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Mexican Ninja, la recensione: un roguelite tra pulp e irriverenza
RECENSIONI

Mexican Ninja, la recensione: un roguelite tra pulp e irriverenza

Madbricks porta con Mexican Ninja un action roguelite leggero e divertente. Un titolo irriverente e “scorretto” che richiama il mood dei titoli anni 90.

Quando a suo tempo provai la demo di Mexican Ninja, rimasi subito sorpreso da diversi aspetti del titolo. Tra tutti, l’estetica e il mood generale del gioco mi hanno ricordato quelli dei titoli (non solo videoludici) della produzione occidentale degli anni 90. Ricordo il periodo di MTV che contribuì a sdoganare un tipo di animazione più adulta, surreale, volgare, cinica e sperimentale. Il tratto comune di quasi tutti questi prodotti era che non cercavano di essere rassicuranti.

Laddove l’animazione nipponica del tempo si presentava con una cura del disegno, un tratto pulito e una particolare attenzione all’animazione, dall’altra parte avevamo personaggi quasi abbozzati, caricaturali e talvolta quasi stilizzati. E quindi potevi passare, nella stessa rete, da due ragazzi ottusi (Beavis & Butt-Head) che commentavano videoclip musicali a una spia sexy in un futuro distopico (Æon Flux), fino a celebrità che si massacravano in un ring di plastilina (Celebrity Deathmatch).

Non a caso ho citato solo alcuni dei numerosi titoli di quegli anni. Infatti, l’estetica e la forma mentis di Mexican Ninja hanno molto in comune con le produzioni del tempo. Ovviamente, anche dal lato videoludico abbiamo degli ottimi esempi più o meno recenti. Dal più recente High on Life a Guacamelee!, per poi passare a Duke Nukem fino a Shadow Warrior.

In questi titoli, come in Mexican Ninja, viene preso l’immaginario di una cultura ben precisa, per poi essere estremizzato fino a creare una storia action volutamente pulp. Lo stesso vale per il linguaggio (anche visivo) utilizzato: l’eccesso veicola una comicità irriverente e tagliente.

L’estetica e la trama: voglia di osare

Il tratto interessante è l’uso deliberato di stereotipi, umorismo volgare, satira, provocazione e gusto per il politicamente scorretto. Mexican Ninja fonde infatti immaginario messicano e giapponese, narcos e yakuza, con violenza caricaturale, linguaggio forte e umorismo volutamente crudo.

In una Nuevo Tokyo dove Narcos e Yakuza si sono alleati dando vita ai Narkuzas, nella città ormai messa a ferro e fuoco nasce il seme della rivolta: il suo simbolo è il Mexican Ninja. Ovviamente, in questi titoli la trama non dà grandi approfondimenti ed è solo un pretesto per l’azione. Quindi non pensate di trovare risvolti, colpi di scena o introspezione ed evoluzioni di qualsiasi personaggio.

Nel nostro viaggio attraverso Nuevo Tokyo dobbiamo farci strada nei vari quartieri e sconfiggere tutti i boss del cartello fino ad arrivare allo scontro finale. Anche questi ultimi sono fortemente stereotipati e spinti fino all’eccesso, senza risparmiare parodie e citazioni. Uno tra tutti il Crack Panda!

Ogni zona rispecchia fedelmente l’estetica del boss: non mancano periferie devastate da rifiuti tossici, complessi di edifici ad alta tecnologia e non può mancare il quartiere a luci rosse. A proposito, vi lascio immaginare il boss di questo quartiere. Tutti quanti sono esteticamente coerenti e convincenti, con scelte cromatiche e soluzioni visive che colpiscono il giocatore senza far pesare i limiti tecnici della produzione. Lo stesso vale per i personaggi e gli NPC che incontriamo nel gioco.

Mexican Ninja è riuscito a mantenere un involucro di coerenza estetica e sonora, con vari stili musicali che condividono lo stesso timbro e le stesse sonorità messicane.

Potenziamento del personaggio

Il gioco è un action 2.5D con elementi roguelite: ogni run ci permette di investire le risorse raccolte per migliorare in modo permanente il protagonista. Nella Hub centrale possiamo allenarci con el Mero Mero Sensei, apprendere nuove tecniche ninja e ottenere il favore di 3 potenti spiriti messicano-giapponesi. I loro poteri si distinguono in maniera semplice: uno rappresenta la difesa e la salute, uno l’attacco e l’aggressività, l’altro il debuff degli avversari, premiando chi gioca sotto una determinata percentuale di salute.

Nell’Hub, oltre al nostro pittoresco Sensei, possiamo anche spendere il denaro per il miglioramento puramente parametrico del personaggio. Percentuali di attacco, difesa, vita aumentata, spawn ed efficienza delle cure e così via. Per quanto alcune tecniche da imparare siano molto utili, già investire nel mero aumento parametrico fa la differenza.

Durante la partita dobbiamo scegliere le vie da intraprendere in base alle ricompense che vogliamo. Possiamo scegliere tra Abilità passive, Death Charm e Jutsu. Questi ultimi sono abilità attive e possiamo averne solo 2. Dobbiamo fare attenzione a cosa scegliere perché i tipi di potenziamenti, specialmente se appartenenti alla stessa divinità, hanno sinergie interessanti. Nonostante la scelta non sia così vasta, Mexican Ninja dimostra di aver costruito un buon sistema di building che non verte solo sull’aggressività, ma anche sulla difesa.

Ultima nota interessante sono i costumi sbloccabili. Ottenibili tramite il completamento di quest durante la run, non sono semplicemente estetici. Alcuni hanno dei bonus e malus passivi che funzionano in sinergia con alcune divinità. Ovviamente, anche i costumi seguono il mood del gioco.

Gameplay e meccaniche

Il nostro eroe ha di base un attacco leggero e uno pesante con cooldown chiamato Chingadazo. Come mosse evasive ha un salto, all’occorrenza doppio, e un Dash, anch’esso con cooldown. Le combo a disposizione sono poche e basilari, ma possono essere acquistate nella Hub centrale. 

Durante la run il gioco incentiva a non essere colpiti perché mantenere il counter delle combo porta con sé benefici ai danni e altri bonus.

Curiosa è la meccanica delle cure: non abbiamo pozioni, ma solo bottiglie di birra che troveremo per i livelli. Per questo, la possibilità di curarci dipende dalla fortuna e dalla quantità di salute che la birra può ripristinare. Dall’Hub centrale possiamo migliorare il drop rate e la capacità curativa, ma il resto è dato dal caso. Gli sviluppatori hanno saggiamente piazzato dei distributori di bevande da distruggere prima dello scontro con il boss, in modo da poter recuperare gli eventuali punti persi.

Proprio la distruttibilità di alcuni elementi dell’ambiente è un elemento da sottolineare. Ogni area ha le sue trappole ambientali ed elementi da distruggere. Alcune trappole devono essere attivate, altre aspettano che uno sprovveduto ci passi sopra. La nota positiva è che sia il personaggio sia gli avversari possono subire danni, così da rendere strategico il positioning del personaggio.

Conferme e smentite

Alcuni dubbi che avevo dalla demo di Mexican Ninja sono stati in parte fugati e, dall’altra, confermati. Da una parte, il gioco ha aumentato la sua leggibilità degli scontri. Ancora negli ultimi stage, la quantità di nemici a schermo e l’estetica molto colorata tendono a confondere il giocatore. D’altro canto, sebbene ci siano alcune imperfezioni riguardo all’esecuzione dopo la parata, il gioco è migliorato. L’unico problema che ho riscontrato è che, paradossalmente, tranne l’ultimo boss, ho trovato più difficoltà nei livelli che nei boss.

La varietà e l’impatto delle mosse sono decisamente migliorati, anche visivamente. I Jutsu sono originali ed esageratamente esasperati. Esattamente quello che speravo! Per arginare il senso di ripetitività che può colpire i roguelite, specialmente con modesti contenuti, Mexican Ninja adotta due soluzioni. La prima è quella dei bivi (alcuni nascosti) della mappa, che si sviluppa anche in profondità e permette di trovare nuovi scontri o statuette bonus. Queste, una volta colpite, ci fanno scegliere tra un bonus percentuale alla salute o all’attacco.

A questa meccanica si lega quella delle quest in game. Durante le varie run incontriamo dei personaggi che ci daranno delle quest da compiere in gioco o durante le run successive. Sono fondamentalmente degli achievement in game che, come premio, danno bonus alle statistiche principali o sbloccano costumi.

My two cents

Mexican Ninja è uno di quei titoli che non ha paura di mostrare fin da subito le proprie intenzioni. Un roguelite leggero e divertente, che riesce a trovare una propria identità soprattutto grazie all’estetica, all’umorismo e a un sistema di building più interessante di quanto potessi aspettarmi inizialmente. Non siamo di fronte a un titolo che rivoluziona il genere, e alcune meccaniche mostrano ancora qualche limite, soprattutto quando lo schermo tende a diventare troppo caotico o quando la difficoltà dei livelli risulta più impegnativa di quella degli stessi boss.

Nonostante questo, Mexican Ninja riesce nel suo intento. È un gioco volutamente scorretto, esagerato e a tratti volgare, ma lo fa con una precisa consapevolezza stilistica. Proprio come i prodotti a cui si ispira, non cerca di piacere a tutti e non vuole essere rassicurante. Ed è probabilmente questa la sua caratteristica più interessante.

Non è un titolo eccellente, ma anche una volta completato, fare un’altra run richiede poco tempo. Sicuramente Mexican Ninja merita di essere provato dagli appassionati del genere e del politicamente scorretto.

Mexican Ninja di Madbricks è un action roguelite 2.5D leggero e divertente, che fonde immaginario messicano e giapponese in una Nuevo Tokyo controllata dai Narkuzas. Non rivoluziona il genere e la trama è solo un pretesto per l'azione. Il titolo comunque non ha paura di mostrare fin da subito le proprie intenzioni.

Ciò che funziona è l'identità: estetica pulp anni 90, umorismo irriverente e volutamente scorretto, un involucro di coerenza estetica e sonora convincente e non fa pesare i limiti tecnici della produzione. Il sistema di building tra divinità, Jutsu, sinergie e costumi con bonus e malus, è più interessante di quanto ci si potesse aspettare dalla demo.

Restano alcuni limiti: la leggibilità degli scontri soffre quando lo schermo si riempie di nemici ed effetti, l'esecuzione dopo la parata non è perfetta, e paradossalmente i livelli risultano più impegnativi dei boss, escluso l'ultimo. La varietà di mosse e Jutsu è invece decisamente migliorata, così come le soluzioni contro la ripetitività, dai bivi nascosti alle quest in game.

Non è un titolo eccellente, ma riesce nel suo intento: esagerato, a tratti volgare, con un'idea precisa che non cerca di essere rassicurante. Anche completato il gioco, fare un'altra run richiede poco tempo, e questo conta in un roguelite. Merita di essere provato dagli appassionati del genere e del politicamente scorretto.

Amber Studio Agosto 20, 2026

PRO

  • Estetica pulp e irriverente molto riuscita
  • Ottima coerenza tra stile visivo, sonoro e ambientazioni
  • Buon sistema di building e sinergie tra potenziamenti
  • Trappole ambientali che aggiungono varietà agli scontri
  • Jutsu originali, spettacolari ed esagerati

CON

  • Leggibilità degli scontri ancora problematica nelle fasi più caotiche
  • Difficoltà talvolta più elevata nei livelli che nei boss
  • Contenuti e varietà non sempre sufficienti a lungo termine
  • Alcune imperfezioni nelle meccaniche
OpenCritic
Luca Cipiciani

Sono un musicista (pianista), un nerd e un amante di lunga data di manga. Sono nato come videogiocatore grazie ad una copia di Pitfall per Atari 2600 (1982), e così sono cresciuto di pari passo al mio medium preferito fino ai giorni nostri. In seguito ho cominciato ad interessarmi anche a cosa c'è dietro al prodotto finale, alla sua struttura e ciò che accade dietro le quinte del mondo del gaming.