Un’analisi della colonna sonora che dà il tono a tutta l’esperienza, con uno sguardo ai brani, a chi li ha composti e al modo in cui il pop-punk incontra metal, elettronica e strumenti tradizionali.
Uno dei principali motivi per cui Stupid Never Dies invoglia a giocare è la musica. Ed è stato anche uno dei principali motivi per cui questo titolo di GPTRACK50 mi ha colpito profondamente sin dal teaser.
Può essere un punto di vista personale; l’arte e l’interesse per l’arte partono sempre da un istinto o da una propensione naturale, questo è indubbio. Ma in questo caso è altrettanto indubbio che ci sia qualità. Una qualità nel presentare il progetto, innanzitutto – ormai quasi un anno fa –, e qualità in ognuno degli aspetti che compongono un titolo così originale e d’impatto.
In Stupid Never Dies la musica e l’estetica sono aspetti preponderanti, ed è evidente, al netto di un gameplay comunque godibile.
Stupid Never Dies sarebbe stato lo stesso gioco se non avesse avuto una grafica e delle musiche come queste?
Senza alcun intento critico, credo di no.
Stupid Never Dies senza il suo aspetto eccezionale, ma soprattutto senza la sua musica, non sarebbe quello che è, e giocarlo non sarebbe altrettanto divertente.
La musica è una parte fondante dell’esperienza, e vedremo più nel dettaglio il perché.
Un tavolo da DJ in mezzo alle action figure
Nel gioco ogni brano è firmato da qualcuno che appartiene al mondo di finzione: Davy, i boss, oppure il negozio in cui si ascolta. Il Turntable ne raccoglie diciannove, tutti con nomi inventati.
La lista delle tracce, che si sbloccano un po’ alla volta, si trova da Kitsch Monster, il negozio che vende action figure e gadget: in mezzo alla merce c’è un tavolo da DJ con due piatti, un mixer e casse coperte di adesivi, sotto un’insegna al neon con fantasmini sorridenti e uno schermo appeso al soffitto che mostra una banda verde e blu come un segnale disturbato.
Le Battle Tracks sono tre: Climb or Die, firmato da Davy, e i remix di Inferno Titan e Headless Highway, firmati da Davy insieme agli autori originali, Surtr R.S. e Bob Dullahan. Le Boss Anthems sono quattro: The Keeper’s Oath e Nothing Gets Through, firmati da The Gatekeepers e The Boss Syndicate, indicati come Various Artists, più le versioni originali di questi due brani.
I B-Sides sono dodici sotto l’etichetta Other. Ci sono il tema Stupid Never Dies di Davy & Julia e Davy Burst, che il menu classifica come Battle Track pur trovandosi tra i B-Sides, poi i Mall Grooves intitolati ai posti del centro commerciale: Marilynbill Mall di The Food Court Crew, Jupiter Target di Dr. Frank Steiner, Ink on the Brain di Acelino de la Luna e così via, un pezzo per ogni negozio firmato da chi lo gestisce. Frank Steiner è Doc, Acelino de la Luna il tatuatore di Ink on the Brain.
Alcuni brani hanno una copertina propria: Climb or Die mostra un orsetto viola che si frantuma su fondo blu, Inferno Titan una bocca spalancata, Headless Highway un fondo giallo con il titolo a lettere sbilenche. Il tema principale ha due volti sotto i berretti, e gli altri brani un disco nero con il logo del gioco. Dal menu si può riprodurre un brano, aggiungerlo alla playlist, ripeterlo o mescolare la lista.

L’idea è coerente con il resto della direzione artistica, dove il collezionismo è parte del carattere: la scheda accanto cataloga i TickTock Teddies in sei serie – Animal, Sports, Monster, Glitzy, Musician e Freaky – e l’esemplare standard è descritto come un regalo ricevuto da Doc. Musica e pupazzi finiscono nello stesso menu, perché sono entrambi oggetti da trovare e da esibire. Lo stesso orsetto, con la sveglia rosa sul ventre, è il timer delle discese: compare in alto a destra accanto al numero del livello. Il tempo che resta si allunga di tre minuti superando il decimo o il ventesimo livello.
Gli ottanta brani dell’album
Stupid Never Dies Original Soundtrack è uscito il 22 ottobre 2026, a ridosso del lancio, per T’s MUSIC SOUND DESIGN con copyright di GPTRACK50: ottanta brani in tre dischi digitali, 3 ore, 18 minuti e 49 secondi, disponibili sulle principali piattaforme di streaming sotto l’etichetta Various Artists.
I compositori sono quattro e vengono tutti da T’s MUSIC: Rei Kondoh, Varon Chase Bantug, Yuta Yamaguchi e Haruno Ito. Sul sito di Kondoh la scheda del gioco lo indica come Lead Composer e Music Director, con il tema di chiusura tra i suoi crediti; tra i suoi brani ci sono anche la suite finale The Rebirth Beyond the End e i quattro movimenti di Legion of the Moon.
Nei primi due dischi Kondoh firma quasi la metà delle tracce, trentaquattro su settanta; il resto si divide tra Ito, Yamaguchi e Bantug. Nel terzo il suo nome compare tra i crediti di nove brani su dieci: l’unico che resta fuori è il rifacimento di Inferno Titan.
Restless, Reckless, Never Die, Fearless chiude il terzo disco dopo otto remix da sei o sette minuti, così chi ascolta tutto l’album finisce su un brano cantato. Quanto alle firme, i quattro brani di Boss Anthems hanno quattro autori diversi e i Mall Grooves sono divisi un po’ tra tutti: nessuno dei quattro ha tenuto per sé un registro.

La firma di Davy
Il terzo disco è quasi tutto di remix. In fondo alla tracklist, subito prima del brano dei titoli di coda, ci sono otto rifacimenti attribuiti a Davy: da Headless Highway (Davy Remix) a The Rebirth Beyond the End (Davy Remix).
Sull’album la firma cambia: quattro remix sono di Yuta Yamaguchi, due di Rei Kondoh, uno di Varon Chase Bantug, e Crimson Requiem è firmato da Yamaguchi con Bantug. «Davy» è un nome collettivo che copre tre persone. I remix durano dai 5:54 ai 7:32 e in genere superano gli originali, dato che nei primi due dischi l’unico brano oltre i cinque minuti è la suite finale. Headless Highway passa da 4:15 a 6:15, Inferno Titan da 4:43 a 6:41; The Rebirth Beyond the End scende da 8:01 a 6:06.
La stessa differenza tra intestazione e crediti vale per i brani cantati. I due temi sono gli unici con parti vocali, più un rap di Davidgocray che la tracklist non colloca. Stupid Never Dies, 2:52, è di Yuta Yamaguchi su testo di Shang Aquinde, Restless, Reckless, Never Die, Fearless, 3:42, di Rei Kondoh su testo di Genseki Tanaka. Entrambi i brani risultano come duetto di Francis Rey Gatmaitan e Brigette «Loise» Quirante, mentre nel Turntable il tema di apertura è firmato Davy & Julia. In gioco quelle intestazioni raccontano i personaggi; chi ha composto e chi canta si legge altrove, sull’album.
Anche i titoli non coincidono: nel Turntable la traccia si chiama Marilynbill Mall, sull’album è Marilynville Mall.

Neo Pop Punk
Il metodo è stato raccontato da Hiroyuki Kobayashi, produttore e fondatore di GPTRACK50 dopo l’uscita da Capcom nel 2022, nel video Deep Bite dedicato al suono. La composizione è cominciata dal tema di Davy, da cui il team ha ricavato il tono del gioco. Il pop-punk si è imposto per la storia d’amore tra Davy e Julia, e perché era il genere che gli sviluppatori ascoltavano da giovani.
Da lì il team ha fatto una cosa insolita: non si è fermato al tema del protagonista, ma ha scritto un pezzo per ogni abitante – uno per Davy, uno per ciascuno dei boss, uno per ogni negozio del centro commerciale. Il risultato ha portato dentro metal, rock, elettronica e strumentazione tradizionale giapponese, in una formula che lo studio chiama Neo Pop Punk. Le tracce cambiano con quello che Davy sta facendo, e la base nel centro commerciale usa beat lo-fi.
Nel gioco quell’idea ha un riscontro preciso: Surtr R.S., il nome con cui Inferno Titan è accreditato nel Turntable, è uno dei quattro generali di Drugoya. Il database di Doc lo descrive come un tipo che cerca di continuo uno scontro capace di fargli sfrigolare i nervi, e che disprezza gli zombie perché stanno a metà strada tra umani e mostri. Il brano è stato scritto per un gigante di fuoco e rimontato da chi lo ha sconfitto, cioè da uno zombie.
Nel catalogo ci sono anche tracce di una decina di secondi che portano il nome di un’epoca o di un luogo: Molten Rome, Medieval Europe, Ancient Andes, Edo Zipangu. Lette di fila sembrano miniature, stacchi per capire in che mondo si è appena entrati, e le prime due richiamano il Molten Rome Layer e il Medieval European Layer che il Frank’s Database elenca accanto al Northern Viking Layer. Se il criterio è quello, l’album diventa anche un atlante compresso degli strati del dungeon, con le fermate lunghe riservate ai mostri.
Kinya Sogawa suona shakuhachi e shinobue, Akiko Sakurai il biwa, e Bantug tiene anche batteria e basso. Dietro i due fiati c’è una persona sola, e nel mix il biwa convive con una chitarra distorta.
Un roguelite ripete la stessa discesa decine di volte, e un solo tema che riparte identico a ogni tentativo stanca presto. Una firma diversa per ogni boss, con remix che ricompongono il brano, cambia l’ascolto da un tentativo all’altro: dopo il terzo scontro con lo stesso avversario la differenza si sente. Ed è per questo che il tavolo da DJ conta: negli stessi posti, dopo qualche discesa, cambiare brano cambia l’umore della partita.

Fuori dalla finzione
Le diciannove voci del Turntable si sbloccano una alla volta, e il lettore permette di riascoltare un brano senza ripetere la discesa in cui lo si è sentito la prima volta: il tavolo da DJ diventa così anche un registro degli avversari battuti e dei negozi visitati. Anche sbloccati tutti, però, coprono meno di un quarto dell’album: le suite, i pezzi ambientali e i quattro movimenti di Legion of the Moon vivono solo nel disco.
Dare i brani in mano ai personaggi funziona: la colonna sonora diventa un oggetto del mondo, come le insegne accese dei negozi.
Chi ascolta l’album senza aver giocato trova un’unica sequenza di ottanta tracce senza alcuna indicazione di scena, mentre chi ha giocato riconosce i nomi dei boss e dei negozi tra i titoli e può ricostruire da solo il percorso fatto nel dungeon e nel centro commerciale.
Ecco perché la musica di Stupid Never Dies funziona così bene. Come racconta Kobayashi, il tema di Davy è arrivato prima che il gioco avesse un tono, e i pezzi dei boss prima che i boss avessero un nome.

Se volete conoscere meglio Stupid Never Dies, potete leggere la nostra recensione.