienza, tecnologia e creature dall’aspetto decisamente bizzarro.

Anche la musica sembra avere un ruolo importante. La colonna sonora non si limiterà infatti a utilizzare l’identità sonora della band, ma proporrà versioni riadattate di alcuni brani dei Voivod, adattandoli a un’estetica da videogioco vintage.

Voivod, non solo ispirazione

Voivod non sembra essere la classica operazione nella quale una band concede semplicemente il proprio nome per realizzare un videogioco. Il gruppo è infatti coinvolto direttamente nello sviluppo.

Michel Langevin (Away) contribuisce alla realizzazione del comparto visivo e delle illustrazioni.

Daniel Mongrain (Chewy) supervisiona il lavoro di adattamento della musica.

Denis Bélanger (Snake) presta la voce al protagonista.

Dominic Laroche (Rocky) partecipa al playtesting e fornisce il proprio feedback sul gameplay.

Quando un videogioco decide di costruire la propria identità attorno all’universo di una band, il rischio di limitarsi a una semplice operazione commerciale è sempre presente. In questo caso, almeno dalle premesse, sembra esserci invece la volontà di costruire qualcosa che parta realmente dall’immaginario dei Voivod.

My Two Cents

Voivod è uno di quei progetti che riescono a incuriosire già dalla loro premessa. Non tanto perché l’idea di un action metroidvania sia qualcosa di nuovo, quanto per il modo in cui prova a mettere insieme due mondi che, almeno sulla carta, sembrano avere parecchi punti di contatto.

L’estetica rétro, la pixel art, il combattimento run ‘n’ gun e l’esplorazione metroidvania rappresentano una base piuttosto riconoscibile e solida.

Il sistema run ‘n’ gun è veloce e reattivo e l’idea di poter utilizzare la stessa arma anche nel combattimento corpo a corpo, oltre a poter deviare i proiettili, aggiunge qualche elemento interessante alla formula. Lo spirito metroidvania del titolo sembra per il momento essere declinato bene e con parecchi segreti, considerando la lunghezza della prova.

Sul lato gameplay, a parte qualche piccolo scatto o sbavatura tecnica (dopotutto è una early demo), il titolo è abbastanza solido. Voivod mostra soltanto una piccola parte di quello che ha da offrire e l’esperienza dura poco più di un’ora. Alcuni aspetti come l’intelligenza artificiale dei nemici e il bilanciamento dell’output dei danni sia inferti che subiti, sembrano avere ancora margini di miglioramento.

Per ora, quindi, Voivod mi ha lasciato una buona prima impressione. Non siamo ancora davanti a un prodotto finito e ci sono diversi elementi che dovranno essere valutati meglio con le prossime versioni, ma le basi sembrano esserci. Infatti Voivod sembra non dare l’impressione di essere semplicemente un metroidvania con una skin dedicata a una band metal, ma un prodotto dall’identità già chiara.

Luca Cipiciani

Sono un musicista (pianista), un nerd e un amante di lunga data di manga. Sono nato come videogiocatore grazie ad una copia di Pitfall per Atari 2600 (1982), e così sono cresciuto di pari passo al mio medium preferito fino ai giorni nostri. In seguito ho cominciato ad interessarmi anche a cosa c'è dietro al prodotto finale, alla sua struttura e ciò che accade dietro le quinte del mondo del gaming.