Hank: Drowning On Dry Land è il prototipo di un videogioco creato da My Next Games. Un’avventura piena di stile e buone idee, per quanto brevissima.
Hank: Drowning On Dry Land non è un videogioco. Per quanto possa sembrare assurda questa affermazione, lasciatemi spiegare. Il videogioco ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni. Hank: Drowning On Dry Land ha molte caratteristiche in comune con un videogioco moderno, a parte alcuni aspetti: la rigiocabilità e la durata dell’esperienza. Non manca il lato ludico, un concept artistico notevole e delle meccaniche di design interessanti.
Il titolo purtroppo presenta un’esperienza di gioco breve (circa 15 min per finirlo) e con poca rigiocabilità. Gli stessi sviluppatori con una nota definiscono il titolo come prototipo. Nato grazie a dei fondi di una sovvenzione governativa per lavorare appunto ad un prototipo di videogioco.
Per questo motivo ho deciso di non fare una recensione vera e propria, ma un’analisi senza voto che e una mia critica sul lavoro fatto da My Next Games.
Narrativa e look da grande da comic
Già dalle prime immagini Hank: Drowning On Dry Land dimostra grande personalità artistica. La costruzione del mondo, il character design e la scelta dei colori con forti contrasti e il grande impatto visivo, dimostrano grande cura da parte degli sviluppatori. Sembra di vedere il design di una serie animata non anime di fine anni ‘90 su MTV. Per non parlare del font e le scelte stilistiche che ricordano i fumetti americani di quel periodo.
Inoltre la scena di apertura mi ha portato alla mente l’opera I Nottambuli di Edward Hopper.
Infatti faremo la conoscenza del protagonista proprio in quello che sembra un diner americano. Qui Hank, vigilante con il potere di viaggiare nel tempo, passa il suo tempo a bere quando un ultimo drink gli è “fatale”. Infatti sotto le sembianze del barista si nasconde The Unraveler. Dopo aver avvelenato l’ultimo dink, fa cadere a terra il nostro eroe, facendolo sprofondare nel suo subconscio.
La narrativa ha un ruolo fondamentale anche in una fase del gioco. Senza spoilerare troppo Hank si troverà faccia a faccia con The Unraveler e ci sarà una sequenza con dei dialoghi. Questa fase entra a far parte della parte ludica quando le scelte fatte dal giocatore hanno un ruolo chiave per andare avanti nella storia.


Idee di gameplay interessanti
Hank: Drowning On Dry Land divide la sua avventura in due fasi principali: una più orientata verso la risoluzione di enigmi e la strategia e l’altra con più azione che richiede al giocatore un buon uso dei riflessi.
Hank, sfrutta le sue capacità in diversi modi. In Hank: Drowning On Dry Land non esiste un vero e proprio game over, poiché il protagonista può riavvolgere il tempo. A livello di gameplay ci permette di riprovare dal punto che riteniamo più opportuno, consapevoli di quello che ci attende. Non mi soffermerò a spiegare cosa può fare esattamente Hank, anche perché rischierei di spoilerare un’esperienza che è corta. Posso dire che il personaggio può interagire con elementi dell’ambiente circostante per ottenere delle azioni come nascondersi dai pericoli od azionare meccanismi. Il movimento di Hank è volutamente “legnoso”, appunto per accentuare l’elemento puzzle e di trial and error.
Oltre al rewind possiamo fare, grazie a degli specchi monouso, dei salti temporali per essere per trovarsi contemporaneamente in più luoghi. Questo da vita alla meccanica del paradosso temporale. Come da tradizione dei salti nel tempo, incontrare il nostro io del passato causerà la nostra fine. Per fortuna possiamo riavvolgere il tempo.
Ultimo fattore: il timer. Non possiamo perdere tempo perché una volta scaduto un timer (nella prima parte del gioco), saremo sconfitti.


Ingenuità e brevità
Per quanto Hank: Drowning On Dry Land sia solo un prototipo di gioco non posso fare a meno di alcune ruvidità ed ingenuità commesse. Prendiamo l’inizio del gioco vero e proprio: all’inizio siamo catapultati senza sapere cosa fare. Niente mini tutorial, o breve descrizione dei comandi, ammetto che i primi minuti mi hanno decisamente spiazzato a livello di gameplay. Anche se il rewind permette velocemente di riprovare una sequenza, soprattutto nei primi momenti rischia di diventare una procedura frustrante appunto perché non si hanno punti di riferimento. Man mano si va avanti, il gioco comincia a dare suggerimenti e indizi in alcune delle sue fasi, ma continua a non spiegare le meccaniche che ti mette davanti. Sarebbe opportuno, in un suo ipotetico futuro sviluppo, di correggere certe spigolosità, così da garantire una fruizione migliore. Gli input visivi poi aiutano il giocatore a destreggiarsi, ma non sono sufficienti senza una spiegazione delle meccaniche.
La seconda parte si salva da questi problemi e per quanto più semplice, ha un impatto visivo spettacolare.
Altro punto è la brevità. Per quanto il gioco costi solo 2,99 euro e duri circa 15 minuti, prova ad inserire la rigiocabilità nell’esperienza.
Un meccanismo a tempo che dà una valutazione non appena si raggiungono obiettivi importanti. Questa meccanica vuole aumentare la giocabilità puntando sul ripetere la partita essendo più performanti e veloci possibili.
Questo però porta a mostrare il fianco del gioco sulla natura che è abbastanza story driven.


My two cents
Hank: Drowning On Dry Land si presenta come un buon prototipo con tutte le potenzialità per diventare un buon gioco. Chiunque volesse comprare questo prodotto, dal prezzo di 2,99 euro, sa che troverà una storia breve ma ben realizzata. Un prologo che mostra l’abilità di My Next Games nel fondere una buona narrativa e uno stile visivo d’impatto.
Al netto delle criticità già dette nel capitolo precedente, Hank: Drowning On Dry Land rappresenta comunque un’esperienza godibile ma migliorabile. Credo che chiunque abbia giocato il titolo desidererebbe che il prototipo cresca per evolversi in un gioco completo.
Personalmente mi auguro sia così
Chiave di gioco concessa dagli sviluppatori
