Un RPG narrativo distopico che trova nei dialoghi il proprio cuore e nella musica e nella direzione artistica la propria anima, ma che perde parte della sua forza quando la linearità della storia lascia spazio a un’esplorazione meno fluida.

Immaginate di trovarvi davanti a una scelta importante. Sapete esattamente cosa vorreste fare, avete sviluppato le caratteristiche necessarie per riuscirci, ma c’è un problema: per provarci dovete consumare uno dei pochi dadi che avete a disposizione. Potreste avere successo e ottenere qualcosa che altrimenti sarebbe impossibile raggiungere. Oppure potreste fallire, sprecando una risorsa che potrebbe servirvi molto più avanti. È una situazione che riassume perfettamente ciò che Celestial Return vuole essere. Non una semplice visual novel, nonostante sia proprio da lì che parte la sua struttura. Non un gioco di ruolo tradizionale, nonostante statistiche, abilità, impianti, inventario e sistemi di progressione siano parte integrante dell’esperienza. E nemmeno soltanto un’avventura investigativa ambientata in un affascinante mondo di stampo cyberpunk.
Celestial Return prova a mettere insieme tutte queste anime, costruendo un’esperienza nella quale parlare, scegliere, esplorare e rischiare diventano parti dello stesso percorso.
La sua idea più interessante è forse proprio questa: trasformare la narrazione in gameplay. I dialoghi non servono soltanto a raccontare una storia, ma possono diventare vere prove di abilità. Le nostre caratteristiche determinano quali possibilità abbiamo davanti, il sistema delle personalità influenza il modo in cui gli altri personaggi ci percepiscono e i dadi introducono una componente di rischio che può rendere una scelta molto più importante di quanto sembri sulla carta.
Poi c’è il mondo di Celestial Return, forse uno degli aspetti in cui il gioco riesce meglio a costruire la propria identità. L’atmosfera nasce da ambientazioni decadenti, personaggi complessi e misteri che non vengono svelati immediatamente, ma si accumulano e si intrecciano fino ad ampliare i confini della storia. Quella che all’inizio appare come una vicenda relativamente circoscritta finisce così per aprire la porta a una realtà molto più stratificata, fatta di incontri insoliti, investigazioni e segreti che invitano il giocatore a continuare a scavare. A tenere insieme questo universo interviene una direzione artistica particolarmente curata, con illustrazioni che accompagnano ogni sequenza e contribuiscono a definire con grande precisione l’identità visiva del gioco.
E se la direzione artistica contribuisce a definire il volto del gioco, è la musica a dargli una voce. La colonna sonora accompagna con grande efficacia praticamente ogni momento dell’esperienza, contribuendo a costruire quella sensazione di malinconia, tensione e mistero che rappresenta uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione. Ma un gioco con così tante idee deve anche riuscire a farle convivere. Ed è qui che Celestial Return mostra il proprio lato più fragile.
La narrazione lineare è generalmente il terreno nel quale il gioco si muove con maggiore sicurezza. Quando invece la storia lascia il posto all’esplorazione e chiede al giocatore di orientarsi autonomamente tra gli obiettivi, il ritmo può rallentare e alcune situazioni diventano meno immediate. Non è necessariamente un problema di contenuti, quanto di equilibrio: il gioco sa esattamente cosa vuole raccontare, ma non sempre trova il modo più efficace per accompagnarci fino al prossimo capitolo. Ed è per questo che Celestial Return è un titolo particolarmente interessante da recensire. Perché dietro ogni sua imperfezione c’è quasi sempre un’idea che vale la pena discutere. Alcune funzionano molto bene, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore rifinitura, ma tutte contribuiscono a costruire un’esperienza con una personalità precisa.
Il risultato è un RPG narrativo imperfetto, ambizioso e sorprendentemente ricco di sfumature. Un gioco che non raggiunge sempre l’equilibrio che cerca, ma che proprio nelle sue contraddizioni riesce a mostrare il potenziale di qualcosa di più grande.


Una visual novel che vuole superare i propri confini
La prima cosa che emerge giocando a Celestial Return è la volontà di non rimanere confinato all’interno dei canoni più tradizionali della visual novel. Il gioco conserva infatti il nucleo fondamentale del genere: la narrazione procede attraverso dialoghi, descrizioni delle situazioni e artwork che rappresentano i personaggi e gli ambienti nei quali si svolgono gli eventi.
La differenza è ciò che accade intorno a questa struttura. Il giocatore dispone di un’interfaccia articolata attraverso diverse sezioni dedicate alle statistiche, alle missioni, agli oggetti, agli innesti e alle abilità del protagonista. L’inventario, a sua volta, viene suddiviso in differenti categorie, mentre la progressione permette di modificare progressivamente le caratteristiche del personaggio.
Non si tratta quindi di un semplice sistema di menu inserito per dare una parvenza di profondità RPG. Le statistiche hanno una funzione concreta e possono determinare le possibilità disponibili durante la narrazione. Questo aspetto rappresenta una delle intuizioni più interessanti di Celestial Return, perché permette al gioco di legare direttamente la crescita del personaggio alla sua capacità di affrontare determinate situazioni. In una visual novel tradizionale il giocatore sceglie una risposta perché la considera più adatta al proprio personaggio o perché pensa che possa condurre verso un determinato risultato. Qui la questione è più complessa.
Una risposta potrebbe essere disponibile soltanto se il protagonista possiede un determinato livello di abilità. In altri casi potrebbe essere necessario utilizzare una risorsa specifica per aumentare le probabilità di successo. La scelta narrativa diventa così anche una scelta gestionale.
Quando i dialoghi diventano vere e proprie prove RPG
Le situazioni più interessanti sono quelle nelle quali Celestial Return trasforma una conversazione in una sorta di prova RPG. Durante alcuni momenti decisivi il giocatore può trovarsi davanti a quattro o più possibilità, ciascuna collegata a una caratteristica differente del protagonista.
Non tutte le opzioni sono necessariamente accessibili. Per affrontare determinate situazioni è necessario aver sviluppato adeguatamente una specifica abilità e, in alcuni casi, disporre di uno dei preziosi dadi utilizzabili durante queste prove. È una soluzione efficace perché rende la progressione del personaggio parte integrante della storia. Investire in una determinata caratteristica non significa soltanto migliorare una statistica numerica: significa aprire nuove possibilità narrative. La progressione non è più qualcosa che avviene parallelamente alla storia, ma diventa una delle condizioni attraverso le quali la storia stessa può essere affrontata.
Questo approccio permette anche di immaginare una certa rigiocabilità. Un giocatore che costruisce il protagonista privilegiando determinate capacità potrebbe infatti trovarsi davanti a possibilità differenti rispetto a chi ha seguito un percorso completamente diverso. Non tutte queste variazioni vengono sfruttate sempre con la stessa profondità, ma l’idea alla base rimane valida.

Il sistema dei dadi introduce una tensione inaspettata
Tra le meccaniche più peculiari troviamo il sistema dei dadi, che rappresentano una risorsa limitata e, proprio per questo, particolarmente importante. Il loro utilizzo non è puramente ornamentale.
Quando una determinata scelta richiede un dado, il giocatore deve valutare se sia opportuno utilizzarlo oppure conservarlo per un momento successivo. La scarsità della risorsa genera una tensione interessante. Il problema non è più soltanto comprendere quale scelta possa essere migliore dal punto di vista narrativo, ma anche stabilire se si disponga delle risorse necessarie per tentare quella strada. In questo modo Celestial Return introduce una piccola componente strategica all’interno delle conversazioni. È una meccanica che funziona particolarmente bene perché mantiene alta l’attenzione anche durante le sezioni apparentemente più passive.
La visual novel, infatti, non diventa mai completamente automatica: il giocatore deve continuare a osservare ciò che accade e considerare le possibili conseguenze delle proprie decisioni. È probabilmente uno degli elementi che meglio dimostrano la volontà degli sviluppatori di sperimentare. Il limite è che il sistema non viene sempre introdotto con la gradualità necessaria.
Celestial Return propone infatti numerose meccaniche in un arco di tempo relativamente breve, e questo può rendere le prime ore meno immediate di quanto dovrebbero essere.
Personalità multiple: una delle idee più riuscite
Ancora più interessante è il sistema delle personalità, che rappresenta una delle caratteristiche distintive della produzione. Il protagonista non viene definito esclusivamente attraverso le proprie statistiche, ma anche attraverso differenti inclinazioni caratteriali. Rabbia, intelligenza, impulsività, curiosità e altre componenti possono influenzare il modo in cui vengono affrontate determinate conversazioni. È una soluzione che permette di introdurre una forma di interpretazione del personaggio senza necessariamente trasformare il gioco in un RPG tradizionale.
Il giocatore può decidere, almeno in parte, chi vuole che sia il protagonista. Una situazione può essere affrontata con aggressività oppure con razionalità. Un’indagine può essere approfondita attraverso la curiosità oppure affrontata in maniera più diretta. Queste scelte non rappresentano soltanto differenti tonalità del dialogo: contribuiscono alla costruzione dell’identità del protagonista.
È proprio qui che Celestial Return dimostra di aver compreso una delle caratteristiche più importanti delle esperienze narrative interattive: la personalizzazione non deve necessariamente significare cambiare completamente la storia, ma può anche significare cambiare il modo in cui il giocatore percepisce e interpreta quella storia.

La scrittura è il vero punto di forza della produzione
Al netto delle meccaniche, è però la scrittura a rappresentare il vero collante dell’esperienza. I dialoghi sono costruiti con attenzione e, soprattutto, riescono a dare personalità ai diversi protagonisti. Il merito maggiore del gioco è quello di non utilizzare i comprimari esclusivamente come strumenti per far avanzare la trama. I personaggi possiedono una propria identità e, in più occasioni, riescono a rendere interessanti anche le conversazioni apparentemente secondarie. È attraverso i loro dialoghi che il mondo di Celestial Return comincia realmente a prendere forma.
Le informazioni sull’universo di gioco vengono infatti distribuite progressivamente, senza affidarsi esclusivamente a lunghe spiegazioni. Il giocatore viene accompagnato all’interno di una realtà nella quale tecnologia, mistero, religione, esperimenti e fenomeni inspiegabili convivono, creando una società che sembra nascondere molto più di quanto sia immediatamente visibile.
Una storia di misteri, suicidi e segreti
La trama prende avvio da una situazione tutt’altro che semplice. All’interno di una struttura segreta vengono scoperte creature senzienti dall’aspetto simile a rose, una premessa che permette immediatamente agli sviluppatori di stabilire le regole di un universo nel quale la realtà non segue necessariamente i canoni che conosciamo. Da questa scoperta nasce il rapporto tra alcuni dei protagonisti, tra cui la creatura e il detective che diventa una figura centrale dell’avventura.
Il rapporto tra questi personaggi costituisce una delle prime porte d’accesso al mondo narrativo e permette al gioco di presentare gradualmente le proprie peculiarità. La vicenda prende però una direzione più oscura quando il detective viene richiamato in servizio per occuparsi di un caso legato a una serie di misteriosi suicidi. Ciò che inizialmente appare come una serie di eventi scollegati comincia a rivelare connessioni con sette, segreti e avvenimenti difficili da spiegare.
La narrazione alterna investigazione, dialoghi e situazioni decisamente più surreali. Le conversazioni con i morti rappresentano uno degli esempi più evidenti della volontà del gioco di non rimanere ancorato a una singola tonalità narrativa. Il risultato è una storia che cerca costantemente di sorprendere e che riesce, in diverse occasioni, a mantenere vivo l’interesse del giocatore.

Il mondo di gioco è più profondo di quanto inizialmente sembri
Uno degli aspetti più riusciti del gioco è proprio la costruzione del suo universo. Celestial Return non si limita difatti a utilizzare il cyberpunk come semplice estetica. La tecnologia e la decadenza che caratterizzano questo mondo contribuiscono alla costruzione di un’atmosfera precisa. Il futuro rappresentato dal gioco non appare necessariamente come un luogo luminoso e tecnologicamente utopico. Al contrario, è un ambiente segnato da contraddizioni, misteri e zone d’ombra.
È una scelta che permette alla direzione artistica di assumere un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. E qui il gioco riesce probabilmente meglio che in qualsiasi altro aspetto.
Una direzione artistica che sostiene l’intera esperienza
La componente artistica è infatti il vero fiore all’occhiello di Celestial Return. Gli artwork sono curati, espressivi e capaci di trasmettere immediatamente il tono delle diverse situazioni. I personaggi possiedono un design riconoscibile e una forte presenza scenica, mentre le ambientazioni contribuiscono alla costruzione del mondo senza apparire come semplici sfondi.
È un lavoro particolarmente importante per una visual novel. Quando la narrazione si basa prevalentemente su dialoghi e immagini statiche, la qualità dell’artwork assume un peso enorme. Un’espressione, una posa o un’inquadratura possono modificare completamente la percezione di una scena. Celestial Return dimostra di aver compreso perfettamente questo principio.
La regia delle sequenze più importanti è inoltre accompagnata, in alcuni casi, da animazioni che contribuiscono a rendere più dinamiche le scene. Non siamo davanti a una produzione tecnicamente spettacolare nel senso tradizionale del termine, ma quanto fatto sulla componente artistica riesce a compensare ampiamente questa caratteristica. Il gioco possiede un’identità visiva immediatamente riconoscibile. Ed è probabilmente questo uno dei suoi risultati più importanti.


La musica è una delle ragioni per cui ricordarsi di Celestial Return
Se la direzione artistica rappresenta una certezza, la colonna sonora è invece la sorpresa più significativa. La musica accompagna praticamente ogni fase dell’esperienza e riesce spesso a fare molto più che limitarsi a riempire il silenzio. Le tracce sono associate con attenzione alle diverse situazioni, contribuendo a costruire tensione, malinconia, mistero o senso di inquietudine.
Persino il menu principale beneficia di una cura musicale che dimostra quanto la colonna sonora sia stata considerata parte integrante dell’identità del gioco. In alcune occasioni è persino la musica a diventare il principale elemento responsabile dell’atmosfera. È uno di quei casi nei quali, una volta terminata la sessione di gioco, alcune delle sensazioni più persistenti non derivano necessariamente da una scena specifica, ma dal modo in cui quella scena è stata accompagnata musicalmente. Per una produzione fortemente narrativa, è un risultato estremamente significativo.
La mappa e le indagini: quando la libertà diventa attrito
Non tutto, però, funziona con la stessa efficacia. Uno dei problemi più evidenti riguarda il passaggio dalla struttura lineare della visual novel alle sezioni sulla mappa.
Quando il gioco procede attraverso dialoghi e scelte, il ritmo risulta generalmente fluido. Quando invece è necessario muoversi attraverso la mappa e individuare autonomamente il prossimo obiettivo, l’esperienza può diventare meno immediata. La maggior parte delle missioni presenta indicazioni sufficientemente chiare, ma esistono momenti specifici, soprattutto durante alcune indagini, nei quali il gioco lascia al giocatore il compito di capire come proseguire.
L’idea è comprensibile. Un gioco investigativo deve lasciare spazio all’osservazione e alla deduzione. Il problema nasce quando le informazioni fornite non risultano sufficienti per distinguere una vera deduzione da un tentativo casuale. In questi momenti l’esperienza perde quella tensione positiva che dovrebbe accompagnare la risoluzione di un’indagine e rischia di trasformarsi in una ricerca poco gratificante. È una scelta progettuale che avrebbe probabilmente beneficiato di un maggiore equilibrio tra libertà e orientamento.

Un comparto tecnico semplice, ma complessivamente stabile
Dal punto di vista tecnico, invece, il titolo non presenta problematiche particolarmente rilevanti nella versione attuale. La struttura da visual novel rende Celestial Return relativamente leggero e permette al gioco di concentrarsi sulle componenti artistiche e narrative.
È inoltre doveroso considerare il lavoro svolto dagli sviluppatori dopo il lancio. Le prime versioni del titolo presentavano infatti alcuni problemi tecnici in grado di compromettere, almeno in parte, la qualità dell’esperienza, ma gli aggiornamenti pubblicati nel tempo hanno consentito di migliorarne sensibilmente la stabilità e l’affidabilità complessiva.
Non si tratta di un comparto pensato per stupire o per imporsi come elemento centrale dell’esperienza, quanto piuttosto di una componente che svolge con precisione il proprio compito, accompagnando il resto della produzione senza mai diventare un limite. E, considerando la natura e gli obiettivi del progetto, è probabilmente esattamente ciò che doveva fare.
La mancata localizzazione in italiano
Tra i problemi che maggiormente incidono sulla fruizione del gioco c’è però quello relativo alla localizzazione. L’assenza della lingua italiana è una mancanza importante. Non si tratta di un titolo nel quale i dialoghi costituiscono semplicemente una parte dell’esperienza. Sono l’esperienza.
La storia viene raccontata attraverso le conversazioni, le scelte dipendono dalla comprensione delle situazioni e persino alcune meccaniche RPG richiedono di interpretare correttamente ciò che viene richiesto. Inoltre, la scrittura è uno degli elementi migliori del gioco. Questo rende ancora più significativo il problema. Un giocatore italiano che non possiede una buona conoscenza dell’inglese rischia di perdere non soltanto parte del piacere narrativo, ma anche alcune delle sfumature necessarie per comprendere pienamente il funzionamento delle meccaniche. Una localizzazione italiana avrebbe quindi potuto ampliare sensibilmente il pubblico potenziale dell’opera. Per un titolo fortemente basato sulla narrazione, è una limitazione che non può essere considerata secondaria.
Il vero problema di Celestial Return
Alla fine dell’esperienza emerge un elemento piuttosto evidente: Celestial Return non soffre di una mancanza di idee, ma della difficoltà di farle convivere in modo davvero armonico. Al contrario, il gioco dimostra di avere moltissimo da offrire. La componente RPG funziona, il sistema delle personalità è particolarmente interessante, i dadi aggiungono profondità strategica, la mappa arricchisce l’esplorazione con una componente investigativa, mentre la scrittura sostiene efficacemente la narrazione. A completare il tutto troviamo un design artistico capace di costruire un’atmosfera riconoscibile e una colonna sonora che sa sottolineare i momenti più importanti. Presi singolarmente, sono tutti elementi che contribuiscono in maniera concreta alla qualità del progetto.
La difficoltà emerge quando questi sistemi sono chiamati a operare contemporaneamente. Celestial Return sembra infatti, in alcuni momenti, voler essere più complesso di quanto la propria struttura riesca a sostenere con naturalezza. Il risultato è un’esperienza che può trasmettere una sensazione di sovraccarico, soprattutto nelle fasi iniziali. È proprio all’inizio che questa scelta risulta più evidente: il giocatore viene introdotto rapidamente a numerose meccaniche e deve, nello stesso momento, comprendere il mondo narrativo, imparare a gestire statistiche e risorse, familiarizzare con il sistema delle personalità, decifrare il ruolo dei dadi e orientarsi attraverso la mappa.
Tutto questo finisce per lasciare poco spazio alla progressiva assimilazione dei singoli elementi. Un’introduzione più graduale avrebbe probabilmente permesso a ogni meccanica di emergere con maggiore chiarezza, dando al giocatore il tempo necessario per comprenderne il valore prima di doverle gestire tutte insieme.

7/10