Un investigativo narrativo tra atmosfera noir e responsabilità del giocatore

Pur non essendo un’esperta di investigazioni, ma da sempre curiosa nei confronti del genere, mi sono avvicinata a Obsidian Moon senza aspettative particolari sul piano deduttivo. La demo, disponibile dal 12 gennaio in occasione dello Steam Detective Fest, ha però catturato subito la mia attenzione per un motivo ben preciso: la scrittura.

Il titolo di Lost Cabinet Games, studio indipendente con sede ad Atene, è un noir investigativo ambientato in Obsidian City, una metropoli corrotta fino alle fondamenta, dove vestiamo i panni di Carter, ex detective della omicidi segnato da fallimenti personali e professionali. Un uomo che non indaga per senso di giustizia, ma perché è l’unica cosa che gli resta.

Fin dalle prime schermate è chiaro che Obsidian Moon non punta a stupire con colpi di scena o soluzioni brillanti, ma a costruire un’atmosfera densa e coerente, affidando allo storytelling il compito di guidare l’intera esperienza.

Obsidian Moon - Announcement Trailer

Scrivere un’indagine

In Obsidian Moon, la scrittura rappresenta il vero punto di partenza dell’esperienza investigativa. Il gioco affida al testo il compito di definire il mondo, i personaggi e il tono dell’indagine, chiedendo al giocatore di costruire il proprio ragionamento attraverso la lettura e l’interpretazione delle informazioni disponibili. Ogni appunto, descrizione o frammento di monologo interiore contribuisce a delineare non solo ciò che è accaduto, ma anche il modo in cui il protagonista percepisce la realtà che lo circonda.

Sam Carter è un detective segnato da un passato che pesa quanto i casi che si trova ad affrontare: ex uomo della omicidi, logorato dall’alcol, dal fallimento e da una perdita che emerge a più riprese nei suoi pensieri. È il Capitano Doyle, superiore e vecchia conoscenza, a rimetterlo in carreggiata, offrendogli una nuova possibilità insieme a un avvertimento tutt’altro che rassicurante. Fin dalle prime battute è chiaro che l’indagine non è solo un lavoro, ma un equilibrio precario tra ciò che Carter riesce ancora a controllare e ciò che rischia di sfuggirgli definitivamente di mano.

La voce narrante restituisce questo stato d’animo con una scrittura asciutta, disillusa, fortemente ancorata alla tradizione noir. Le descrizioni delle scene del crimine e dei personaggi fanno largo uso di immagini sensoriali, evocando ambienti, odori e sensazioni senza mai indulgere nello spettacolo. È una narrazione che procede per sottrazione, suggerendo più di quanto espliciti, e che contribuisce a rendere Obsidian City un luogo ostile, opprimente, attraversato da segreti e ambiguità.

Questo approccio rende il testo una componente essenziale dell’indagine: leggere con attenzione, soffermarsi su una frase o su un dettaglio apparentemente marginale diventa parte integrante del processo di ricostruzione dei fatti. La scrittura non si limita a raccontare ciò che accade, ma definisce il modo in cui il giocatore è chiamato a osservare, interpretare e giudicare ciò che ha davanti.

Obsidian Moon storytelling

La scrivania come spazio di gioco

Il gameplay di Obsidian Moon ruota attorno a un’idea semplice e ben definita: l’indagine nasce dall’organizzazione delle informazioni. La scrivania del protagonista diventa il centro operativo dell’esperienza, uno spazio in cui documenti, appunti e testimonianze prendono forma sotto gli occhi del giocatore, chiamato a costruire connessioni e a mantenere una visione d’insieme del caso.

Ogni elemento raccolto — che si tratti di una descrizione della scena del crimine, di una deposizione o di un referto — trova posto in un sistema visivo che invita a essere riorganizzato, confrontato e interpretato. L’interazione è immediata e intuitiva, ma non per questo superficiale: il gioco richiede attenzione, metodo e una certa disciplina mentale, lasciando al giocatore la responsabilità di mettere ordine nel flusso di informazioni che si accumulano nel corso dell’indagine, con la costante percezione che il tempo scorra e che ogni scelta occupi spazio, mentale prima ancora che narrativo.

Questa impostazione rafforza il senso di coinvolgimento, perché ogni errore non è percepito come un fallimento tecnico, ma come una scelta investigativa imprecisa. Chiudere un caso con informazioni mancanti o mal interpretate non interrompe l’esperienza, ma restituisce il peso delle conseguenze, rendendo il processo investigativo credibile e coerente con il tono dell’opera.

Nel contesto della demo, questo sistema mostra con chiarezza il proprio potenziale, offrendo un assaggio di come approcci diversi possano condurre a esiti differenti, senza mai suggerire una soluzione univoca o un percorso obbligato.

Obsidian Moon gameplay

Scelte, pressione e responsabilità

La libertà concessa al giocatore trova una delle sue espressioni più interessanti nella gestione della difficoltà, articolata in tre modalità che non si limitano a modulare la sfida, ma ridefiniscono il rapporto con l’indagine stessa. Story, Normal e Gumshoe non rappresentano una semplice scala di accessibilità, quanto tre modi distinti di vivere il lavoro investigativo, ciascuno con priorità e conseguenze diverse.

La modalità Story privilegia la componente narrativa, alleggerendo la pressione legata alla sanità mentale e offrendo suggerimenti più espliciti nelle combinazioni degli indizi. È un’opzione pensata per chi desidera concentrarsi sul racconto, sui personaggi e sull’atmosfera, senza che l’errore o la gestione delle risorse diventino un ostacolo alla fruizione dell’esperienza.

La modalità Normal, definita dagli sviluppatori come quella pensata per l’esperienza “così come è stata concepita”, introduce un equilibrio più marcato tra indagine e gestione. Le scelte investigative iniziano ad avere un impatto più concreto, l’economia influisce sullo stato mentale del protagonista e i suggerimenti si fanno più discreti, lasciando maggiore spazio all’interpretazione e all’attenzione del giocatore.

È però con la modalità Gumshoe che Obsidian Moon esplicita in modo più netto la propria visione. Qui l’indagine diventa una corsa senza rete: nessun suggerimento nelle combinazioni, tempo che non può essere messo in pausa e perdita dei progressi in caso di morte. Un’impostazione che trasforma l’errore in una componente strutturale del racconto, rafforzando l’idea di un lavoro investigativo logorante, in cui ogni decisione pesa e ogni passo falso può essere definitivo.

Nel contesto della demo, queste modalità delineano con chiarezza l’ambizione del progetto: non adattare il gioco al giocatore, ma offrire strumenti diversi per affrontare la stessa indagine, lasciando che sia il grado di pressione scelto a modellare l’esperienza.

Obsidian Moon difficoltà

Interfaccia e atmosfera

Anche sul piano visivo e sonoro, Obsidian Moon mantiene una coerenza precisa con il proprio impianto narrativo. L’interfaccia è essenziale, costruita attorno alla scrivania e ai documenti dell’indagine, e rinuncia a qualsiasi elemento superfluo per favorire una lettura chiara e funzionale delle informazioni. Ogni schermata sembra pensata per restituire la sensazione di trovarsi di fronte a un caso reale, fatto di appunti sparsi, ritagli e dettagli da ricomporre con pazienza.

Il comparto sonoro contribuisce in modo significativo a rafforzare questa immersione. Fin dall’inizio il gioco suggerisce l’utilizzo delle cuffie, una scelta che trova senso nella cura riservata all’ambiente acustico. La colonna sonora, composta da brani jazz che richiamano l’epoca di riferimento, accompagna l’indagine con discrezione, senza mai sovrastarla, delineando un sottofondo malinconico e sospeso che si integra perfettamente con il tono noir dell’esperienza.

Grafica e suono lavorano così in sinergia con la scrittura, non per attirare l’attenzione su di sé, ma per sostenere costantemente l’atmosfera e il ritmo dell’indagine. Un approccio misurato, che rafforza il senso di immersione e contribuisce a rendere credibile il mondo di Obsidian City.

Obsidian Moon atmosfera

Prime impressioni

La demo di Obsidian Moon riesce a delineare con chiarezza l’identità del progetto, offrendo un’esperienza compatta ma significativa, capace di mettere in luce le sue priorità senza ricorrere a semplificazioni o scorciatoie. Il focus sulla scrittura, sull’organizzazione dell’indagine e sul peso delle scelte restituisce un investigativo che non cerca di compiacere, ma di coinvolgere attraverso metodo, attenzione e responsabilità.

Alcune meccaniche più ampie — come la gestione del tempo, dell’economia e della sanità mentale — rimangono volutamente sullo sfondo, suggerite più che esplorate a fondo. Una scelta che, nel contesto della demo, appare coerente con l’intento di presentare il cuore dell’esperienza senza sovraccaricarla, lasciando intravedere sviluppi potenzialmente più tesi e stratificati nella versione completa.

Nel complesso, Obsidian Moon si presenta come un titolo che conosce bene la tradizione a cui si ispira e che prova a reinterpretarla attraverso un design narrativo solido e coerente. Un gioco che chiede tempo, attenzione e partecipazione attiva, e che proprio per questo riesce a distinguersi all’interno del panorama degli investigativi contemporanei.

Obsidian Moon

Se volete provare la demo:

Obsidian Moon su Steam

Sono un'artista italiana che ha iniziato un po' tardi ad appassionarsi al mondo dei giochi ma che se ne è innamorata subito. Non sono una gran giocatrice e scelgo titoli che si adattino alle mie preferenze personali, ma posso apprezzare soprattutto i contenuti grafici e le soluzioni artistiche. Inoltre, sto imparando a conoscere anche tutte le affascinanti funzionalità del game development.