Un’indagine personale che attraversa la guerra, l’archeologia e la memoria culturale, trasformando la ricerca della verità in un atto di responsabilità

My Father Lied non è arrivato dal nulla. Prima di approdare su Steam, il progetto di Lunar Games ha attraversato un percorso lungo e dichiaratamente indipendente, passando da una campagna Kickstarter fino a ottenere, a fine 2025, un riconoscimento tutt’altro che secondario: il premio di Best Arab Game ai Grand Game Awards.

My Father Lied Sumerian Launch Trailer

Un risultato che non certifica soltanto la riuscita di un progetto, ma ne legittima l’ambizione. My Father Lied è un mystery narrativo a base puzzle che sceglie deliberatamente una strada poco battuta: intrecciare una vicenda personale e familiare con settemila anni di storia mesopotamica, archeologia, linguaggio e memoria collettiva. Un’operazione che privilegia la densità concettuale e la stratificazione del significato, ponendo subito il contenuto al centro dell’esperienza.

Il gioco nasce come progetto fortemente autoriale, guidato da Ahmed Alameen, e questo emerge fin dai primi minuti: interfaccia minimale, struttura lineare e una narrazione che prende forma attraverso documenti, installazioni museali e testi da decifrare. Il ritmo è misurato, riflessivo, costruito attorno all’osservazione e alla comprensione.

Al centro dell’esperienza c’è Huda, archeologa come suo padre, scomparso vent’anni prima in circostanze mai chiarite. La sua ricerca supera presto i confini dell’indagine privata e diventa un confronto diretto con il modo in cui la conoscenza viene conservata, interpretata e indirizzata. Il museo in cui si svolge gran parte dell’avventura assume così un ruolo preciso: non uno sfondo, ma un dispositivo narrativo che seleziona, ordina e filtra la memoria.

My Father Lied Huda

Narrazione e ambientazione: archeologia, identità e memoria contesa

In My Father Lied, la narrazione costituisce l’ossatura stessa dell’esperienza. La storia segue il ritorno di Huda in Medio Oriente per indagare sulla scomparsa del padre durante uno scavo archeologico, ma si sviluppa rapidamente come una riflessione sul controllo della storia e sul potere insito nel raccontarla.

Il museo archeologico che funge da ambientazione principale è uno spazio carico di significato politico e simbolico. Ogni reperto, pannello informativo o documento propone una verità parziale, contribuendo a creare una tensione costante tra narrazione ufficiale e memoria sommersa, tra sapere accademico e tradizione locale, tra ciò che viene preservato e ciò che viene sistematicamente escluso.

Il gioco affonda le sue radici nella storia mesopotamica – dalla scrittura cuneiforme alle civiltà assira e babilonese – adottando però uno sguardo profondamente contemporaneo. Le citazioni a figure reali dell’archeologia occidentale, come Henry Rawlinson o Leonard Woolley, non svolgono una funzione didascalica, ma introducono una domanda centrale: chi possiede il diritto di interpretare il passato, e attraverso quali strumenti?

Da questa prospettiva, My Father Lied assume una dimensione apertamente politica. Il tema del colonialismo culturale attraversa l’intera narrazione, mostrando come la conoscenza possa essere estratta, catalogata e riscritta lontano dai contesti umani e simbolici da cui proviene. Il contrasto tra l’approccio occidentale, analitico e archivistico, e quello locale, più stratificato e simbolico, si riflette nei dialoghi, nei documenti e nella stessa struttura dell’esperienza.

L’Anshar, entità antica e misteriosa, rappresenta il punto di convergenza tra mito, scienza e metafisica. Non è un semplice elemento narrativo, ma l’incarnazione di una conoscenza non lineare, che sfugge ai sistemi di interpretazione tradizionali. Le tavole, i simboli tridimensionali e l’idea di una scrittura che non traduce parole ma mappe concettuali suggeriscono una visione della storia come organismo dinamico, modellato dallo sguardo di chi lo osserva.

Il racconto non rimane confinato al piano teorico. Il riferimento all’invasione del 2003 e ai bombardamenti che segnano l’infanzia di Huda radica la vicenda in un trauma storico preciso. Un evento che intreccia guerra e perdita personale, e che contribuisce a trasformare la sua ricerca in una necessità esistenziale.

Nel suo insieme, My Father Lied utilizza il mistero per interrogare l’identità culturale, l’eredità storica e la responsabilità del sapere, chiedendo al giocatore attenzione, tempo e una reale disponibilità a mettere in discussione certezze consolidate.

My Father Lied

Gameplay: logica, osservazione e costruzione del senso

Il gameplay di My Father Lied si fonda su un’interazione essenziale e consapevole, costruita attorno a esplorazione, osservazione e risoluzione di puzzle logici. La progressione è lineare e guida il giocatore attraverso ambienti concepiti come nodi di conoscenza da interpretare prima ancora che da superare.

Ogni enigma nasce da informazioni testuali, simboliche o spaziali fornite attraverso documenti, pannelli e installazioni. Il giocatore è chiamato a leggere, collegare e ricordare elementi anche lontani nel tempo, costruendo gradualmente una mappa mentale coerente. La risoluzione non avviene per intuizione immediata, ma per comprensione del contesto.

La difficoltà cresce in modo progressivo, richiedendo sempre maggiore capacità di sintesi e attenzione ai dettagli. Gli enigmi valorizzano il ragionamento e la memoria, offrendo una soddisfazione profonda quando la soluzione emerge come esito naturale di un processo di riflessione.

L’interfaccia minimale sostiene questa impostazione, mantenendo l’attenzione sugli indizi e sul pensiero logico. Ogni interazione è chiara e coerente, rafforzando il senso di immersione e il rapporto diretto tra giocatore e contenuto.

Tematiche: conoscenza, potere e il peso della memoria

My Father Lied propone una riflessione articolata sul concetto di conoscenza, mostrando come il sapere possa trasformarsi in uno strumento di potere. La ricerca archeologica e scientifica viene rappresentata come un atto capace di ridefinire il valore delle cose, decidendo cosa merita di essere conservato e cosa può essere sacrificato.

Il tema del colonialismo culturale emerge attraverso l’ambiguità della ricerca stessa: comprendere significa spesso estrarre, tradurre e semplificare, con una perdita che non è mai neutra. Ogni interpretazione comporta una scelta, e ogni scelta implica una responsabilità.

My Father Lied

Il linguaggio occupa un ruolo centrale in questa riflessione. Il gioco mette in scena i limiti dei sistemi comunicativi umani di fronte a strutture di pensiero non lineari, suggerendo che il linguaggio organizzi la realtà ma al tempo stesso la riduca. Comprendere diventa così un atto trasformativo, capace di modificare chi apprende.

Da qui deriva l’idea della conoscenza come contagio: le informazioni si diffondono, alterano la percezione e producono conseguenze. La memoria, individuale e collettiva, appare come una costruzione fragile, soggetta a selezione e reinterpretazione. Ricordare e dimenticare assumono una valenza politica.

Il gioco affronta anche il tema del senso di colpa, mostrando come il trauma individuale possa sovrapporsi alla memoria collettiva. La ricerca della verità diventa per Huda un tentativo di dare ordine a una ferita personale legata alla guerra, trasformando l’indagine storica in un percorso di elaborazione.

Nel suo insieme, My Father Lied propone una visione del sapere come responsabilità, invitando il giocatore ad accettare l’ambiguità e l’incompletezza come parte integrante della comprensione.

My Father Lied

Direzione artistica e comparto tecnico: essenzialità al servizio del contenuto

La direzione artistica di My Father Lied segue una linea di coerenza rigorosa, in cui ogni scelta visiva è subordinata al contenuto e al tono dell’opera. Il progetto artistico è stato sviluppato in collaborazione con Studiocupcakes, studio che ha curato l’impostazione visiva complessiva, lavorando sotto la direzione di Arati Puranik (Art Director) e Alisha Mahapatra (Senior Illustrator e Art Director). Il risultato è un’estetica essenziale e misurata, pensata per sostenere il processo di lettura e interpretazione piuttosto che per colpire sul piano dello spettacolo.

Le ambientazioni tridimensionali adottano uno stile sobrio e funzionale, costruito per essere osservato e decifrato più che esplorato in senso tradizionale. La resa tecnica privilegia la chiarezza strutturale e la leggibilità degli spazi, accompagnando l’esperienza senza distogliere l’attenzione dal ragionamento e dalla narrazione. In questo contesto, il lavoro di modellazione e supporto visivo contribuisce a creare ambienti coerenti, mai ridondanti, che mantengono il focus sul contenuto informativo.

My Father Lied grafica

A emergere con maggiore forza sono le sequenze illustrate in 2D, curate dal team di rendering e illustrazione di Studiocupcakes, composto, tra gli altri, da Kshitija Kulkarni, Aditya Permana, Anurag Biswas e Sai Sankar. Le immagini statiche, dal taglio quasi pittorico, introducono una dimensione più intima ed emotiva, segnando i momenti narrativi chiave e rafforzando il legame personale tra Huda e suo padre. Il contrasto tra la sobrietà degli ambienti 3D e la forza evocativa delle illustrazioni contribuisce in modo decisivo all’identità visiva del gioco.

Il comparto sonoro, curato direttamente da Ahmed Alameen, accompagna l’esperienza con discrezione, sostenendo l’esplorazione e sottolineando i passaggi più carichi di significato. L’uso di sonorità ispirate a tradizioni antiche e la presenza del brano Inanna’s Descent to the Underworld rafforzano ulteriormente il legame con il contesto storico e simbolico dell’opera, inserendosi in modo coerente nel discorso su linguaggio, memoria e mito.

Dal punto di vista tecnico, My Father Lied integra i limiti tipici di una produzione indipendente in una visione d’insieme compatta e coerente. L’interfaccia minimale, già centrale nel gameplay, contribuisce a mantenere l’esperienza pulita e leggibile, mentre la struttura generale resta stabile dall’inizio alla fine.

Nel complesso, la direzione artistica non mira a impressionare, ma a sostenere il senso dell’opera. È una scelta consapevole, che privilegia identità e coerenza rispetto alla rifinitura formale, e che risulta pienamente allineata con l’ambizione narrativa del progetto. My Father Lied si presenta così come un’esperienza che mette il contenuto al centro, affidando all’estetica il compito di accompagnarlo, non di sovrastarlo.

My Father Lied grafica

Conclusioni

My Father Lied conquista il giocatore non con l’immediatezza, ma con la persistenza. Anche nei momenti in cui i puzzle si fanno più complessi e richiedono uno sforzo maggiore, l’esperienza invita a fermarsi, a riflettere, a rimettere insieme i pezzi con calma. È un coinvolgimento che spinge a proseguire perché ogni soluzione apre una nuova comprensione, non solo un nuovo spazio.

Il finale, misurato e profondamente emotivo, rappresenta il punto di arrivo naturale di questo percorso. Senza ricorrere a colpi di scena forzati, riesce a chiudere la vicenda personale di Huda con delicatezza, dando peso alle relazioni, alle scelte e alle rinunce che hanno attraversato l’intera narrazione. È un epilogo che lascia spazio alla risonanza emotiva e alla riflessione.

Ciò che rende My Father Lied particolarmente significativo è però la sua capacità di andare oltre la storia che racconta. Le tematiche affrontate — identità culturale, memoria storica, colonialismo del sapere, linguaggio come strumento di potere — restano presenti anche dopo i titoli di coda. Il gioco non pretende di fornire risposte definitive, ma stimola domande che continuano a lavorare nel tempo, rendendo l’esperienza più ampia del singolo playthrough.

Nel panorama dei narrative puzzle game, My Father Lied si distingue per ambizione e coerenza. È un’opera che richiede attenzione e pazienza, ma che ricompensa con una profondità rara e con un senso di coinvolgimento autentico. Un progetto che dimostra come il videogioco possa essere spazio di indagine culturale e politica, senza rinunciare all’emozione e al racconto umano.

My Father Lied

Se volete saperne di più:

My Father Lied on Steam

Il nostro primo articolo

My Father Lied

“My Father Lied è un mystery narrativo a base puzzle che intreccia una vicenda personale con settemila anni di storia mesopotamica, archeologia e memoria culturale. Il gioco segue Huda, archeologa alla ricerca della verità sulla scomparsa del padre, trasformando l’indagine privata in una riflessione più ampia sul controllo della conoscenza, sull’identità e sul potere del racconto storico. Attraverso un gameplay fondato su osservazione, logica e lettura attenta, My Father Lied chiede tempo e concentrazione, ma ricompensa con una progressione coerente e coinvolgente. La direzione artistica essenziale e le sequenze illustrate in 2D rafforzano il tono riflessivo dell’opera, mentre le tematiche politiche e culturali restano centrali fino al finale, misurato ed emotivamente incisivo. Un’esperienza ambiziosa e densa, consigliata a chi cerca nei videogiochi uno spazio di riflessione, oltre che di intrattenimento.”

PRO

  • Narrazione densa e ambiziosa, capace di intrecciare storia personale, archeologia e riflessione politica
  • Tematiche culturali e storiche trattate con coerenza e maturità, senza semplificazioni
  • Puzzle logici ben integrati nel contesto narrativo, che rafforzano il senso di ricerca e scoperta
  • Direzione artistica essenziale ma coerente, con sequenze illustrate in 2D di forte impatto emotivo
  • Finale misurato e coinvolgente, che dà peso alle relazioni e alle scelte compiute
  • Progetto autoriale riconoscibile, sostenuto da una visione chiara e consapevole

CON

  • Ritmo deliberatamente lento, che può risultare impegnativo per chi cerca un’esperienza più immediata
  • Puzzle talvolta complessi e poco indulgenti, che richiedono attenzione costante e pazienza
  • Compartimento tecnico e grafico essenziale, lontano dagli standard produttivi più elevati
  • Esperienza pensata per un pubblico specifico, meno adatta a chi preferisce narrazioni guidate o action-oriented
SCORE: 8

8/10

Sono un'artista italiana che ha iniziato un po' tardi ad appassionarsi al mondo dei giochi ma che se ne è innamorata subito. Non sono una gran giocatrice e scelgo titoli che si adattino alle mie preferenze personali, ma posso apprezzare soprattutto i contenuti grafici e le soluzioni artistiche. Inoltre, sto imparando a conoscere anche tutte le affascinanti funzionalità del game development.