Mad Mimic con Mark of the Deep ci porta in un mondo di cultisti e creature marine distorte. Un action in cui esploreremo dungeon e sconfiggeremo potenti nemici. Il tutto per la nostra salvezza.

Mark of the Deep si presenta come un action con elementi metroidvania e Zelda-Like. Per quanto ridotte, contiene meccaniche che possono inizialmente ricordare alcuni elementi Souls-Like.

Per quanto l’inizio sia immersivo e coinvolgente, col passare del tempo l’esperienza viene in parte compromessa da alcune mancanze. Specialmente nella declinazione dei generi a cui Mark of the Deep dice di prendere ispirazione. Infatti alcune ingenuità e ripetitività in alcune meccaniche di gioco, possono minare l’esperienza.

Vediamo come questo action si presenta al giocatore.

Intanto Partiamo dalla Storia

Mark of the Deep è una storia ambientata nel mondo dei pirati. Dopo un naufragio su di un isola mistica, ci ritroviamo tra rovine e creature soprannaturali. Marcus “Rookie” Ramsey è il nostro protagonista, viene marchiato insieme alla sua ciurma. Un marchio maledetto che lo porterà ad esplorare le rovine dell’isola alla ricerca della sua ciurma e della salvezza.

Durante La storia incontreremo numerosi personaggi oltre ai membri della ciurma. Una volta salvati si teletrasportano a quello che è a tutti gli effetti la nostra Hub centrale. Compito nostro sarà arricchire di NPC la nostra hub ed intraprendere le quest che ci daranno. Abbiamo un diario da aprire col tasto menù, che ci darà numerose informazioni. Tra queste ci sono le quest, la loro progressione e anche se le abbiamo fallite. 

Ovviamente completare le quest secondarie, trovare i membri della ciurma e scoprire i segreti, ci permetterà di ottenere diversi finali del gioco.

Meccaniche di Mark of the Deep

Il nostro personaggio è armato di uncino che è la sua arma principale. Come arma secondaria arriveremo ad avere 4 armi da fuoco, tutte ottenibili progredendo in game. Mentre l’uncino fa una combo, le armi da fuoco consumano essenza, che si trova sotto la barra della salute del personaggio. Fortunatamente l’essenza si ricarica attaccando i nemici. In più il personaggio può rollare con una finestra di invincibilità. Qualche giocatore potrebbe associare queste meccaniche al gioco Curse of the Dead Gods e francamente le ho riconosciute anche io. 

Le armi da fuoco, così come l’uncino, servono anche per risolvere enigmi ambientali e muoversi nella mappa. Oltretutto abbiamo a disposizione diversi potenziamenti. Una volta sbloccato il fabbro possiamo potenziare sia l’uncino che le armi da fuoco, a patto di avere i materiali giusti. In questo caso esplorare minuziosamente l’ambiente e il backtracking sono necessari per migliorare l’equipaggiamento ed avere la vita facile.

Oltretutto l’uncino riceverà potenziamenti progredendo nella storia, così come il personaggio attraverso l’acquisizione di più marchi.

Possiamo ottenere, sia esplorando che comprando dai mercanti frammenti che, una volta raccolti in un certo numero, potenziano la salute e le cariche di essenza. Per non parlare dei trinket che una volta equipaggiati danno abilità passive abbastanza situazionali. I trinket costano slot e possono essere espansi acquistandone altri.

Non sottovalutate le armi da fuoco perché sono fondamentali negli scontri, specialmente nelle zone finali del gioco.

Dungeon e Costruzione dei Livelli

Mark of the Deep presenta ben 8 biomi, divisi in diversi sotto biomi. Per quanto intricati ed esteticamente interessanti, alla lunga rischiano di diventare monotoni specialmente per la loro architettura. 

Innanzitutto è importante capire come Mark of the Deep sviluppa i biomi. Le zone vengono interpretate come dungeon e mini dungeon. Ci sono diversi pilastri da attivare che funzionano da checkpoint, poi si intraprende il percorso dove con l’uso di leve, meccaniche ambientali e uso intelligente degli shortcut ritorniamo al checkpoint. Si può anche arrivare ad altri checkpoint, anch’essi messi in maniera intelligente e che comunque hanno un proprio shortcut da aprire. In questo Mark of the Deep fa un buon lavoro, specialmente nei checkpoint prima dei boss. Essendo combattimenti impegnativi, la distanza da percorrere è breve e mai frustrante. 

A proposito di questo, Mark of the Deep non ha la meccanica del corpse run e tutti gli avversari droppano denaro. Morendo non perdiamo nulla, cosa utile perché il denaro è fondamentale per i potenziamenti.

Combattimento e Progressione

La progressione, per quanto coinvolgente nei primi momenti, mostra una certa ripetitività nelle fasi finali. Per tutta l’avventura dobbiamo affrontare arene chiuse dove sconfiggere ondate di nemici. Una volta sconfitti possiamo accedere alla zona successiva. La visuale con la telecamera non controllabile a volte inganna il giocatore portandolo anche a cadere dai precipizi. Per quanto le shortcut siano buone, ci troviamo ad affrontare aree dove poi azionare i meccanismi per aprire la porta del boss. Alcune fasi di risoluzione di enigmi ambientali e superamento di trappole, anche grazie ai potenziamenti del personaggio, spezzano la monotonia degli scontri. Questi ultimi diventano sempre più intensi. Il giocatore spesso si trova in situazioni dove deve guardarsi da trappole mentre affronta diversi avversari e al tempo stesso viene bersagliato a distanza da statue magiche o nemici ranged. 

Decisamente troppo per quanto mi riguarda. 

I boss al contrario, per quanto non siano tutti brillanti, sono impegnativi ma soddisfacenti. Hanno un moveset leggibile con avvertimenti sia visivi che sonori. Vanno imparati e richiedono concentrazione perché hanno una notevole quantità di punti ferita. 

Interessante la scelta di non mettere i punti ferita ai boss e ai nemici. Capiremo la loro salute guardando le crepe che si formeranno sui loro corpi. Oltretutto i moveset dei boss cambiano e sono più complessi in base ai punti vita persi.

La Mappa di Mark of the Deep

Mark of the Deep si definisce come action con elementi metroidvania, e sinceramente per quanto il backtracking sia incentivato e ben disposto, il gioco ha un problema.

Qualsiasi metroidvania che si rispetti ha una mappa che si crea durante l’esplorazione e permette al giocatore di avere punti di riferimento. Mark of the Deep ha molto backtracking e zone segrete (francamente non credo di averle trovate tutte) e l’assenza di una mappa rende difficile ricordare ed orientarsi.

Ultimamente gli sviluppatori hanno implementato una mappa che rappresenta solo i biomi e con delle icone che ricordano le quest e i membri della ciurma mancanti.

Sicuramente un passo in avanti ma ancora non sufficiente. I livelli complessi sono graditi, ma senza la possibilità di mettere segnalini il backtracking viene compromesso.

Nota a favore è la possibilità, dopo un certo momento della storia, di teletrasportarsi tra i checkpoint. Per quanto i biomi siano interconnessi è una quality of life molto importante.

My Two Cents

Mark of the Deep è un action con molto potenziale che qualche volta si perde nelle sue stesse meccaniche. È sicuramente un buon gioco, impegnativo anche se a volte sbilanciato verso una difficoltà artificiale. Alcune scelte di design faranno sicuramente storcere il naso a chi non ama il trial and error. Le meccaniche per quanto semplici e intuitive fanno fatica ad intrattenere fino alla fine, ma il senso di scoperta e di soddisfazione nel superare una sfida è grande.

Un gioco con tanti punti positivi e alcuni negativi, come la scelta della mappa, che non gli permettono di arrivare al voto che vorrei dargli. 

Comunque Mark of the Deep può catturare con la sua estetica minimale ma funzionale e un gameplay a volte ruvido ma soddisfacente.

Chiave STEAM concessa dagli sviluppatori.

Mark of the Deep

“Mark of the Deep è un action con molto potenziale che qualche volta si perde nelle sue stesse meccaniche. È sicuramente un buon gioco, impegnativo anche se a volte sbilanciato verso una difficoltà artificiale. Alcune scelte di design faranno sicuramente storcere il naso a chi non ama il trial and error. Le meccaniche per quanto semplici e intuitive fanno fatica ad intrattenere fino alla fine, ma il senso di scoperta e di soddisfazione nel superare una sfida è grande. Un gioco con tanti punti positivi e alcuni negativi, come la scelta della mappa, che non gli permettono di arrivare al voto che vorrei dargli. Comunque Mark of the Deep può catturare con la sua estetica minimale ma funzionale e un gameplay a volte ruvido ma soddisfacente.”

PRO

  • Piacevole estetica
  • Gameplay loop inizialmente soddisfacente
  • Buone scelte di level e gameplay design

CON

  • Mancanza di una mappa dettagliata
  • Le meccaniche diventano ripetitive nelle fasi finali
  • Problemi di bilanciamento che portano a difficoltà artificiale
SCORE: 7.8

7.8/10

Sono un musicista (pianista), un nerd e un amante di lunga data di manga. Sono nato come videogiocatore grazie ad una copia di Pitfall per Atari 2600 (1982), e così sono cresciuto di pari passo al mio medium preferito fino ai giorni nostri. In seguito ho cominciato ad interessarmi anche a cosa c'è dietro al prodotto finale, alla sua struttura e ciò che accade dietro le quinte del mondo del gaming.