Minishoot’ Adventures crea un mix ben dosato degli elementi bullet-shooter, RPG e Metroidvania in un piccolo ma ben curato open-ended world. SoulGame presenta un’opera matura e più complessa di quello che sembra.
Prima di mettere la mani su Minishoot’ Adventures, pensavo di trovarmi davanti ad un’avventura semplice ma ben fatta. Un’idea carina che prendeva ispirazione dal primo The Legend of Zelda del Nintendo 8 bit. Proprio quest’ultimo elemento ha attirato la mia attenzione, portandomi a scaricarlo dal mio GAME PASS e provarlo.
Beh, una volta iniziato il gioco, non ho mai trovato più appropriato il detto: “mai giudicare un libro dalla sua copertina”!
Minishoot’ Adventures presenta una cura, uno stile ed una profondità di level e game design notevoli. Create in maniera tale da poter rivaleggiare a testa alta con produzioni più blasonate.
Saremo soli in un mondo ostile, sconosciuto ma ricco di segreti e cose da scoprire. Nessuno ci porterà per mano, a parte un breve ma esaustivo tutorial iniziale. Proprio questo senso di solitudine e scoperta, insieme alle nostre limitate (per il momento) capacità, sono il fulcro dell’esperienza. SoulGame, è riuscita a farmi rivivere le vibes del primo Zelda. Quella sensazione di smarrimento insieme alla libertà di andare dove si vuole, a patto poi di assumerne le conseguenze.
Prima di andare avanti due parole sugli sviluppatori.
SoulGame sono:
- Séverin Larose: Game designer, coder, animator, composer
- Adrien Sele: Artist and UI/UX designer
Un team composto da due cugini francesi con sede a Tolosa. Dal 2011 realizzano con cura ogni tipo di gioco utilizzando un metodo basato sulla pura passione e sul desiderio di creare esperienze profondamente autentiche, ricche di divertimento, emozioni e con uno sguardo alla nostalgia.
Iniziamo dalla storia di Minishoot’ Adventures che, seppur trattata in maniera semplice, fa da legante tra tutte le azioni del protagonista.
The Unchoosen è tornato!
Fin dai tempi antichi, ogni volta che si verificava una crisi, lo Scarabeo Primordiale concedeva a uno dei piccoli Shiplings poteri straordinari per affrontare le avversità. Una di queste occasioni si verificò quando gigantesche navi provenienti dalle profondità attaccarono il villaggio degli Shiplings. Come previsto, lo Scarabeo Primordiale donò immensi poteri a un giovane Shipling, che tutti naturalmente chiamarono il Prescelto.
Dopo un’epica battaglia, il Prescelto tornò vittorioso e il villaggio festeggiò. Ma giunse poi il momento di restituire i Poteri Primordiali per ristabilire l’equilibrio delle cose. Il Prescelto, colmo di orgoglio e trionfo, rifiutò di rinunciare ai poteri e lo Scarabeo Primordiale fu costretto a riprenderseli con la forza. Profondamente distrutto da questa perdita e umiliazione, in un momento di stizza, il Prescelto distrusse un cristallo blu.
Rimproverato dalla divinità per questa grave offesa, il Prescelto fu esiliato e divenne così il The Unchoosen, colmo di risentimento e frustrazione, alimentato dalla corruzione del cristallo rosso.
Questo potere portò devastazione per tutto il mondo. Il Villaggio Blu venne annientato, invece gli altri Shipling vennero rinchiusi in cristalli di vuoto e nascosti da guardiani nei dungeon.
Da qualche parte, in una caverna profonda, un cristallo del vuoto tremava di vita. Qui inizia la nostra avventura. Un giovane Shipling intrappolato era appena stato chiamato dallo Scarabeo Primordiale a sorgere come il nuovo Prescelto.


Cominciamo dall’estetica
Proprio questo aspetto di Minishoot’ Adventures è quello che, insieme al level design, ricorda maggiormente il primo The Legend of Zelda. Una mappa disegnata a mano e con consapevolezza. Per quanto i biomi siano differenti, lo stile scelto dà un senso di uniformità e coerenza a tutto il mondo.
Colori pastello ed accesi, insieme a forme geometriche semplici e ben distribuite nello spazio, ricordano la Hyrule dell’era 8-bit. Foreste, deserti, zone allagate e città diroccate sembrano trarre ispirazione dalle classiche ambientazione di questi vecchi titoli.
L’aggiunta della telecamera dall’alto, non gestibile dal giocatore, aggiunge ancora più effetto nostalgia. La telecamera allarga e restringe la visuale a seconda degli ambienti e gli avvenimenti che accadono. Altra chicca, figlia anche dell’esigenza del caricamento delle porzioni successive, è l’effetto di transizione tra alcune sezioni della mappa. La visuale sembra fermarsi per poi ripartire, dando la sensazione dello scrolling della visuale. Questo escamotage trasforma un’esigenza di programmazione in un effetto retrò e familiare.
Ultima ma non per importanza è la colonna sonora. Un mix di brani rilassanti e meditativi, ai quali si aggiungono beat molto serrati di batteria con synth retrò anni 80 e 90.
Ritmi che enfatizzano le fasi bullet hell e danno la carica giusta per affrontare gli scontri, soprattutto quelli impegnativi.
Mappa e level design
La mappa in Minishoot’ Adventures non brilla solo per l’estetica, ma anche per il design del mondo di gioco e dei dungeon.
Nonostante all’inizio abbiamo visibile solo una piccola porzione, possiamo avventurarci al di fuori della zona conosciuta. Percorre quest’ultime però non ci fa scoprire automaticamente la mappa. Dovremo trovare dei frammenti di mappa che faranno scoprire la porzione relativa al bioma in cui ci troviamo. Per quanto ben nascoste o messe come ricompensa per la soluzione di un dungeon, il level design riesce a guidare silenziosamente il giocatore verso di essi. Segno di buon design!
Ho trovato la mappa molto leggibile ed aiuta bene il giocatore a muoversi nel mondo.
Come da tradizione, la mappa è divisa in biomi ed è piena di dungeon, segreti e scorciatoie intelligenti. Oltre ai dungeon canonici che servono a far progredire la storia, ne troveremo anche di opzionali. Nonostante il gioco conceda una notevole libertà di esplorazione e non obbliga il giocatore ad esplorare tutto, fatelo!
L’esplorazione, anche la più semplice, ricompensa il giocatore. Passaggi segreti, oggetti e trinket rari, mercanti nascosti e potenziamenti dei punti vita, faciliteranno non poco l’impresa. La mappa stessa ci indicherà anche i luoghi dove sono nascoste le navicelle imprigionate.
Andate a salvarle, non ve ne pentirete.
Esplorando potete imbattervi in boss fight a cielo aperto, alcune anche decisamente complesse. Ovviamente la ricompense saranno adeguate al rischio.


L’elemento metroidvania
Minishoot’ Adventures rende ancora più interessante l’esplorazione del mondo di gioco con l’introduzione dell’elemento metroidvania.
Per quanto il gioco concede una decisa libertà di esplorazione ci saranno degli ostacoli ambientali che ci impediranno di continuare nell’avventura. Il solo modo di superarli è di avventurarsi nei dungeon principali del gioco, completarli e ottenere i poteri primordiali persi.
Questa meccanica permette anche il ritorno in zone già esplorate per poter affrontare dungeon o passaggi un tempo non percorribili. Questo metodo rende alcuni dungeon quasi come una matrioska. Nel senso che man mano che farete progressi nella storia, riuscirete a sbloccare una porzione in più di alcuni dungeon. Ad esempio, senza fare spoiler, un dungeon aprirà le sue aree man mano che si progredirà nella storia. Ovviamente sarà fondamentale per il vero finale.
Potenziamento del personaggio
Ogni navicella distrutta ci darà dell’esperienza. Dopo aver accumulato una certa quantità verrà generato un cristallo blu che servirà per potenziare le abilità della nostra navicella.
Nonostante le abilità siano tante e dai costi ben calcolati, non tutte incidono profondamente nel combattimento. Basta avere un po’ di occhio ed esperienza per capire quelle davvero necessarie. Non si arriva a rompere il gioco, ma di sicuro ci si facilita la vita di molto.
Alcuni avversari più potenti, boss fight opzionali o mid boss lasciano sul campo una valuta particolare. Questa servirà per comprare accessori, potenziamenti e trinket dai vari mercanti sparsi nel mondo di gioco.
Non lasciatevi scoraggiare dai prezzi esorbitanti, perché se esplorate e combattete abbastanza ne accumulerete veramente in grande quantità.
Un gameplay godibile ma anche frenetico
Minishoot’ Adventures ci insegna una cosa: la potenza non serve a niente se non si schiva. Alcune situazioni e tutte le boss fight richiedono buoni riflessi, buon colpo d’occhio e saper leggere i pattern dei proiettili.
Per quanto si possa essere forti i proiettili a schermo possono diventare davvero tanti e non tutti hanno il medesimo pattern.
Tutte le boss fight sono estremamente ben fatte, belle da vedere ed articolate. Hanno più di 5 fasi dove ognuna comporta un pattern diverso di proiettili e di velocità. Lo schermo viene invaso dai proiettili e si deve centellinare e pensare ad ogni mossa da fare.
Per non parlare del vero boss finale che raggiunge momenti da vero bullet-hell.
Qualche scricchiolio si presenta durante qualche incontro nella mappa. Per quanto i proiettili siano ben distinguibili talvolta possono confondersi nell’ambiente. Specialmente in campo aperto possiamo essere vittime di “proiettili vaganti”. Può capitare di aggrare nemici e non accorgersene, di conseguenza non ci si aspetta neanche il colpo.
Ultima nota a riguardo: il numero di nemici, la varietà rispetto ai biomi e i pattern sono davvero tanti e ben curati.
My two cents


Minishoot’ Adventures è un gioco a cui in un certo senso devo delle scuse.
Non avrei mai pensato alla profondità nascosta al suo interno. La sua stessa struttura e apparente semplicità, portano il giocatore a completare quasi inconsapevolmente tutto, grazie ad una mappa leggibile e con buoni quality of life.
La sua estetica, per quanto minimalista, convince sia nel design degli ambienti che in quello degli avversari. La stessa navicella e le altre che libereremo hanno un loro aspetto che le rende uniche. Vederle comunicare nella loro lingua è adorabile.
La cura del level design mi ha riportato al vecchio Zelda 8 bit e a quel senso di scoperta continua. A questo va aggiunto l’elemento metroidvania che arricchisce e incentiva l’esplorazione.
Menzione d’onore alle OST davvero azzeccate e pertinenti.
Le boss fight sono notevoli, appaganti e con un buon livello di difficoltà, con l’asticella talvolta puntata verso l’alto. La telecamera è ben gestita e non diventa mai un nemico in più da affrontare. Francamente ciò non mi è dispiaciuto.
Come detto sopra ci sono momenti e scontri sulla mappa aperta che talvolta possono essere un po’ sporchi, visivamente parlando. Per non parlare dei colpi che arrivano talvolta inaspettatamente da fuori lo schermo. Altro cruccio è, a mio parere, non aver approfondito il sistema di sviluppo della navicella. Sia chiaro, non è un brutto sistema ma avrei preferito più profondità e meno “rompibilità”. Al netto di ciò non ritengo questi difetti così pesanti nell’esperienza.
Ultimo ma non per importanza è che una volta finito il gioco al 100% col vero boss finale (ho impiegato più o meno 10 ore), Minishoot’ Adventures ci sorprende ancora. Infatti il gioco apre un end game con sfide e stanze fatte di boss rush e scontri ancora più complessi. Questo regalerà all’esperienza sicuramente tante altre ore di gioco e sfida.
Minishoot’ Adventures è stata una vera sorpresa che non posso fare a meno di premiare
Minishoot’ Adventures
PRO
- Ottima estetica e colonna sonora
- Un viaggio nel passato per ogni giocatore veterano
- Buon level design e game design
- Intelligente mix tra bullet-shooter, RPG e metroidvania
- Gioco molto più profondo di quanto appare
CON
- Nella mappa alcuni scontri sono difficili per la poca pulizia visiva
- Poca profondità nel sistema di miglioramento della navicella
