Rituale esoterico travestito da video game, Inscryption unisce due grandi passioni: le partite a carte e ritrovarsi legati in un’oscura baita costretti a giocare per la propria salvezza. 

Inscryption è sfuggito al controllo dei suoi sviluppatori della Daniel Mullins Games il 19 Ottobre 2021, diffondendosi viralmente su tutte le piattaforme: Windows, Linux, macOS, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox One e Xbox Series X/S.

Io lo trovai per caso su Steam in un giorno di pioggia, fulmini e tensione verso l’ignoto. 

L’ignoto è cifra distintiva di Inscryption, che si presenta come gioco di costruzione mazzi in stile roguelike, ma non la racconta giusta e soprattutto non la racconta tutta.

La colonna sonora fatta di suoni elettronici bassi e discordanti genera un’atmosfera “eerie” che intriga e invita a rimandare la pace dei sensi al prossimo acquisto.

Inscryption - Maschera

Gioco di maschere, gioco di sacrifici

Dall’inizio siamo costretti a giocare a carte da due occhi ipnotici che ci scrutano dall’ombra del lato opposto di un tavolo di legno su cui si disputano le partite. Gli occhi indossano maschere, impersonando i loschi figuri incontrati nel nostro peregrinare immaginario nella foresta. Come un master di D&D interpreterebbe nobili, bifolchi e mercanti, questi occhi interpretano gli abitanti del luogo e le loro richieste di sacrifici.

Il sacrificio è infatti meccanica base del gioco, sia all’interno della partita, per evocare creature più grandi a partire dal sacrificio di quelle più piccole, che per potenziare permanentemente le proprie carte parlanti.

Alcune carte infatti parlano. E’ utile ai fini meccanici del gioco? No, ma ci si affeziona al sacrificarle.

Inscryption - Sacrificio

Per chi suona il campanellino

Non c’è UI e tutto è eminentemente materico. Per fare un esempio il conteggio dei punti vita dei contendenti è affidato a una bilancia – più si colpisce l’avversario più denti cadono dal suo lato della bilancia finché il loro peso non ne decreterà la sconfitta, mentre per passare il turno si suona un campanellino da reception.

Anche gli strumenti con cui il giocatore può influenzare la partita sono oggetti 3D posti sul tavolo di gioco e la stessa stanza in cui ci troviamo a giocare si disvelerà non solo contesto, ma parte integrante del gameplay. E’ infatti essa stessa un agglomerato di piccoli puzzle che ci aiuteranno a procedere nella storia.

Tutto questo contribuisce all’immersività di Inscryption, tratto raro per un video game il cui core sono essenzialmente delle partite di carte e il relativo deckbuilding.

Inscryption - Composizione

Superate le difficoltà della baita nella foresta, primo capitolo del gioco, un altro ciclo di piacevoli disgrazie attende il giocatore. Per non lacerare a suon di spoiler l’alone di mistero che circonda le successive vicende mi esimerò dal narrare ulteriormente e lascerò libero gioco all’intuizione del lettore.

Il nostro poco invidiabile alter ego 

Parallelamente alla storia vissuta dal giocatore, Inscryption racconta, attraverso una manciate di video footage, le vicende di Luke Carder, un content creator appassionato di giochi di carte che rocambolescamente viene in possesso di una copia di Inscryption contenuta in un floppy disk. La sua storia, mostrata in camera come fosse un B-movie il cui protagonista sembra non veder l’ora di finire malissimo, fa sorgere il dubbio che Inscryption non sia solo ciò che ha finora fatto credere di essere.

Esplorazione

Atto secondo

Di fatti, nel secondo capitolo, l’estetica del gioco cambia radicalmente proponendo un’esperienza da retrogaming forse un po’ manieristica, ma che risulta funzionale al racconto. Ci si rende così conto che le mire di Inscryption deviano dal semplice sollazzo del giocatore, ma ripercorrono le architetture base dello sviluppo stesso di un certo tipo di videogiochi. Questa indagine degli sviluppatori sembra una vera e propria decostruzione delle pulsioni che ci spingono al gioco delle carte e delle sue meccaniche. Come se un programmatore cercasse di passare da un linguaggio di alto livello agli zeri e uni di cui è atomicamente composto.

Di nuovo prigionieri

Questo diventa ancor più chiaro nel terzo capitolo, in cui ci si trova a giocare con un nuovo secondino che, al pari del primo, farà da guida nel nostro viaggio, questa volta verso una chimerica “Grande Trascendenza”. Se lo vorremo gli stessi file nel nostro PC potranno influenzare il gioco di carte. And again, ci sarà concesso di alzarci dalla nostra sedia-prigione per girovagare tra le stanze e i puzzle della nuova dimora.

In conclusione

In conclusione

Come detto in precedenza, Inscryption si interroga sul proprio genere e ci usa come specchio per scavarsi dentro e vedere cosa c’è in fondo ad un gioco di carte. Usa vari stili di gioco per mimetizzarsi, muta per potersi guardare dall’esterno e finisce come qualsiasi film dovrebbe finire, ovvero dando una risposta certa al giocatore senza porre fine alle sue domande.

Inscryption

“Inscryption si interroga sul proprio genere e ci usa come specchio per scavarsi dentro e vedere cosa c’è in fondo ad un gioco di carte. Usa vari stili di gioco per mimetizzarsi, muta per potersi guardare dall’esterno e finisce come qualsiasi film dovrebbe finire, ovvero dando una risposta certa al giocatore senza porre fine alle sue domande.”

PRO

  • Gameplay Innovativo, Bilanciato e Multilivello: il gioco combina elementi di deckbuilding con puzzle ambientali proponendo sfide di qualità e nelle giuste dosi di difficultà.
  • Atmosfera Coinvolgente: ogni aspetto visivo e sonoro si combina come in un’orchestra ben coordinata, che ha il solo scopo di attirarci giù per la tana del bianconoglio.
  • Narrazione Complessa e Originale: la storia si rivela in maniera frammentaria ma coerente, lasciando spazio alle nostre interpretazioni senza che ci siano buchi neri inesplicabili.

CON

  • Secondo e terzo atto non sono all’altezza del primo: mentre il terzo atto è simile al primo, pur perdendone in parte l’atmosfera di mistero, il secondo atto non regge altrettanto bene il ritmo di gioco magistrale delle prime sfide, risultando più un esercizio di stile che parte integrante del flusso di gioco.
  • Se non bingi te lo godi a metà: Inscryption è tenuto insieme da continui richiami alle parti di cui è composto, giocarlo a pezzetti può far perdere il gusto di una narrazione coesa ma allo stesso tempo troppo intricata da seguire se giocato in maniera discontinua.
SCORE: 8.5

8.5/10

Studente, programmatore VR, frequentatore compulsivo di corsi su qualunque cosa, scrivo di videogiochi perché li reputo l’ultimo baluardo dell’inutilità, e, come tale, la cosa che salverà il mondo.